Pellicole&Censure
a cura di: Koji e DaigojiraPremessa
In queste poche righe affronteremo uno spinoso problema che è emerso in questi ultimi anni di furiosi cambiamenti in Tv: come mai certi cartoni prima erano un piacere per gli occhi adesso fanno male agli occhi... So che non ci avete ancora capito nulla ma sono quasi certo di riuscirvi a spiegare tutto prima della fine della pagina (anche perché non diamo spiegazioni a domicilio:). Questo articolo servirà a farvi capire delle cose che nessuno (o quasi) vi ha ancora spiegato: come nascevano quelle belle edizioni televisive dei cartoni di una volta e perché, Garbolino a parte, adesso non ci riescono più...
Un tempo mitico in cui si montavano i fotogrammi con forbici e scotch, in cui si facevano le titolature a mano e quelle piccole imperfezioni (tipiche dei lavori artigianali) ti fanno odiare quei lavori super-perfettini dell'era digitale...
Le pellicole 16mm
Tutti i vecchi anime venivano conservati dalle case produttrici giapponesi in bobine di pellicole in 16 millimetri. Per intenderci, parliamo tra ignoranti, il 16mm è il corrispondente per le edizioni televisive del famoso 35 millimetri (che è la pellicola cinematografica).Inizialmente il 16mm aveva nello stesso formato ottico sia il video che l'audio. Oltre la banda video (formata dall'insieme dei fotogrammi) aveva una o due bande ottiche per il sonoro (a seconda se fosse mono o stereo). In seguito la banda sonora "ottica" venne sostituita da una più pratica pista magnetica.
Il 16mm essendo più pratico ed economico della pellicola 35mm è stato il canone preferenziale per il noleggio delle pellicole a partire già dagli anni '40. Una volta inventato l'Ampex (quello che chiamiamo per praticità "pollice") il 16mm non venne ancora abbandonato dato che il supporto consisteva in gigantesche bobine che per essere lette necessitavano di un apparecchio grande come un tavolo da biliardo.
Il 16mm venne abbandonato nel settore della distribuzione una volta inventato il 3/4 di pollice U-Matic ma ad oggi resta ancora il mezzo migliore per girare fiction e cortometraggi perché mantiene l'elevata qualità cinematografica.
Oltretto per i cartoni animati dove era necessario utilizzare la tecnica passo uno (scatto di un fotogramma alla volta) il 16mm venne utilizzato praticamente fino all'altro ieri ed è stato soppiantato oggi dalle tecniche di animazione digitale.
Una volta realizzato un cartone animato, le case giapponesi stampavano due versioni della pellicola: la versione originale e la versione internazionale. La versione originale consisteva nell'anime "completo" pronto per essere trasmesso ed ovviamente aveva la colonna sonora, il doppiaggio originale e la titolatura in giapponese. La versione internazionale della pellicola conteneva solamente la colonna sonora "neutra" (senza parti cantate o addirittura cantate in inglese) e una banda magnetica vuota dove, all'estero, avrebbero inserito il nuovo doppiaggio. Le immagini di questa pellicola erano prive di credits nei filmati delle sigle e dei titoli degli episodi in giapponese.
Le prime trasmissioni italiane dei cartoni in 16mm
Quando cominciò il boom dei cartoni animati giapponesi in Italia (metà anni '70) il nostro sistema di trasmissione televisivo era fondato sul 16mm per cui i primi cartoni animati che vennero trasmessi dalla Rai o dalle Tv private venivano direttamente "proiettati" dal 16mm per mezzo di proiettori professionali.
Una considerazione che bisogna fare adesso è che le pellicole (35mm, 16mm e giù di lì) sono un formato "standard" con una frequenza di 24 fotogrammi al secondo (per abbreviare da ora in poi sarà fps). E' un formato "ottico" il che significa che in qualunque paese del mondo io mi trovi lo si legge sempre con la stessa macchina (una sorta di proiettore simile a quello che usano i cinema) e non crea problemi con i sistemi di trasmissione televisiva adottati dai singoli paesi.Visto che in Giappone le case di produzione lavoravano anche in 16mm inizialmente il compito di "importazione" e "adattamento" era abbastanza semplice (ma delicato).
In Italia, il più delle volte, veniva semplicemente spedita dal Giappone una copia della pellicola originale sia perchè spesso nemmeno erano previste versioni internazionali (si trattava sempre di produzioni per la tv) o perchè col passare degli anni queste ultime erano andate perdute o gettate nella spazzatura... Quando questo accadeva non era difficile imbattersi nei credits giapponesi o nelle tracce audio "giapponesi" non perfettamente "cancellate".
Una volta che le pellicole giapponesi arrivavano sul suolo italiano veniva subito realizzata una copia di backup (poichè l'originale andava restituito) e delle copie intermedie di lavorazione che servivano a realizzare la versione italiana (che necessitava di sigle italiane e doppiaggio).
Il doppiaggio veniva montato e mixato con la colonna sonora e gli effetti sonori, alcuni dei quali venivano estratti dal doppiaggio giapponese (il più delle volte si trattava delle allucinanti grida dei doppiatori nipponici). Fatto questo, veniva realizzata un edizione italiana semidefinitiva in pellicola 16mm.
L'ultimo passo per ottenere una versione pronta per la trasmissione era la titolatura, fase in cui venivano inseriti i credits e i titoli degli episodi. In primis occorre ricordare il superbo lavoro del mitico Studio Mafera che con i suoi tipici "fonts" arrotondati ha caratterizzato gran parte delle serie di quel periodo. I titoli venivano prima composti e poi ripresi, su sfondo neutro, con la cinepresa 16mm ed infine sovrapposti al filmato con un lavoro lungo e certosino. Quando occorreva coprire le scritte originali venivano inseriti degli sfondi azzurri.
A questo punto con un ultimo lavoro di montaggio era nata la versione italiana definitiva pronta per essere trasmessa...anzi proiettata. La trasmissione in 16mm caratterizzò tutti gli anni '70 in cui svariate "bobine di pellicola" andavano e venivano dai distributori locali alle varie tv locali sparse in tutta italia!
Questo sistema, che resistette fino a metà degli anni '80, venne soppiantato dal più versatile e "compatto" nastro magnetico.
I cartoni animati in nastro magnetico da 3/4 di pollice
Le pellicole da 16mm erano costose, delicate e soprattutto molto ingombranti, il passaggio ad un supporto più semplice da trasportare, meno ingombrante e meno usurabile divenne obbligato. Il formato magnetico, che rappresentava un'ottima alternativa, presentava però diversi problemi tecnici...
Innanzitutto c'era il problema di "riversare" la pellicola da 16mm (sulla quale stavano sia i cartoni già importati sia i nuovi cartoni che arrivavano) su un supporto magnetico.
L'operazione di riversaggio delle pellicole dal 16mm al nastro magnetico veniva fatta per mezzo di un proiettore chiamato Telecinema. Alla fine di questo procedimento si otteneva il così detto master.
Il Telecinema riusciva a decodificare, oltre ai fotogrammi video, anche la banda sonora "ottica" del 16mm rilevando le variazioni di luce tramite uno o due diodi di cui era dotata.
Tornando al nastro magnetico, a quei tempi si preferiva usare il formato da 3/4 di pollice (raramente quello da 1 pollice che è di qualità superiore ma è meno maneggevole). Successivamente si usò anche il beta-cam che è un nastro magnetico da mezzo pollice di qualità superiore al 3/4).
Una volta realizzata una copia della serie su nastro magnetico da 3/4 di pollice, questo veniva inviato alle tv locali che lo leggevano (e quindi trasmettevano) mediante un videoregistratore professionale chiamato U-matic.
Il nastro magnetico e il compromesso dei formati di trasmissione
Il nastro magnetico era sicuramente più versatile e compatto rispetto al 16mm; in più si poteva "doppiare" e quindi favorì non poco la diffusione degli anime nella nostra penisola. Ma aveva un difetto che aveva dei seri effetti sull'animazione di un cartone animato: la differenza di "velocità" con i sistemi di trasmissione televisiva nazionali.
La pellicola da 16mm ha una scansione di 24 fps e il nostro sistema di trasmissione televisiva (il PAL) una scansione di 50 fps. Se si fosse riversato "direttamente" il 16mm nel magnetico il PAL non avrebbe supportato i 24 fps e quindi si dovevano eguagliare quei famosi 50 fps.Il problema si risolse in questa maniera: visto che il 16mm ha (più o meno) la metà dei fotogrammi che servono al PAL, nel passaggio al "Telecinema" si faceva ripetere un fotogramma al secondo. In seguito si "accoppiavano" i fotogrammi a due a due rispetto alla frequenza del PAL e si ripeteva un fotogramma ogni 24 fotogrammi.
In realtà il PAL trasmette solo un semiquadro (ogni frame è la metà di un quadro) e più precisamente prima trasmette le righe dispari dell'immagine e poi quelle pari e così via all'infinito (quindi legge 25 fps per volta). Ed è per questo che si dice che il nastro magnetico per le trasmissioni Tv ha "solo" 25 fps.
Con questo metodo usato per "far quadrare i conti" (ovvero ripetendo un fotogramma al secondo), si otteneva l'effetto di "accelerare" sia il video che il sonoro (visto che era anch'esso sulla banda ottica del 16mm).
Questa accellerazione (che per chi ama le cifre è precisamente del 4,13%) è pressochè impercettibile nel parlato ma la si nota chiaramente nelle sigle e delle colonne sonore, che presentano quel "brio in più" rispetto, ad esempio, alle sigle su vinile.
Le sigle italiane venivano fornite dagli autori in nastrini di 1/4 di pollice e lo studio che si occupava del loro montaggio con il filmato lavorava "sempre" su pellicola da 16mm. Una volta montata la sigla sulla pellicola del filmato il risultato si poteva ascoltare alla giusta velocità ma, una volta codificata su magnetico col Telecinema (col procedimento di cui sopra) anche la sigla subiva un'accelerazione del 4,13%.
Del resto quando vediamo un film al cinema (in pellicola da 35mm) e successivamente a casa in vhs non avvertiamo l'alterazione delle voci...l'accellerazione c'è ma non si vede (anzi non si sente!).
Tornando al discorso del riversaggio delle pellicole col Telecinema non sempre veniva utilizzata la giusta cautela durante queste operazioni. A detta degli stessi proprietari della Doro spesso ci si dimenticava addirittuta di pulire dalla polvere e dai capelli le lenti e gli obbiettivi ed è per questo che la pulizia dell'immagine di molte serie lascia a desiderare.
Per la stessa incuria, spesso è capitato che siano andate perdute alcune puntate dei cartoni...
In questo periodo di "innovazioni" saltarono fuori le titolatrici elettroniche che consentivano di effettuare la titolatura direttamente sul nastro magnetico in barba a tutta l'arta che poteva dare, ad esempio, lo Studio Mafera. La prima serie ad avere interamente la titolatura elettronica fu Don Chuck il castoro nel 1980 ma, ad onor del vero, molti passaggi della serie avvennero privi di ogni titolo.
Accadeva anche che molte serie precedentemente "titolate" artisticamente dallo Studio Mafera (per citarne due Chobin il principe stellare e Le nuove avventure di Pinocchio) siano state rititolate a partire dalla versione italiana priva di titoli a dimostrazione che, come da loro rivelato, la Doro conserva gelosamente i 16mm delle "loro" serie animate.
Una volta creata una serie su "magnetico" si realizzavano decine di copie che venivano affittate alle Tv locali tramite i distributori di zona. Per legge il contratto di trasmissione implica una trasmissione e una replica poi i nastri andavano restituiti alla ditta di broadcasting.
In realtà le Tv locali contravvenivano a questa imposizione registrando la serie mentre la trasmettevano o addirittura "copiando" i nastri che ricevevano in affitto e la ritrasmettevano a piacimento. Questo meccanismo "illegale" ha fatto sì che diverse serie ufficialmente "fuori distibuzione" abbiano fatto capolino in tempi relativamente recenti sulle Tv locali di mezza italia permettendo di salvare dall'oblio decine di cartoni animati che sopravvivono solo nelle cineteche di noi appassionati.
Altre serie, come Golion, Marco Polo e Zambot 3, si sono salvate dalla cancellazione solo grazie alla lungimiranza di alcuni appassionati che, sfidando gli enormi costi dei supporti, registrarono all'epoca alcune puntate.
Chiaramente i "nastri di trasmissione" erano soggetti a deterioramento e si potevano anche perdere e dovevano essere "doppiati" di nuovo con conseguente perdita di colori e di qualità in genere.
Così nascevano i cartoni animati che vedevamo in televisione, un lavoro certosino che non faceva perdere nulla della qualità del prodotto: i colori erano assolutamente perfetti, l'animazione non subiva tanto l'accelerazione senza contare la bellezza dei doppiaggi!
Questo sistema durò fino a quando non si esaurì il così detto periodo d'oro e ciò per tanti motivi (in primis di natura legale e in seconda battuta per motivi economici).
Delle tante compagnie che all'epoca si dividevano il mercato delle serie animate è resisitita solo la Mondo Tv (che assorbì le varie consorelle Olympus Merchandising, Italian Tv Broadcasting, Doro Tv Merchandising), per il resto solo il monopolio di Mediaset.
Il "dramma" dei riversaggi dal magnetico "NTSC" al magnetico "PAL"
Tra la fine degli anni '80 e metà dei '90, in seguito all'uscita di scena della Olympus Merchandising, della ITB e della Rai dal mercato dei cartoni animati giapponesi, l'odierna Mediaset riuscì ad accaparrarsi tantissimi "vecchi anime" a basso costo.
Se si trattava di un anime che loro stessi avevano affittato e trasmesso in passato (o di cui, in qualche modo, possedevano i nastri di trasmissione) bastava comprare i diritti del doppiaggio, comprare i diritti di sfruttamento dai nipponici e riusare quei nastri completi con il beneplacito del precedente proprietario; sarebbe stato tutto legale.
Se invece si trattava di anime che non avevano mai trasmesso o che non erano riusciti ad acqustare in Italia allora si procedeva necessariamente a ridoppiaggi e ri-siglature.
Adesso vi spiegherò come mai ciò sia potuto accadere.
Quando si importa un anime si creano due diritti distinti: uno sulla parte video (di cui è titolare la casa di produzione giapponese e che si rinnovano ogni tot di anni) e uno sul doppiaggio italiano (che è della società che l'ha commissionato).
Se, ad esempio, scadono i diritti del video e questi vengono acquisiti da una società diversa, questa ha due scelte:
1) richiedere le pellicole 16mm ai nipponici, rifare il "Telecinema" e ridoppiare la serie in questione. Negli ultimi anni però questo metodo è diventato impraticabile in quanto le ditte giapponesi sono diventate gelose delle loro pellicole ed oltretutto spesso le versioni internazionali non erano più disponibili o non erano mai esistite.
2) farsi riversare il 16mm in PAL dai giapponesi (cosa che non avrebbero mai fatto).
3) richiedere il nastro magnetico (alle volte anche le vhs o i beta) e ri-doppiare questo con i problemi che esamineremo successivamente. Questo procedimento costa molto meno ma svilisce il lavoro di centinaia di persone ed in tanti casi trasforma un anime in una sorta di "lanterna magica" di fine '800. Questa problematica la riaffronterò dopo con più calma e attenzione.
In teoria i vecchi doppiaggi si potevano acquistare dai legittimi proprietari e riadattarli per le nuove edizioni ma, dopo un periodo iniziale di confusione, la Doro (la ditta che ne detiene quasi il monopolio) non ha mai accettato di cederli. Economicamente per Mediaset era più conveniente ridoppiare le serie adattandole in maniera più "soft" che spendere fior di quattrini per ricomprare un doppiaggio vecchio che magari era infarcito di frasi scomode.
Stando così le cose si preferiva ridoppiare il cartone. In questo modo, possedendone per intero i diritti, lo avrebbero potuto trasmettere tutte le volte che volevano senza pagare le royalty ad altre ditte. Per la stessa ragione (e per provare a vendere dischi) i vecchi cartoni animato venivano anche risiglati dal loro team (AVM, Cristina D'Avena e diversi altri a rotazione).
Inoltre, non avendo un video "telecinemato" dalle pellicole originali, potevano sincronizzare l'audio italiano (spesso estrapolato dai nastri di trasmissione) con i magnetici dell'edizione giapponese in formato NTSC.
A causa di questi problematiche e della scarsa fiducia riposta in questi cartoni, Mediaset cominciò a ridoppiare le serie "al risparmio" usando sempre lo stesso cast di doppiatori.
Per spiegare meglio il tutto ricorrerò ad un esempio che può essere applicato a vari cartoni: il Remì di Mediaset.Rittai anime ienaki ko, Remì e le sue avventure nella prima, bellissima edizione targata Rai/1980, è uno degli anime più belli che siamo mai stati importati in Italia; sicuramente è uno dei più gradevoli a livello di animazione. Anche se non avete visto la serie per "limiti di età", magari avete visto il film di montaggio che spesso viene trasmesso dalle tv private. I colori sono così vivi che sembrano reali e che il multiplan (è un anime 3D) e l'animazione sono fluidissimi: una cosa assolutamente deliziosa. La scelta delle voci, i dialoghi volutamente maturi, la colonna sonora sinfonica: davvero un anime superiore.
Non so di preciso quando, ma comunque dopo la metà degli anni '90, Remì, Capi, Dolce e Zerbino finiscono nelle grinfie di Mediaset (spero che Zerbino abbia fatto in tempo ad assestare ai tecnici dei "mozzichi" di prima categoria!)...
I simpatici servi del biscione non prendono il doppiaggio della Rai, forse non lo chiedono neanche: piuttosto che mettersi in coda ai tempi biblici (burocratici) RAI ed andargli a chiedere di recuperare il tutto dagli antri inesplorati dei loro archivi, alla casa del biscione preferiscono ridoppiare il tutto e non pagare nessuno. Il video lo prendono dal nastro magnetico NTSC ma, una volta eliminato l'audio con il doppiaggio originale, non possono fare altro che rifare anche la colonna sonora con degli strumenti elettronici e ridurla così a non più di tre temi (come succede sempre in questi casi).
Di conseguenza l'operazione che seguono è questa: il nastro magnetico giapponese (che ha ben 30 fps, dovendo essere trasmesso in NTSC che conta 60 fps) viene riversato nel nostro formato (che, ricordo, supporta 25 fps dovendo essere trasmesso con una velocità di 50 fotogrammi al secondo). Eseguendo questa operazione ardita succede un casino perché i tecnici sono costretti a sovrapporre due fotogrammi (i "frame" 3 e 4) ogni cinque per poter passare da 30 a 25 fps ma il risultato è che l'animazione viene mutilata di ben 6 fotogrammi al secondo (che è una cifra ragguardevole per un vecchio anime televisivo).
Più semplicemente lo schema è questo 1,2,(3+4),5...; tenete in considerazione che con questa formula i fotogrammi al secondo diventano 24 per cui basta lasciare una delle sequenze invariate per avere l'optimum di trasmissione PAL.
Tramite questa operazione il filmato comincia a "scattare" terribilmente (perché la fluidità originaria dei fotogrammi viene meno sovrapponendone due in uno ogni cinque) e il prodotto sembra intercalato da un gruppo di folletti presi dal Parkinson. In più i colori sbiadiscono perché il loro sistema televisivo ha 425 linee di scansione mentre il nostro ben 625.
Questo discorso è valevole (con fps diversi e conseguenze ancora più gravi) anche per le edizioni giapponesi arrivate a noi tramite le edizioni americane (la cosa è anche più frequente di quanto potete immaginare) al contrario dei "tempi d'oro" quando serie tipo Kimba, La battaglia dei pianeti o Kum Kum ci giunsero dal paese dello "zio Sam" sempre nelle amatissime pellicole 16mm.
Per dirla tutta, ci sono diversi espedienti tecnici per ovviare ai notevoli problemi che implica il passaggio da un sistema all'altro, ottenendo un risultato decente ma il più delle volte il passaggio veniva fatto a casaccio con i risultati che abbiamo visto negli anni '90.
Una volta ottenuto il "master televisivo" (che spesso era l'ultimo step di diverse copie intermedie "di lavoro" copiate tutte dallo stesso magnetico con la conseguente perdita di colori), per trasmettere un cartone lo si aggiungeva ad un pizzone magnetico che durava un intero giorno (copia su copia e il colore scade ancora).Per tornare al povero Remì, la cosa che mi fa inca**are come un coccodrillo è che ci sono dei ragazzi che lodano un prodotto del genere solo perché ha delle sequenze in più della versione della Rai (l'unica versione della serie RAI che "gira" è stata registrata in un passaggio pomeridiano a cui mancano diverse scene per puntata che vennero tolte per far stare il cartone entro i tempi della trasmissione "Big!") e sostenendo, a torto, che il doppiaggio fosse più fedele alla versione nipponica (la "narratrice logorroica" è una tipica invenzione Mediaset e il fatto che Remì chiami il vecchio Vitali "nonno" e non "padrone" è un evidentissimo rimaneggiamento).
Amici miei, sentite al vostro affezionatissimo Koji: voi di animazione non ne capite un emerito "folletto col Parkinson" e se non ne siete convinti vi mando DaiGojira ad atomizzarvi casa.
Stesso trattamento di Remì ha subito il "mio" Mazinga Z alla fine anni '80: vedere ridotto un cartone animato così bello allo stato penoso della versione di Italia7 mi fa venire voglia di bruciare il mondo! Anche in quel caso hanno recuperato l'audio italiano "storico" e l'hanno montato sul nastro NTSC (male, visto che si sentono le voci nipponiche sotto).
Anche per il mio robottone preferito la lista dei difetti è la stessa di Remì: colori azzerati, animazione castrata, colonna sonora rifatta, assenza dei titoli delle puntate (originariamente erano nei filmati delle sigle). Il difetto peggiore è la sincronia del doppiaggio; infatti la Rai aveva tagliato i prologhi delle puntate e non credo che sia stato semplice mettere quell'audio mono (recuperato chissà dove) in sincronia con le labbra (specie a fine anni '80 e senza le moderne attrezzature).
Egual discorso deve essere fatto per il Kimba il leone bianco, per Mimì e la nazionale di pallavolo con l'ultimo doppiaggio (anche se la qualità scadente dipende dal doppiaggio e dalla manomissione del nastro magnetico della vecchia versione), per Una spada per Lady Oscar (la versione della serie con la sigla di Cristina D'Avena), per Honey Honey (che è l'adattamento italiano della versione americana de I fantastici viaggi di Fiorellino), per Re Artù, King Arthur (la loro versione de La spada di King Arthur), per Hello Sandybell e per tante altre cose che adesso mi sfuggono ma comunque tutti "tragicamente" finiti nelle mani sbagliate.
Il problema della sincronizzazione dei doppiaggi storici nelle edizioni successive
Sincronizzare i doppiaggi "storici" con i filmati degli anime trasmessi da Mediaset, prima dell'avvento dei computer, è stato un vero e proprio incubo. Se un cartone è stato doppiato su pellicola, è stato doppiato a 24 fps. Questo è il suo "tono" originale; poi viene trasmesso in telecinema e quindi velocizzato a 25 fps (dunque con il pitch più alto, come abbiamo spiegato sopra).
Indipendentemente dai problemi di visione, se si prende un video rimasterizzato da nastro convertito da NTSC a PAL, per rimontarci l'audio vecchio storico bisogna rallentare l'audio del vecchio telecinema da 25 fps a 24 fps. Questo è il corretto fattore di conversione a meno che il telecinema sia stato effettuato alla buona e non alla velocità corretta. Se si esegue questa operazione il doppiato avrà un tono più basso e i dialoghi saranno più lenti della versione originale.
Altro problema è se la versione telecinemata del film a 25 fps sia stata doppiata direttamente su magnetico oppure sia stata doppiata mandando il proiettore a 25 fps sapendo che a questa velocità sarebbe andata in televisione: in questo caso rimontare l'audio su un video convertito da NTSC a PAL crea un effetto "audio rallentato" da incubo che hanno palesemente Lady Oscar e gli ultimi 2 episodi della prima serie di Lupin in DVD.
L'integrità audio/video di un anime: le tecniche di censura
Arrivati a questo punto del discorso è d'obbligo parlare di come, dagli anni '80 in poi, Mediaset intervenne sull'integrità video degli anime che al momento della loro acquisizione non contenevano censure. Non prendiamo in considerazione nè le motivazioni nè i contenuti che sono sempre i "soliti noti": la violenza, l'eros, i riferimenti alla cultura nipponica...).
Prima di addentrarmi vi dico che io, in anni di vigilanza (e non considerando esempi di collage criminale come Piccoli problemi di cuore o Una porta socchiusa ai confini del sole), ricordo ben tre tipi di interventi sui nastri:
A) il taglio netto: è la primissima forma di censura è stata applicata sui cartoni dalla fine degli '80 ad oggi. Consiste nell'esclusione di una serie di fotogrammi (sonoro compreso) ed aveva il simpatico pregio di non farti capire materialmente che fosse successo nella scena prima. Questa tecnica poteva anche essere usata in fase di adattamento, tramite la modifica dei dialoghi, per inventarsi scuse più o meno plausibili ad accadimenti che non si vedevano e chiaramente agivano direttamente sulla pellicola... Questo sistema, il più odioso, venne utilizzato realmente pochissime volte all'epoca d'oro e le serie che subirono il maggiore danno furono la seconda di Occhidi gatto e la terza di Lupin.
B) il rallentamento: è una tecnica meno invasiva ma molto fastidiosa, si tratta di rallentare il filmato (ma non il sonoro) per far intuire al telespettatore (per sommi capi) cosa sta accedendo ma senza farti vedere integralmente la scena incriminata. Spesso però questo non acceva, ovvero non si capiva un cavolo lo stesso e ti dovevi sorbire una visione alla moviola di qualche secondo di cartone animato (sorvoliamo sulla presa per i fondelli all'appassionato). Venne usata spesso sui cartoni animati d'azione (come Lupin, l'incorreggibile Lupin) che Mediaset ha trasmesso dall'inizio degli anni '90 alla trasmissione di Dragon Ball Z.
C) il negativo o il b/n: è una tecnica di intervento tutto sommato accettabile e poco fastidiosa che Mediaset ha iniziato a utilizzare sotto la gestione del settore giovani di Italia1 di Fabrizio Margaria. E' stata applicata la prima volta sul secondo passaggio tv della serie Dragon Ball Z (che suscità diverse polemiche quando venne trasmessa quasi per intero senza alcun taglio). Consiste nel trasformare in un "negativo" l'immagine contenente del sangue in modo da non farlo riconoscere al bambino. Recentemente spesso ho visto spesso utilizzata una tecnica ancora meno invasiva: la trasformazione in bianco e nero (o in scala di grigi) della sequenza incriminata.
Tutti questi tagli venivano di solito applicati (per i vecchi anime che necessitavano di un "ritocco") non sui nastri originali ma direttamente sul pizzone, salvaguardando così parecchie belle serie (tra cui Lady Oscar). Però, se si prevedeva di trasmettere spesso un cartone e non si voleva perdere sempre del tempo prezioso per usare il bisturi, se ne facevano delle copie già censurate per comodità di utilizzo (ovviamente per far ciò si doppiavano i nastri originali).
Il caso più famoso e più divertente per poter parlare di questi "interventi" in maniera pratica è la seconda serie di Lupin III che al momento in cui fu importato in Italia (nel 1981) si chiamava Le nuove avventure di Lupin III e andava in onda, sotto il glorioso emblema della Olympus Merchandising,
su quasi tutte le tv private d'Italia riscuotendo sempre enorme consenso e non shockando nessuno per i suoi contenuti di violenza e di scene "sexy".Quando, dopo la metà degli anni '80, Mediaset acquisì i diritti esclusivi su questa serie (doppiaggio italiano compreso) copiarono il master della vecchia edizione (che conteneva l'opera completa e che è ancora nei loro archivi) ed iniziarono a "giocarci" per renderlo più educativo. La tecnica usata inizialemente fu quella del taglio netto limitato a poche sequenze almeno nella prima trasmissione con il nuovo titolo Lupin, l'incorregibile Lupin targata, credo, 1987.
Ad ogni nuova riproposizione della serie (quasi una all'anno), i pezzi mancanti iniziarono ad essere sempre di più fino ad arrivare in certi casi al taglio della puntata (parecchi episodi della lunga serie non vennero trasmessi per più di dieci anni).
La serie, anche in quelle condizioni, aveva sempre il suo seguito di appassionati instancabili ma i responsabili dei tagli capirono che continuando ad usare "le forbici" (visto che le puntate continuavano ad avere sempre qualcosa di impuro) significava prendere tanti milioni in pubblicità e gettarli nel "ces...tino". Così, almeno credo, si inventarono la storia del rallentamento che svetta in quasi tutti gli episodi della serie trasmessi dai primi anni '90 in poi. Sfortunatamente per soddisfare le loro voglie di censura non usavano il cervello per cui lavoravano (sempre per risparmiare tempo) con le copie del precedente anello di censura...insomma, il cartone che veniva trasmesso intorno al 2000 sarà stato copiato almeno 10 volte... Provate voi (anche se il nastro che usano loro è di una qualità migliore rispetto al vhs) a "doppiare" una normale videocassetta per 10 volte e sempre dall'ultima copia ottenuta e vedrete che sfavillio di immagini!
Con la "proliferazione" di copie più o meno censurate accadeva anche che anche loro si confondevano e quindi, quando si andava in archivio a prendere una serie di puntate di "Lupin" si rischiava di prendere una versione poco censurata per la gioia di noi fans. Ricordo una volta (nell'inverno del 1999) che vennero trasmessi i primi 5/6 episodi de Le avventure di Lupin III senza ombra di taglio! Peccato che al successivo passaggio di neanche un mese dopo avevano capito la cosa e la mia idea di registrare la serie andò in fumo.
Per concludere l'argomento vi dico una cosa che magari già sapete: il canale satellitare "It!" (oramai chiuso) aveva promesso di trasmettere la versione integrale (sigla compresa) de Le nuove avventure di Lupin III. Purtroppo nel primo (ed unico) passaggio della serie non fu materialmente possibile (venne trasmessa una delle prime versioni "tagliate")...non riuscivano più a trovare la prima edizione della serie nei loro magazzini!
Questo metodo di "travasamento" dall'NTSC al PAL venne utilizzato da alcune ditte specializzate nel settore dell'home-video nel corso degli anni 90 a volte addirittura pubblicavano serie nelle versioni televisive censurate piuttosto che spendere soldi per rimasterizzare. Un esempio in cui venne usato per delle vhs materiale prelevato dall'NTSC è Rocky Joe II della Esplosion Video (9 vhs, ma il montaggio con l'NTSC parte dalla vhs 4).
Fermo restando che è comunque un validissimo mezzo per gustarsi una serie "abbastanza" tagliuzzata dai soliti geni di Mediaset, l'operatore ha preso la versione italiana (che era stata tagliata in fase di adattamento e quindi irrecuperabile) e gli ha montato dentro i pezzi video mancanti recuperandoli dai nastri NTSC (oramai non vi spiego più nulla, avrete capito che per far ciò ha dovuto passarli in PAL).
Per cui, quando si arriva su quei punti mancanti alla nostra edizione "storica" un videoregistratore "povero" come il mio va quasi in tilt, ricerca il tracking e devi fare i salti mortali per non far impallare tutto (e la qualità dello spezzone è davvero bassa).
Il digitale e i nuovi orizzonti
Tutta questa sequela di intrallazzi alchemici oramai non è più possibile perché Mediaset e quasi tutte le società del settore lavorano con formati digitali per cui, come potete ben capire, non si dovrebbero più creare particolari problemi di qualità o di formato. Semmai, durante la trasmissione, si possono creare dei fastidiosi quadrettamenti dell'immagine dovuti però al formato di compressione e alla banda di trasmissione (e non al master).
Un'ultima menzione nel nostro viaggio va fatta ai prodotti "integrati" della Yamato Video in formato DVD (che è perfetto per i lavori di sincronizzazione). Citiamo Capitan Harlock, Conan e Lady Oscar, L'isola del tesoro, La battaglia dei pianeti e Rocky joe come anche il restauro direttamente dal magnetico italiano di Groizer X da parte di Dynamic Italia.
Pur essendo sicuramente iniziative lodevoli al momento in Italia la qualità delle serie storiche in DVD è quasi generalmente pietosa sia dal punto di vista dell'audio sia da quello del video.
Sul profilo del sonoro la tecnologia attuale permetterebbe di alzare, ad esempio, di tono l'audio senza grosse perdite qualitative e basterebbe questo per ovviare al problema dell'audio cavernoso. Peccato che diverse case produttrici lo ignorano.
Con i metodi digitali e con i DVD, è possibile riportare l'NTSC in PAL senza grossi problemi, ma non è stato capito come si deve, forse perchè si continua imperterriti ad utilizzare i metodi "old-fashion".
Un DVD in NTSC oggi è in grado di portare le informazioni sulla durata originaria dei fotogrammi al secondo. E' possibile leggere in un programma di scansione DVD a che fps vada "realmente" quel determinato film.
E' altresì possibile portare il filmato in NTSC al numero originale di fotogrammi cioè 24, senza scattosità, eliminando i fotogrammi ripetuti dal sistema di telecinema.
Con i programmi grafici attuali è possibile effettuare l'interpolazione da 425 a 625 linee mantenendo la qualità ed i colori originali (certo, non come se scansionassimo la pellicola, ma va bene).
Infine con i programmi attuali, è possibile caricare il filmato da 24 fps e modificarne la velocità a 25 fps, senza perderne in alcun modo la qualità.
In questo modo gli scroll sono salvi, non c'è alcun tipo di scattosità e il filmato va alla velocità corretta con l'audio italiano del doppiato.
Chissà perchè questo avviene in Francia (Cobra, Il castello di Cagliostro, la prima serie di Lupin) ma non nei nostri; note serie come la versione da edicola di Lamù sono divenute l'apoteosi dell'effetto ghost, dovuto anche ad un cattivo riversamento della serie fatto dai giapponesi; altre, come l'edizione deluxe di Lady Oscar, hanno l'audio che proviene dalle caverne ed i colori poco brillanti (dovuti ad un cattivo riversamento dei giapponesi quando le nostre pellicole erano oro puro), e così tanto altro materiale è talmente di scarsa qualità da risultare inguardabile.
Tutte queste edizioni "sfruttano" i filmati rimasterizzati delle edizioni digitali giapponesi e gli adattano alla perfezione i vecchi doppiaggi italiani rallentano sempre l'audio e cambiando, se si ricordano, il tono (pitch), come spiegato prima.
Molto spesso le stesse edizioni digitali giapponesi sono di scarsa qualità: o perchè si tratta di economici laserdisk o perchè lo scorrere del tempo ha inevitabilmente danneggiato le pellicole originali. Oltretutto si può perdere la fluidità e lo scrolling a causa di un cattivo riversamento con l'effetto di "congelare" (e ciò accade molto spesso) l'animazione.
Ultimamente, in alcune edizioni economiche da edicola, si è persino cominciato a mettere i vecchi 3/4 "telecinemati" direttamente in DVD (Il Tulipano Nero, Hello Spank...): la cosa farà inorridire i puristi e i sostenitori del digitale ma è un modo per vedere, al pieno del suo splendore, la magia di un prodotto artigianale...di un arte che chiamiamo "cartone animato".
Conclusione e ringraziamenti
Adesso mi avete scocciato con tutte queste domande...io vi abbandono e non provate a lamentarvi altrimenti vi mando il nostro Daigojira a distruggervi la casa ok? Scherzo, andate a far riposare i vostri lobi celebrali e a presto!
Ah dimenticavo (mi sa che l'unico fuso alla fine sono io!): un ringraziamento assoluto per quello che ho potuto scrivere in questa pagina (salvo i possibili errori che sono solo miei) va al mio carissimo amico Nicola che ha dovuto spiegarmi quasi trecento volte come funziona il tutto (per cui l'autore reale dell'articolo è lui) e anche al mitico DaiGojira che ha riaggiornato l'articolo per ben tre volte alla luce di nuove notizie scoperte ed a Marco Santolamazza (noto conduttore del programma Giappone Animato) che a sua volta gli ha spiegato come funzionavano alcune cose! Per ultimo ma non ultimo, l'amico Enciclopedia che ha messo a disposizione le sue conoscenze per quest'ultimo aggiornamento e per aver riscritto quasi interamente la coda di questo lungo ma, speriamo, interessante articolo.
