Quattro chiacchiere con... Niny Comolli dei "Piccoli Cantori di Milano"

a cura di: Gianni Soru

I Piccoli Cantori di Milano hanno cantato oltre 500 sigle televisive (un record), hanno realizzato i cori per Cristina D’Avena, Vincenzo Draghi, Marco Destro, Arianna, Giorgio Vanni e tantissimi altri.

Lavorando dietro le quinte nessuno valorizza la loro bravura anche perché, ingiustamente, i cori vengono considerati sempre in secondo piano.

Andiamo a scoprire l'immenso lavoro di Niny Comolli prima e di sua nipote Laura Marcora e stiamo sicuri che la "stirpe" verrà proseguita da una delle tre figlie di Laura: Benedetta, Francesca e Margherita.

Gianni Soru l'ha intervistata qualche anno fa e ci ha gentilmente concesso il testo dell'intervista per la pubblicazione.

Lo stesso testo è stato precedentemente pubblicato sulle seguenti riviste: Manga Club, Otaku e Woow. Per guardare le scansioni delle interviste visitate il sito Telecartoni.

2005

Gianni: Ciao Niny, ci racconti un po' dei primi anni della tua vita?

Niny Comolli: Mia mamma era francese e mio papà milanese e non poteva sposarla perché era separato dalla prima moglie americana. Mi chiamo Vaginè come la mia mamma e sono nata con il primo parto cesareo fatto dalla Mangiagalli e ho rischiato di morire alla nascita. "Niny" proviene dal mio secondo nome, Antigone, che era il nome di mia nonna.

Gianni: Quando hai iniziato a farti chiamare "Niny"?

Niny: Io nasco come pianista e sia al conservatorio che quando iniziai a lavorare per la Rai ero Antigone Vaginè, e avevo bisogno di trovare anche un nome d’arte, così la mia mamma ma ha detto "senti, noi in Francia quando non sappiamo cosa mettere mettiamo Niny"! Ed hanno cominciato a chiamarmi così! Il cognome invece è quello del mio secondo marito, Dino Comolli, che ho conosciuto quando io avevo 27 anni e lui faceva parte del "Quartetto Radar". Il mio primo marito, che si chiamava Marcora, è morto dopo soli 5 anni di matrimonio.

Gianni: Ci racconti di come è iniziata la tua collaborazione con la Rai?

Niny Comolli: Nel 1964 in Rai dovevano selezionare tre pianisti, così mi fecero diverse audizioni e mi mettevano sempre in disparte, perché ero una donna, ma alla fine mi han preso perché riuscivo a suonare qualsiasi spartito che mi mettevano davanti anche se non lo conoscevo. Per la Rai giravo un po' l'Italia, venivo chiamata a Napoli, Palermo, Torino. Così mi sono fatta conoscere un po' dovunque.

Gianni: Quando sei giunta a Milano?

Niny: Dal '50 al '75 ho lavorato in Rai a Roma e dopo son venuta alla Rai di Milano. Quando ero in Rai, due anni prima della prima edizione de "Lo Zecchino d'Oro", avevo proposto loro di fare una manifestazione canora per i bambini, solo dopo ho saputo che la portarono a Bologna, senza dirmi niente, creando il Coro dell’Antoniano. Ho anche scritto una canzone vincitrice allo "Zecchino d’Oro" intitolata I fratelli del far West. Il mio coro dei bambini invece lo creai negli anni '70.

Gianni: Raccontaci del tuo periodo all'Ambrogino d'Oro...

Niny: Ho fatto 13 "Ambrogino d’Oro" a partire dal 1975, quando sono uscita dalla Rai. Era bello come spettacolo, non era certo un festival. Mi occupavo del coro ed anche parecchi solisti li mandavo io, ed erano bravi. Si cantavano belle canzoncine ed anche la scelta delle canzoni era fatta con gente competente, perché con i bambini è molto difficile scegliere bene, infatti il più delle volte ci si trovava davanti a melodie senza capo nè coda. L’Ambrogino d’Oro, purtroppo, è l'esempio di come tutte le cose belle vengono poi rovinate... Ad un certo momento ci hanno detto "basta" ed è finita lì.

Gianni: Era una "risposta" allo Zecchino d’Oro?

Niny: L’Ambrogino era un bel successo. Era una manifestazione come lo Zecchino d’Oro, ma le canzoni erano molto più moderne e c'erano sempre molti ospiti. Non c’era uno che potesse dire che non piaceva, o che era smorto oppure che non ci fosse espressione artistica. Questo perché noi sceglievamo brani un po’ estroversi, che potevano graffiare.

Gianni: Perché poi è cessata questa tradizione?

Niny: Il coro otteneva molto successo, e quando facevamo il "pezzo di bravura" ci chiedevano sempre il bis. Quando mi han detto "l’anno venturo non si farà più, dovrà sciogliere il coro", io ho riposto, “eh si, come tutti gli anni sciolgo il coro”. Chiaramente c’era anche chi diceva "peccato che lei sciolga il coro, siete bravi e con un repertorio che è davvero interessante".

Gianni: Da quanti bambini era formato il tuo coro?

Niny: Nella prima foto sono in 12, di età compresa dai 5 anni ai 13-14.

Gianni: Da dove venivano i bambini?

Niny: Erano tutti della zona di Milano, per selezionarli facevamo un’inserzione sul giornale del genere: “Niny Comolli cerca un coretto per l’Ambrogino d’Oro” e si presentavano in molti; alcuni eran bravi alcuni no. Facevo i provini, ma non da sola, chiamavo anche due maestri di musica.

Gianni: Come sei arrivata a fare le sigle televisive?

Niny: Erano gli altri che mi chiamavano sempre, io non ho mai cercato nessuno. Sapevano che avevo un coro di bambini e venivano da me.

Gianni: Sappiamo che hai lavorato con Andrea Lo Vecchio, la EMI e la Meeting, si ricorda?

Niny: Mi conoscevano e mi chiamavano, con Andrea abbiamo cantato una sigla (“Sally la maga” ndR, ma anche i cori di “Jet robot”, “Space robot”, “Kum Kum”, “Gackeen il robot magnetico”, "Baldios"...).

Gianni: Si ricorda di altri lavori?

Niny: In quel periodo si lavorava tanto, in una settimana io preparavo 3, 4 cori. Ricordo di aver lavorato per Alfredo Rossi, che era un vicino di casa e padrone dell’Ariston (“Starblazers”), per la Wea (“God Sigma”), per la Fonit Cetra (le tre sigle de "L'ape Maya" e "Charlotte"), oltre che per la Rai, dove abbiamo fatto la sigla di “Portobello” e quella di “Giumbolo” (per il programma "Supergulp").

Gianni: E di quando lavorò con Jocelyn ricorda?

Niny: Sì, sì, “Virgola”, “Prendete un fiorellino”, “Luna park”... ma a me han dato una miseria rispetto a quanto hanno venduto.

Gianni: E delle hit cantate con Nino Manfredi?

Niny: “Tarzan lo fa” ebbe un enorme successo, poi “Canzone pulita”... Lui è stato gentile, ha portato a mangiare tutti i bambini, ci ha portati in televisione... Nino Manfredi è stato carinissimo.

Gianni: Poi come siete passati a lavorare per le sigle Mediaset?

Niny: Mi hanno chiamato loro, avevano bisogno dei cori di bambini per le sigle cantate da Cristina D’Avena, gliene abbiamo fatte parecchie (“Canzone dei Puffi”, “John e Solfami”, “La sui monti con Annette”, “Puffi la la la”, “L’incantevole Creamy”, “Arrivano gli Snorky”, “Kiss me Licia”, “Occhi di gatto”...).

Gianni: Si ricorda di chi sono le voci soliste che si sentono in “Gackeen”, “Sally” e “Baldios”?

Niny: Di mia nipote Laura (Marcora ndR). Lei ha una voce molto bella, anche quando aveva 17-19 anni sapeva ancora fare la voce di una bambina 8 anni; fa quello che vuole con la sua voce, e quindi andava bene per me, avevo una ragazza grande che capiva da grande, e aveva una voce che tutti prendevano per una bimba piccola. Era molto carina.

Gianni: Ricordi altri cantanti con cui avete lavorato?

Niny: Noi abbiamo fatto anche “La tartaruga” con Bruno Lauzi che ebbe uno straordinario successo; con Macario abbiamo cantato “Ciao nonnino”, anche questa ha avuto un grande successo; con Alberto Lupo abbiamo fatto “C’era una volta”; invece con Tino Scotti la sigla del “Cavaliere della sera”; con la grande Rita Pavone abbiamo cantato “Siamo tutti Gian Burrasca”; abbiamo fatto anche una sigla per un’edizione del Drive in… assieme a Nadia Cassini; invece con Memo Remigi e Topo Gigio un altro successo “Che tipo di topo”… Io ho anche scritto diverse canzoni per un 33 giri cantato tutto da Topo Gigio.

Gianni: Perché veniva contattata Niny Comolli?

Niny: Contattavano Niny Comolli, perché sentivano una sigla in televisione che andava bene e chiedevano, "chi l’ha fatta? Datemi il numero di telefono”, e mi contattavano. Non è che si guadagnasse molto, era un lavoro di routine, ma era bello ed interessante e mi ha permesso di comprare questo posto. Dove sono adesso c'era lo studio di Radio 105 e quando pioveva si allagava tutta la Lorenteggio e qui entrava l’acqua alta. Poi improvvisamente hanno fatto lo scolmatore in piazza Frattini e solo per questo me lo han venduto per pochi soldi.

Gianni: Come avveniva la selezione dei bambini che avrebbero cantato nelle sigle?

Niny: Mi dicevano “Signora Comolli, mi porti 3 femmine 2 maschi!”. I bambini erano bravi, li tenevo in forma, sentivano una paio di volte il pezzo e lo imparavano. Poi girava la voce, “Hai bisogno di un coretto per i bambini? Chiama la Comolli!”. Così ho lavorato moltissimo!

Gianni: Perché il nome del coro continuava a cambiare nei dischi?

Niny: Loro mettevano nomi di fantasia ("I Minirobot", "Il coro di Judo Boy", "Il coro di Baldios", "Gli Argonauti", "I Monelli spaziali", "I Papaveri blu"... ndR.), in base a quello che cantavamo trovavano un nome da darci. Alcune volte mi impuntavo a voler mettere il "vero" nome del coro ma io per fare i miei affari valgo zero, non sono capace di vendermi. “Signora Comolli, venga a fare il coro posso darle solo 20.000 lire”. Andavo lo stesso. Al giorno d’oggi non valgono nulla e sono strapagati.

Gianni: Cosa mi dice delle sigle che cantavate?

Niny: Non ricordo tutto, ne facevano 3-4 a settimana, non mi dicevano i titoli, alcune volte li cambiavano, andavamo la facevamo un pezzetto, davano dei titoli di fantasia.

Gianni: Sa quanti dischi ha venduto con queste sigle? Ho fatto un calcolo e dovrebbero essere oltre 8 milioni!!!

Niny: A me però non han dato niente, non mi facevano sapere mai niente! Altrimenti mi avrebbero dovuto pagare di più la prossima volta. Succede solo in Italia! All’estero no. Io a Berlino ho detto, “Voi mi date troppo”, perché ero abituata alla paga italiana, loro han detto, “lei non si preoccupi, se li merita!”. Abbiam fatto anche dei canti popolari con il mio coro. Devo dire la verità, io sono italo-francese, però in Francia e negli altri paesi, se lei fa una cosa come si deve la pagano come si deve.

Gianni: Tra i bambini del suo coro chi è rimasto nel mondo dello spettacolo?

Niny: Maria Claudia Suppa è attualmente al Cairo in tournè, Nadia Biondini, incise un disco “Donna o bambina”, ma come cantante non ha funzionato, ed ora doppia tutte le pubblicità della Barbie, Emanuela Pacotto e Simone D’Andrea sono diventati due doppiatori di cartoni animati, e poi mia nipote Laura, che porta avanti il coro.

Gianni: Che differenza c'è tra il suo coro di allora e quello di adesso di sua nipote Laura?

Niny: Adesso è più moderno.

Gianni: In Italia c’erano altri cori di bambini, a Milano, per esempio, c'erano anche "Le Mele Verdi di Mitzi Amoroso", le conosceva?

Niny: Sì, erano bravine, abbiamo fatto anche degli spettacoli insieme. Io però non avevo bisogno di nessuno, mi chiamavano perché ero brava, facevo presto, incidevo velocemente.

Gianni: A Roma invece c’è il coro di Nora Orlandi, che gliene pare?

Niny: Ah sì, molto brava, professionista, seria. Faceva sempre cose belle.

Gianni: E’ un peccato che i cori e soprattutto i bambini non siano ben valorizzati.

Niny: Qui lavorano tutti, anche i dilettanti peggiori, mentre noi abbiamo lavorato molto in Svizzera, in Francia e siamo stati un mese con il Quartetto Cetra a Zurigo (con loro hanno inciso anche una sigla, “Pierino ha la febbre il sabato sera”, con i bambini vestiti come i membri del celebre quartetto).

Gianni: Ha mai fatto qualcosa per la Rai con i bambini? Ti ricordi di "Sherlock Holmes"?

Niny: Delle volte sì, se avevano bisogno del coretto, ma non mi ricordo a distanza di 30 anni.

Gianni: E’ mai stato usato il coro dei suoi bambini per dei jingle pubblicitari?

Niny: Certo, ne abbiamo fatti di diversi!

Gianni: Conserva nulla di quanto fatto in passato? Ha mai scritto canzoni sue?

Niny: Non tengo niente, mentre ho scritto un centinaio di canzoni.

Gianni: Segui ancora il coro?

Niny: L’ho sempre seguito accompagnandoli con il pianoforte; però diciamo che a metà degli anni '80 mi sono stata affiancata, sempre con più coinvolgimento, da mia nipote Laura, che ha fatto parte del coro sin dall’inizio, da quando era bambina. Lei ora lo segue un po’ più di me.

Gianni: Grazie mille Niny, arrivederci!

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I piccoli cantori di Milano di Niny Comolly: le sigle da "top ten"

a cura di: Gianni Soru (dati per approssimazione)

1975
La Tartaruga (con Bruno Lauzi): oltre un milione di copie

1976
Virgola (con Jocelyn): 700 mila copie

1977
Prendete un fiorellino (con Jocelyn): 500 mila copie

1978
Tarzan lo fa (con Nino Manfredi): 600 mila copie

1979
Ciao nonnino (con Erminio Macario): 400 mila copie
Cicciottella (con Loretta Goggi): 400 mila copie

1980
L’ape Maia (con Katia Svizzero): 500 mila copie

1982
La canzone dei Puffi (con Cristina D'Avena): 500 mila copie

1983
Canzone pulita (con Nino Manfredi): 300 mila copie
John e Solfami (con Cristina D'Avena): 250 mila copie

1985
Kiss me Licia (con Cristina D'Avena): 200 mila copie

I piccoli cantori di Milano di Niny Comolly: le sigle da "classifica"

a cura di: Gianni Soru (dati per approssimazione)

1977
Portobello (come "Baby Band" e con Lino Patruno): 120 mila copie
Siamo tutti Gian Burrasca (con Rita Pavone): 200 mila copie
C’era una volta (con Alberto Lupo): 140 mila copie
Il cavallino Michele (con Ledi): 150 mila copie

1978
lic Clic (con Maria Giovanna Elmi): 100 mila copie
Pierino ha la febbre il sabato sera (con il Quartetto Cetra): 300 mila copie
Luna Park (con Jocelyn): 300 mila copie

1979
Che tipo di topo (con Jocelyn e Topo Gigio): 180 mila copie
Paperita (con Rita Pavone): 100 mila copie
Arizona (con Ewa Aulin): 80 mila copie

1980
Charlotte (come "I papaveri blu"): 300 mila copie
Jet Robot (come "I Minirobot"): 80 mila copie
Il cavaliere della sera (con Tino Scotti): 120 mila copie

1981
Sally sì, Sally ma (come "The Witch" e con Andrea Lo Vecchio): 200 mila copie
L’ape Maia va (con Katia Svizzero): 200 mila copie

1984
Puffi la la la (con Cristina D'Avena): 100 mila copie
Fivelandia 2 (33 giri): 30 mila copie

1985
L’incantevole Creamy (con Cristina D'Avena): 100 mila copie
Arrivano gli Snorky (con Cristina D'Avena): 50 mila copie
Occhi di gatto (con Cristina D'Avena): 50 mila copie