Quattro chiacchiere con...Corrado Castellari

a cura di: Matteo Rizzi

Prima di leggere questa intervista è doveroso ringraziare Corrado Castellari per aver concesso questa intervista dai temi molto personali, un ringraziamento che posso estendere a tutti voi che vi accostate a leggere queste belle righe che seguiranno.

Non posso non ringraziare l'autore dell'intervista, Matteo Rizzi, che mi sorprende sempre per professionalità, gentilezza d'animo e per questo (e per tanto altro) si merita la stima di noi tutti.

Vi inviatiamo inoltre a visitare il sito personale di Corrado Castellari, luogo in cui potrete conoscere ancora meglio la figura di questo poliedrico autore di musica raffinata e di mitiche sigle per la Tv. Il sito lo trovate all'indirizzo www.corradocastellari.it. Inutile dirvi che ci teniamo particolarmente che andiate a trovare Corrado nel suo bellissimo e ricchissimo sito!

Grazie mille a tutti voi, al grande Matteo e al grandissimo Corrado.


Casteggio (PV) 13 luglio 2004

Matteo: Quale è stato il tuo primo approccio con la musica e la tua vita di musicista fino ad oggi?

Corrado Castellari: Sono nato a Bologna e negli anni ’60 abitavo a Bologna. Avevo la passione della musica fin da piccolo così mio padre mi mandò a lezione di fisarmonica, mi ricordo ancora, dalla Maestra Majorana. Per un anno andai a lezione di fisarmonica ma già era il periodo in cui si ascoltavano i gruppi che arrivavano dall’America e suonavano le chitarre…-gli Shadows ed altri nomi illustri-. Allora mi venne la mania della chitarra infatti smisi di andare a lezione di fisarmonica e mio padre mi regalò una chitarra di cui ricordo ancora il prezzo: 5.000 Lire, usata, che conservo tutt’oggi. E’ una chitarra costruita da un liutaio siciliano, proprio bella con un pavone in madreperla…Cominciai con questa chitarra e andai a lezione da un Maestro. Lui però mi sembrava insufficiente allora passai ad un altro Maestro di Bologna che era noto come un bravo jazzista, un certo Sergio Mondadori, forse ancora vivente, che mi insegnò veramente come si suona la chitarra… i giri armonici, le scale… Ero diventato un buon chitarrista.

A 18 anni dovevo fare il servizio militare ma fui riformato perché ero magrissimo: 1,83 di altezza ed ero 57 kg, pensa te! Allora il medico mi chiese “Vuoi fare il militare?” io risposi “Mah, se fosse possibile no!”…Due volte ero già stato rivedibile, alla terza o ti prendevano o ti riformavano…infatti “Riformato!”.

Poi conobbi Dino Sarti il “Cantore di Bologna” che ha scritto testi splendidi su questa città che io successivamente ho musicato. Sarti era famosissimo a Bologna…e non solo li: i suoi pezzi sono diventati anche dei successi italiani da “Viale Ceccarini” a “Tango imbezell”, tutte canzoni che hanno varcato i confini dell’Emilia.

Sarti fra l’altro era un cantante di night-club e in quel periodo cercava un chitarrista, mi chiese se ero disposto ad andare con lui. Mia madre chiaramente non era contenta…figurati, un figlio che era sempre stato in casa attaccato alle sottane di sua madre…comunque alla fine mi disse “vai, vai a fare questa esperienza”. Approfittai quindi del fatto che non dovevo fare il militare per andare con lui a suonare la chitarra: così andai a Torino (al “Chatam”) e nei più famosi night-club di Milano.

Ero già fidanzato con l’attuale mia moglie la quale dopo queste esperienze nei night ad un certo punto mi disse: “Senti! O continui a fare questa vita oppure ci sposiamo e cambi mestiere… Non puoi andare avanti così”; in effetti quella dei night era una vita allucinante…ti dirò che mi era venuto un fegato enorme perché si mangiavano delle gran uova!

E allora decisi: va bene! Smetto, pianto lì…e con mia moglie -che è diplomata in pianoforte e tra l’altro una brava cantante- iniziammo casualmente questa avventura nel mondo della musica.

Io già scrivevo qualche cosa, alcune canzoncine forse un po' arraffazzonate, ma già con una certa struttura originale.

Facemmo dei provini su quei mangianastri…una volta c’erano i “gelosini” - ne hai mai sentito parlare dei “gelosini a nastro ”?!- Pensa, facevamo questi provini io con mia moglie: lei suonava una tastierina (la Chicco) ed io la chitarra, con un microfono che attaccavamo alla cima di una scopa perché non avevamo l’asta. Facevamo questi provini con dei bei coretti perché lei era brava nell’armonizzare i cori e poi li mandavamo alle case discografiche di Milano, con grandi speranze…

…E infatti una casa discografica ci rispose: la famosa RI-FI Record di Milano (casa che ha lanciato anche Mina, Iva Zanicchi, Celentano…) nella persona del Maestro Gianfranco Intra dicendoci “Sono canzoni interessanti, venite su che ci interessa ascoltare anche le altre cose che fate”.

Arrivò il primo contratto discografico: un contratto di esclusiva per due o tre anni, soprattutto come autore perché erano interessati alle mie canzoni.

Intanto però dovevamo lasciare Bologna in quanto non potevamo continuamente trasferirci da Milano a Bologna.

Contemporaneamente mandavo tutti questi provini anche ai cantanti: a Ornella Vanoni, Michele, Mina, ecc…Proprio Michele ci scrisse e disse: “Componi delle belle canzoncine, fammene sentire di nuove…”. Una cosa tira l’altra fin che lui ci propose: “Ho una casa a Milano che è sempre vuota, quindi se volete approfittare della mia casa venite a stare su a Milano. E così abbiamo fatto al volo.

Una mattina siamo partiti con la 600 grigia di mio padre ed abbiamo iniziato la coabitazione con Michele... Io, mia moglie e Michele.

Mia moglie pian piano ha iniziato ad entrare come corista nei grossi gruppi di Milano che organizzavano i cori in sala di incisione. Era brava quindi cominciavamo a vedere anche i primi soldi.

Io sono stato da subito molto fortunato come autore perché ho scritto Susan dei marinai, incisa poi da Michele che vendette un bel 300.000 dischi, già un successone. Sai chi inventò questo titolo? …fu Fabrizio De Andrè ch’era molto amico di Michele: ascoltò casualmente la mia musica e disse…“Questa è Susan dei marinai”…

Da quel momento chiaramente la mia vita cominciò a decollare ed i cantanti -Mina, Milva, Ornella Vanoni- mi telefonavano: “Hai delle canzoni per me?”

Eravamo attorno agli anni ’70 ed io ero già un “nome”. Devi fare un successino perché la gente incominci a chiamarti. E infatti subito dopo venne un altro grande successo che la Zanicchi incise nel ’73, un brano intitolato "Coraggio e paura" che partecipò ad una edizione di "Canzonissima" e vendette la bellezza di 600.000 dischi…fu un grande successo anche in Sud America…

Fra l’altro ho un fratello Professore di lettere che ha fatto con me dei lavori importanti come paroliere: i primi successi con la Zanicchi erano firmati Camillo e Corrado Castellari. Eravamo un grande binomio.

In pratica dagli anni ’70 agli anni ’80 ero uno dei maggiori autori richiesti sul mercato perché appunto avevo fatto dei successi e continuavo a farne. Da quel momento in poi cominciai ad “infilare” sempre 2 o 3 pezzi negli LP di questi grossi cantanti, da Mina a Milva ecc. ecc.

Quindi ho vissuto 10 anni intensissimi. Ho continuato e ad un certo punto, eravamo già verso gli anni ’80-’85 e cominciava ad esserci un po’ di crisi…cominciavano ad arrivare le prime tastiere che facevano tutto… ad esempio le voci dei violini… l’elettronica ha sempre più preso il sopravvento e praticamente i violinisti e altri strumentisti non lavoravano più. Sai benissimo poi com’è stata la storia con l'avvento dell’elettronica, dei registratori sempre più sofisticati, la gente ha cominciato a registrarsi la musica…si vendevano sempre meno dischi fin che siamo arrivati al giorno d’oggi… e siamo a ZERO con le vendite …certamente il registratore non è la sola causa dell'inesorabile calo di vendite dei supporti discografici nel tempo ma è una delle cause.

Circa vent’anni fa decidemmo di andare via da Milano perché tra l’altro non potevamo permetterci il lusso di comprare un appartamento…erano cifre proibitive e poi insomma, non avevamo intenzione di stabilirci a Milano. Già allora il clima era irrespirabile. Poi ti dirò che mi era venuto una specie di esaurimento, non nervoso ma…io dovevo fare questi provini a casa mia e dovevo urlare, quindi ero in suggezione del vicinato. Di conseguenza mi era venuta una tosse nervosa e non riuscivo più a lavorare bene.

Finalmente decidemmo: “Senti, andiamo via. Cerchiamo qualche cosa, un rustico in campagna o in collina da qualche parte…”. Infatti da un giorno all’altro casualmente venimmo nell’Oltrepò, combinammo un rustico splendido e ci trasferimmo qua: con i soldi che avevamo messo da parte cominciammo a fare i primi lavori di restauro e infatti siamo ancora dentro a questa splendida casa colonica che mi ha permesso di continuare con grande entusiasmo questo mio lavoro, che non è nemmeno più un lavoro ma un hobby…è un hobby-lavoro. Splendido!!!

Ho continuato a scrivere sempre per la discografia cosiddetta “ufficiale” però nel frattempo avevo conosciuto il "liscio". Venendo ad abitare qui in campagna conobbi questa grossa realtà del ballo…Orchestra Bagutti, Bastelli, Ruggero Scandiuzzi ecc.ecc.

Allora cominciai anche ad entrare in questo settore; il che non fu così facile perché all’inizio ti snobbano un po’ e non gli interessa che tu abbia scritto delle canzoni per Mina per la Vanoni o la Zanicchi. Anzi, a qualcuno ha dato sicuramente fastidio.... E i primi tempi non sono stati facili perché mi guardavano “con sospetto”. Poi invece io ho un bel carattere quindi sopporto…non sono assolutamente uno che si da arie: è questione di carattere perché non nutro né invidia né rancori o cose del genere e sono sempre abbastanza solare nel mio modo di essere. Questa parte del mio carattere mi ha aiutato molto ad entrare in questo settore.

Ho conosciuto Bagutti, sono diventato suo socio e anche li i primi brani sono stati fortunatamente dei grossi successi: “I ragazzi della terza età”, “Oltrepò”…e da li tanti altri.

M: Come è iniziata la tua avventura nel mondo delle sigle per i cartoni animati?

C: Le sigle…eravamo agli inizi degli anni ’80. Conobbi Mitzi Amoroso la quale a sua volta conosceva il responsabile delle sigle RCA di Milano: Silvano D’Auria. Allora noi entrammo in gara con altri per fare queste sigle per i cartoni: in più occasioni scelsero le nostre sigle.

Mitzi mi scriveva questi testi prima ed io li musicavo. E’ sempre stata una mia caratteristica musicare i testi. Ti dirò che mi sembra abbastanza rara ma ho sempre avuto una grossa facilità…anzi, i maggiori successi che ho fatto sono proprio su testo. C’è anche la canzone Il testamento di Tito che ho fatto su parole di Fabrizio De Andrè: lui mi diede questo testo ed infatti io lo musicai.

M: In effetti è abbastanza raro…

C: E’ rarissimo. Invece io mi trovo bene perché mi piace…in un testo più forti sono i contenuti e più mi danno stimoli capito? Non sono condizionato dalla metrica. Cerco sempre di sottolineare quello che dice il testo con melodie che non siano banali. Orecchiabili magari ma non banali. E non è facile.

Vincemmo delle gare con degli altri autori quindi sono nate poi Ippotommaso, Gli gnomi delle montagne ecc… che tu conosci benissimo più di me, forse te le ricordi meglio…e fu una parentesi molto simpatica.

Tanti mi ricordano proprio per queste sigle…non l’avrei mai pensato!

Un’altra sigla…ho avuto un’altra sigla in RAI molto forte che ebbe un buon successo…

M: "Sandybell"?

C: Sandybell, bravo! Era bella quella sigla…

M: Hai usato uno strumento particolare: una cornamusa.

C: Sì, una cornamusa, è una sigla che ricordo molto volentieri perché venne fuori una bella musica che ha delle soluzioni un po' “irlandesi” se vogliamo…scrivere canzoni è un mistero! Io certe volte mi metto li davanti a un foglio poi…mi dico “cosa cavolo scrivo adesso…” e invece pian piano con la chitarra mi escono delle idee. Davvero, mi sorprendo continuamente del cervello umano e di cosa è capace di fare.

M: Dall’idea iniziale, agli arrangiamenti, all’incisione finale in che modo le realizzavate?

C: Io ero quasi sempre in sala. C’era la figura dell’arrangiatore il quale manteneva sempre le mie idee del provino. Sempre…cioè non me le stravolgeva come spesso capita perché già i provini -come continuo oggi a fare - sono molto chiari. Anche la ritmica e le idee di arrangiamento in "Sandybell" o "Gli gnomi delle montagne" erano precisissime.

Quindi io raccomandavo sempre di non stravolgere il provino perché il pezzo E’ COSI’.

A volte gli arrangiatori hanno questa mania di dire “Niente, adesso facciamo un’altra cosa…”. ERRORE! Se lo spirito del pezzo è questo, MANTIENILO, perché altrimenti non è più quello. E se cambi quasi sempre diventa peggio… anzi, sempre ! Se mi cambi lo spirito il pezzo poi non “gira” più.

Apro una parentesi: Mina quando sentiva i miei provini diceva “E’ così che dev’essere fatto”…sai cosa mi diceva quando mi telefonava? “Io cerco di seguire come l’hai cantata tu perché mi dai delle dritte preziosissime”. Mina!…l’umiltà della grande cantante…E' tipico di ogni grande cantante l’onestà di capire i messaggi che vengono trasmessi dall’autore, che in fondo è il creatore dell’opera quindi ha più diritto di altri a manifestare il suo pensiero su come deve essere il vestito del brano.

M: Nelle sessioni di registrazione che altri musicisti parteciparono?

C: C’erano i batteristi, i chitarristi, tutta gente da sala d’incisione, i cosiddetti turnisti.

Una volta non si usava il metronomo in cuffia, ci doveva essere un batterista che avesse praticamente il metronomo dentro la sua testa. C’erano i vari Tullio De Piscopo…questa gente qua !

M: De Piscopo ha suonato con voi nelle sigle?

C: Si si, cavolo! Spessissimo mi sono trovato con Tullio De Piscopo in sala. Anche quando facevo i miei pezzi come cantautore c’era spesso lui. Geniale…De Piscopo già allora era il migliore di tutti…ed era quello più pagato di tutti.

M: Gli pseudonimi di Bibap e Baracuda?

C: Erano degli pseudonimi che avevo io.

M: Quale era il ruolo di Silvano D’Auria nelle sigle e chi teneva i contatti con la RCA a Roma?

C: Io componevo la musica, Mitzi scriveva il testo mentre Silvano sentiva se il pezzo era bello, se era proponibile e lo mandava alla RCA… non so se alcune sigle son partite da Milano…comunque la selezione finale penso che fosse dei discografici romani che avevano in mano “l’affare” delle sigle giapponesi.

M: Petrossi e Cantini?

C: Si…ah! L’ho conosciuto, mi ricordo di Olimpio…come sta?

…[a questo punto parliamo un po’ del mitico Petrossi]…

Andavamo anche a Roma, ci mostravano alcuni minuti del cartone animato, parte della sigla originale e noi dovevamo pensare a come scrivere la nostra. Mitzi era molto brava nello scrivere questi testi perché trovava sempre delle frasi particolari e originali....

E’ bravissima a fare i testi Mitzi, è un peccato che ci siam persi di vista…

M: Le Mele Verdi?

C: Mitzi aveva questo coro sempre presente nei dischi. Ricordo bene che c’era suo figlio Paolino…che aveva questa vocina carina, molto intonata. Nelle Mele Verdi per un certo periodo ha cantato anche mia figlia Melody, una cosa marginale però perché era molto piccola. Tra l’altro ti dirò che abbiamo fatto uno spettacolo in cui le scenografie -tutti i pannelli degli sfondi- sono stati realizzati da mia moglie…conservo ancora delle fotografie.

M: Chi è Donno, l’interprete di Flash Gordon Flash? Sembra che questa persona sia in qualche modo legata alla Premiata Fornerie Marconi

C: Mi sa che fosse uno della PFM…Sicuro! Era il bassista, uno straniero di nome Patrick Djivas. Fu lui a cantare in "Flash Gordon".

Io ho ancora i 45 originali di tutte queste sigle, ormai sono introvabili.

A proposito ti ho detto che ho fatto l’unico disco per Tex Willer? C’è un 45 giri che forse ho solo io e Bonelli che ho realizzato quando conobbi Giorgio Bonelli, il figlio minore che all’epoca mi disse “Facciamo una sigla per questo progetto?” Non si trattava però di un cartone animato, erano delle immagini fisse, un fumetto che fu trasmesso in TV. La copertina del disco ha un bellissimo disegno di Tex in primo piano realizzata da Aurelio Galleppini che è il suo mitico disegnatore.

Penso che al fratello maggiore non piacesse molto questa idea in quanto non voleva che fosse pubblicato dell’altro materiale su Tex oltre ai fumetti.

Sai, ho conosciuto anche il vecchio Bonelli, quello che ha creato Tex Willer…mi sembrava di vedere Tex: girava con la pistola! Era un “elemento forte”, ragazzi!

M: Ti è mai capitato di avere delle discussioni piuttosto accese con i colleghi per far valere le tue idee musicali?

C: No, non sono mai stato un tipo rissoso anche se raramente…… Qualche volta sono rimasto male perché hanno scelto pezzi di altri anziché i miei…ho delle sigle molto carine che sono rimaste li. Per esempio avevo fatto una bellissima sigla che fu scartata di cui mi ricordo il titolo: Time Bokan.

Le sigle, tranne La principessa Sapphire realizzata con Albertelli e un altro lavoro con Vittorio Sessa Vitali - famoso autore con cui ho vinto qualche "Zecchino D’Oro" -, le ho fatte tutte con Mitzi. Era troppo brava… Insieme abbiamo fatto molte sigle tra cui Angie Girl, Belfy e Lillibit, Gli gnomi delle montagne, La banda dei Ranocchi, Hello Sandybell e Lo scoiattolo Banner.

La più divertente secondo me fu La banda dei ranocchi: le rane le avevo fatte io “CRA CRA CRA”…mi sono sempre piaciute ‘ste cose…queste invenzioni sulla musica, alternate o sovrapposte al canto.

Ho incontrato spesso degli ostacoli quando avevo queste trovate perché le ritenevano troppo strane… Erano “bacchettoni”, volevano sempre le cose perfettine, regolari dall'inizio alla fine, ripetitive.

Invece i rumori, i parlati e i suoni sono ingredienti che donano vita all’incisione. Facci caso: oggi ci sono dei rumori nei dischi, ad esempio una risata, una frase…degli effetti… Già allora io avevo in mente questo tipo di soluzioni. Perché mai deve essere sempre tutto così schematico “tak, tak, tak”?! Infiliamoci dentro delle cose estemporanee! Cambiamo sempre, continuamente! Non sopporto la ripetitività. Queste sono tutte cose che gli americani ci insegnano: mai fare una misura uguale all’altra, deve esserci sempre qualche elemento nuovo, differente, che interviene, altrimenti il brano “cade”.

M: Per il settore teatrale a cosa hai lavorato?

C: Pensa che parecchi anni fa, attorno agli anni ‘84-’85, avevo collaborato in un musical rock con la PHILIPS, che si intitolava Labyrinthus scritto da un certo Damiani, grosso cervello che poi è sparito. E’ stato uno dei primissimi musical di un certo tipo, di fantasia ma già proiettato nel futuro a livello di storia… 15 giorni di prove con tutto il cast ma… è fallito poco prima di partire.

Il Maestro era Pirazzoli che spesso oggi lo si vede in programmi televisivi dirigere l'orchestra.

…Eh insomma, tutti questi musicisti hanno fatto fortuna…anche Vince Tempera è un mito delle sigle, ha fatto Actarus, Anna dai capelli rossi

M: Quali sono i generi musicali che preferisci? Sei stato influenzato da qualche artista in particolare?

C: No, in particolare da nessuno. Mi piace tutta la musica, ovviamente seguo il rock, comprese le sue ultime tendenze perché mi interessa molto seguire tutte le novità. Trovo che ci sia sempre qualche cosa di bello in tutto: anche nel genere più estremo capti qualche cosa di interessante.

Io cerco sempre di pensare alla canzone di “successo”, mi chiedo sempre come mai certi pezzi abbiano più successo di altri e li analizzo. Il denominatore comune dei successi è sempre la melodia: una frase melodica, un qualche cosa che possa arrivere dentro la testa alla gente. Anche nel rock più estremo c’è sempre un briciolo di melodia -che poi chiaramente trasformi, adatti al genere- ma esiste sempre una linea melodica che può durare magari solo due misure, ma che comunque è presente.

Quando si fanno dei pezzi “strani” è difficile che abbiano successo.

Questa è un’affermazione che racchiude in se una contraddizione perché a volte senti delle cose e pensi “ma come cavolo ha fatto ad avere successo ‘sta cosa qui ?!”…ma in certi casi ti rendi conto che ciò che funziona è ad esempio il personaggio……o qualcos'altro……

Ci sono dei fattori strani… La musica è anche contraddizione…anzi, è soprattutto contraddizione: ecco perché i successi quasi sempre arrivano inaspettatamente; non sai quale meccanismo può scattare nella testa di chi ascolta. Sarebbe facile altrimenti fare dei successi avendo una formula sicura.

Il fatto di non sapere mai, quando scrivi una canzone, se è “forte” o meno, è forse un tormento però nello stesso momento rappresenta anche il bello del nostro lavoro, appunto perché ti sforzi nel ricercare delle soluzioni che “funzionino”.

Il nostro lavoro è una scommessa continua… Ed è bello quando la vinci.

M: A cosa stai lavorando in questo periodo ?

C: Lavoro sempre sulla musica da ballo però nel frattempo mi occupo anche di altri generi…la musica pop, rock, dance e propongo sempre i miei lavori come quando ho cominciato, spedendo e sperando che le case discografiche ascoltino questi miei provini, così ho sempre fatto perchè son sicuro che qualcosa succede sempre, la casualità e l'ottimismo sono fattori sempre fondamentali nella vita di un artista.

M: C’è ancora speranza per gli autori che vogliono varcare le porte dell’ambiente discografico ?

C: Per gli autori giovani è più dura però chi vuole fare questo mestiere deve almeno provarci, ed ecco alcuni piccoli consigli: non bisognalasciare niente di intentato, cercare sempre nuovi contatti perché alla fine accade sempre qualcosa. In questo mondo che oggi sembra ancora più distratto può sempre succedere qualche cosa.

Anche recentemente le cose che mi sono accadute sono state casuali…ad esempio mandando una e-mail con un brano, lo hanno ascoltato, successivamente mi hanno contattato e da li è iniziato un lavoro. Quando si è sfiduciati è invece proprio il momento in cui devi insistere maggiormente e convincerti che qualcosa sta per accadere.

Quindi credo sempre molto nel “non fermarsi mai”, nell’essere promotori di se stessi…per esperienza -lo dico sempre anche a mia figlia- bisogna farsi vedere, farsi trovare, far sapere che si è vivi e che si sta lavorando nell’ambiente perché la gente non si accorge di te se non fai saper loro che ci sei.

Lo dico perché purtroppo non sono mai stato un grande intraprendente…Errore gravissimo che ho cercato di correggere con gli anni e l'esperienza. Alcuni miei colleghi che sono diventati nomi illustri, hanno sfondato perchè più che dotati di talento erano dotati di forti dosi di insistenza e di caparbietà tanto che alla fine venivano accettati perchè chi li ascoltava non ne poteva più di vederseli fra i piedi, cedevano per stanchezza! …credimi, è la verità.

In fondo, nonostante la mia timidezza, l’ambiente musicale mi ha dato molto e continua ancora a darmi delle grosse soddisfazioni. Le soddisfazioni in fondo sono state più grandi delle delusioni.

Anche perché un lato positivo del mio carattere è quello di essere una persona che non se la prende più di tanto: dopo due minuti mi sono già dimenticato della delusione. E’ un aspetto questo che mi ha permesso di andare avanti bene.

Eh!…bisogna essere dei durissimi nel nostro lavoro. Il talento non è fondamentale, secondo me costituisce il 30% nel successo di una persona…pensa che percentuale bassa gli do ! Perché ci sono in gioco tantissimi altri fattori. Sei d’accoro su questo ?

M: Molto d’accordo! Anche tua figlia Melody lavora nel campo musicale?

C: Melody è un grande talento: non lo dico da padre ma da musicista, da professionista dell’ambiente da tantissimi anni. Purtroppo -lo ribadisco per l’ennesima volta- non è sufficiente essere un grande talento. Come dicevamo prima hai bisogno anche della casualità…dell’incontro fatale…del discografico che si “innamori” di te [ridiamo] come è successo a Mariah Carey che è stata la moglie del presidente della Sony Music…se non veniva fuori lei con cotanto appoggio!

Comunque, Melody è un grosso nome nella dance, sta realizzando moltissime incisioni in questo settore. La chiamano un po’ ovunque in Italia ed anche fuori per fare queste produzioni. Tra l’altro scrive sia le musiche che le parole, realizza tutto lei con il suo bello studiolo che ha in casa.

Sue interpretazioni sono ad esempio “Talk to me” (D.E.A.R.) che è stata tre mesi in classifica e seconda a Radio DJ. Altro grande successo è “Inside to Outside” (Lady Violet) e attualmente ha altri quattro o cinque brani in svariate compilation in classifica cantate da lei…sta portando avanti anche un progetto rock che a mio avviso è molto bello…insomma, sta dandosi da fare per promuovere i suoi lavori. Brava!!!!!!!!

Per quanto riguarda il teatro, nel bellissimo musical “I dieci comandamenti” Melody ha interpretato il ruolo di Nefertari ed ora sembra ci siano altri progetti in questa direzione.

Mi piace il suo mondo quindi a volte compongo pensando di aiutarla ed effettivamente vedo che lei apprezza ciò: talvolta realizza queste mie idee -magari trasformandole un po’- e ne escono dei pezzi che piacciono. Ne sono gratificato.

Anche Melody aiuta me, pure psicologicamente perché noi -nonostante non siamo più autori giovanissimi- abbiamo sempre bisogno di essere gratificati.

Molti miei colleghi sono crollati psicologicamente perché non c’è più nessuno che li ascolta e di conseguenza non hanno la prova che possono ancora creare qualcosa di valido.

Io invece ho questa fortuna: avere una figlia musicalmente aggiornatissima che non mi fa sentire “superato”…anzi, faccio di tutto per essere sempre al passo con i tempi. …E sembra che ci riesca.

Ciò mi conferisce una grande carica e la consapevolezza di essere aggiornato e musicalmente vivo.

M: Quali sono i tuoi interessi oltre alla musica ?

C: Nessuno. Solo la musica.

Io vivo esclusivamente per la musica.

Tutti i giorni passo le mie 8-10 ore con lo strumento in mano, ascolto, penso e cerco di realizzare delle cose nuove…e’ diventata quasi una mania !

…C’è gente ad esempio che viaggia ma io trovo che sia una gran perdita di tempo…[ride]…ma per fortuna non sono tutti come me altrimenti il divertimento andrebbe a quel paese!

Guai, guai se fossero come me ! [grossa risata]

Io amo scrivere musica perché è la mia vita.