Lamù: schede approfondite dei personaggi
a cura di: Koji 
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Il suo nome originale è scritto Lum ma si pronuncia Lamu. Non si conosce il motivo perché gli adattatori italiani gli aggiunsero l'accento finale. E' della razza degli Oni extraterrestri ed è figlia del loro capo. Protagonista della storia (a furor di popolo) arriva sulla Terra quando il suo popolo decide di invaderla. Per scongiurare l'invasione ai terrestri viene lasciata un unica opportunità: una gara in cui un umano deve rincorrere un Oni e toccargli i cornini! Il computer sceglie un pirla a caso (Ataru Moroboshi), mentre la portabandiera degli alieni è la bellissima Lamù. Quello che succede poi lo dovreste sapere: un equivoco le fa credere che Ataru voglia sposarla e quindi lei si trasferisce a casa del tesoruccio... E' del segno dello Zebrunicorno tigrato. All'inizio del manga ha i cornini ricurvi e più prominenti, per poi rimpicciolirsi nelle storie seguenti. La personalità dell'aliena viene anche mutata col tempo. La prima idea dell'autrice era quella di farla sembrare l'opposto di una ragazza nipponica, e quindi era caratterizzata con un forte temperamento e dei modi alquanto espliciti in fatto di sesso, ma dopo qualche storia anche questo bellissimo personaggio verrà "appiattito" in favore dello humor che renderà famosa l'autrice. Tesoruccio, appellativo straordinariamente azzeccato, è in realtà il cattivo adattamento di darlin' che ha un altro significato in lingua inglese (significa caro). Lamù parla, nel doppiaggio originale, in un modo vezzoso: finisce tutte le frasi aggiungendo -cha all'ultima parola! Rumiko Takahashi la fa parlare così perché lo strano dialetto (e la bella idea di girare sempre nel succinto bikini) la differenzia da tutte le altre ragazze e la fa risaltare (è noto che le ragazze giapponesi "sveglie" si vogliano distinguere dalla massa). Sicuramente sapete che veste con un succinto bikini tigrato e degli stivali in tema, ha i capelli verde/blu, che vola e che ha il potere di lanciare scariche elettriche ad alto voltaggio... E' irascibile e oltremodo gelosa; non sa assolutamente cucinare (infatti usa soltanto ingredienti piccanti) ed i ritrovati tecnici della sua razza sono spesso la rovina dei poveri abitanti del quartiere Tomobiki. All'inizio non va a scuola con Ataru e va solo a disturbare (e a tener d'occhio) il suo "tesoruccio". Successivamente diventerà una alunna della classe 2-4 del Liceo Tomobiki. Di lei sono innamorati praticamente tutti i maschi della classe, compreso Shutaro Mendo che tenterà in ogni modo di "rubarla" ad Ataru (che da parte sua ha sempre sperato nel "furto"). Uno dei suoi colpi speciali (uno dei più efficaci) si chiama morso elettrico, mentre la scarica elettrica più potente la sprigiona attraverso una posizione delle braccia che ricorda molto quella del raggio spectrum di Spectreman (che comunque appare diverse volte all'interno del manga). Ah dimenticavo: è bellissima! |
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Cuginetto di Lamù che, venuto a trovarla sulla Terra, si stabilisce a casa Moroboshi. Ha un'avversione innata per "l'idiota" (indovinate chi potrà mai essere...) che sua cugina ha sposato, e lo combatte a furia di fiammate! Nel manga è molto più "donnaiolo" rispetto all'anime ed approfitta di tutte le occasioni per strusciarsi sulle signorine. E' irascibile e pestifero, ma non vola molto veloce e per questo perde quasi sempre i confronti diretti con "l'idiota" di cui sopra vi parlavo (dai, non è difficile capire chi sia!). E' innamorato cotto di Sakura (e chi non lo sarebbe) e tenta in tutti i modo di farla sua strappandola a Tsubame e difendendola da Ataru. Ha anche lui i suoi piccoli problemi di "coppia" visto che si deve liberare di una bambina alquanto oppressiva (Mako) che è convinta di doverlo sposare! Il suo nome significa "cielo", anche se molti siti affermano che provenga da "Jariten" ovvero "sassolino". Per assurdo la sua mamma è un pompiere e quando lo va a trovare il povero Ten è costretto a comportarsi bene e soprattutto a non lanciare fiamme! (non vi dico quello che il "caro" Moroboshi gli combina in quei momenti). Quando vola Rumiko Takahashi gli assegna il suono buffo wig wig o "wigga wigga". Nel doppiaggio originale parla nel dialetto antico di Osaka! In assoluto uno dei miei personaggi preferiti! (ps: se vi offre delle caramelle rifiutate gentilmente). Curiosità: nella versione Tv esce fuori da una pesca, come nel mito di Momotaro, mentre nella versione del manga lo trovano imbucato come una lettera. Dotato di uno scooter volante a forma di vaso da notte, quando lo usa prende simpatiche somiglianze fisiche (il casco) e le movenze delle eroine di Reiji Matsumoto. Secondo il mio modesto parere lo schema caratteriale del personaggio venne riutilizzato in Kentaro della serie Maison Ikkoku (almeno per i primi numeri del manga). Un'ultima cosa su Ten bisogna dirla. Il personaggio deve quasi tutta la sua simpatia alla doppiatrice italiana, Isa Di Marzio, venuta a mancare qualche anno fa e mai dimenticata. Che Dio l'abbia in gloria. |
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Il suo nome significa sfortunato con le stelle a sottolineare sia che è un tipo sfigato sia che la sfortuna che perseguita il nostro povero Ataru è legata proprio ad un popolo extraterrestre! E' nato di Venerdì 4 Aprile (quindi il 4/4 quando il 4 in Giappone porta sfiga) e mentre sua mamma si recava in ospedale ha fatto praticamente tutto quello che tradizionalmente porta sfortuna (passare sotto le scale, incontrare un gatto nero, rompere uno specchio etc.). Nella versione italiana dell'anime (episodio Buon compleanno) viene però detto che Ataru è nato giorno 13 e nel manga addirittura il 17 (forse per far risaltare la data nefasta)! Noi, non sapendo a quale di queste date dare ragione propendiamo per il 4 di Aprile che è di provenienza "nipponica". Il povero disgraziato è di famiglia povera (come spesso si dice nel manga) e a casa a volte il cibo è proprio contato! Praticamente è l'incarnazione dei difetti umani (o dei pregi, a seconda del punto di vista)! Le sue uniche preoccupazioni sono: tentare di palpare tutte le donne che incontra e mangiare... Il suo vero problema (oltre alla sfiga cronica) è la gelosia della bella Lamù!!! In media infatti viene fulminato 10 volte ad episodio! E' davvero instancabile e sembra che abbia più vite di un gatto! Nei primi episodi del manga si fa cenno alle sue conoscenze delle tecniche dei ninja (la sua preferita è la sostituzione). E' amorale e velocissimo: il predatore perfetto!!! Riesce a sfruttare sempre il momento di debolezza della vittima per zompargli allegramente di sopra (salvo poi essere massacrato e/o fulminato). All'inizio della storia è fidanzato con Shinobu, che dichiara anche di volerlo sposare se vince la sfida con Lamù! Solo che l'imbecille si lascia scappare un "ti sposerò!" (rivolgendosi a Shinobu) mentre si getta su Lamù e la frittata è bella che fatta! Al momento nessuno scienziato della galassia è riuscito a spiegarsi che cosa ci trovi Lamù in "tesoruccio", ma l'opinione maggioritaria è che la bella Oni sia miope (e forse anche astigmatica)... Ma in fondo (per chi conosce già l'epilogo) nessuno può negare che questa sia la storia d'amore più bella del mondo! Se non altro la più sofferta, nel senso che le scariche elettriche, i banchi in testa e i vari oggetti contundenti usati al fin di allontanarlo dalle altre donne fanno davvero male!. E' il nemico naturale di Shutaro Mendo (di cui è l'equivalente "povero") ed inscena con lui esilaranti lotte che in fondo sono dei "conflitti sociali bonsai"! Mentre Shutaro tira sempre fuori (dal nulla) la katana, la sua arma standard è il martello gigante! Per parare i fendenti di Mendo fa sempre uso della tecnica dello Shiraha-Dori con la quale si ferma la lama della spada con le mani! Ma Mendo non è il solo nemico...bisogna menzionare (come minimo sindacale) anche Ten e Sakurambo! Il piccolo Oni viene affrontato solitamente con una padella a mo' di racchetta di tennis (o di parafiamme), mentre il monaco a mani nude ed a calci! Il monaco buddista è come una "gazzetta della sfiga" che tortura quotidianamente Ataru con predizione nefaste! Il colpo segreto (usato con efficacia durante l'ultima parte del manga) è il tocco della schiena col quale ha fatto più danni che col fidato martellone! Il suo piatto preferito è il sukiyaki (che a casa Moroboshi si fa una volta l'anno perché i soldi scarseggiano), mentre di sicuro non mangerebbe mai niente cucinato da Lamù! Il personaggio subisce un evoluzione drastica nel corso della serie: mentre all'inizio tutto il racconto è incentrato su di lui e sulla sua celebre sfortuna, nell'ultima parte non è difficile trovarlo come comprimario alle storie. Ciò non toglie che alla fine del manga resterà l'unico vincitore! |
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A parte che è già difficile trovare del materiale genetico talmente scarso da generare un disgraziato come Ataru, ritengo che sia stato ancora più difficile crescerlo! L'unica colpa di questi due signori è avere generato un figlio degenere come Ataru e lui li ha ben ripagati regalandogli l'esaurimento nervoso!!! Ma il tarlo del dubbio mi rosicchia le membra (e finiscila tarlo del ca***!): che siano loro due la causa di tutto??? Siamo di fronte al dilemma più grande del mondo degli anime... E' colpa dei genitori che lo hanno cresciuto colpevolmente nell'idiozia (qualità che ai due non manca) e nella povertà (che non gli manca neanche) oppure il caro Ataru ha fatto tutto da se? Insomma è nato idiota o ci è diventato??? Il mio caro amico Dr. Inferno regalerebbe uno dei suoi mostri meccanici preferiti (suppongo Doublas M-2 che è ancora più raro perché fuori produzione, full optional e con gli interni in "marmo di Bados") pur di conoscere la verità... Ad essere sincero penso che la colpa dei difetti della "bestia" sia tutta loro... Ma in un certo senso anche del Giappone stesso, visto che questa famiglia è l'archetipo della famiglia medio-borghese giapponese: il padre di famiglia è un impiegato di una società imprecisata e guadagna quanto basta per sfamare la sua famiglia e pagare il mutuo della casa. Chiamarlo inetto è fargli un complimento e l'unica sua funzione all'interno della propria casa è quella di reggere un giornale e bere ogni tanto del sakè; la mamma, invece, è una casalinga acida ed egoista sicuramente non contentissima della vita che conduce fatta di pochi lussi e troppi guai. Non ha mai nascosto il suo dispiacere per aver messo al mondo Ataru e in casa è lei che "porta i pantaloni". Stupenda la storia in cui si innamora di Rei e medita di abbandonare marito e figlio! I litigi fra i due non si contano: il loro argomento di "discussione" preferito è l'educazione del figlio, ovvero scoprire da chi avrà preso... |
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La "dolce" Shinobu! All'inizio della storia è, in sostanza, la ragazza di Ataru ma dopo breve tempo, stanca della presenza di Lamù, "ripiega" verso Shutaro Mendo... All'apparenza è una ragazza dolce e sensibile, ma in realtà è pericolosissima!!! Quando si arrabbia (o si ingelosisce) afferra la sua arma preferita: i banchi di scuola!
Basta farla arrabbiare e sfodera la forza di Maciste e a farne le spese (di solito) è quel pirla di Ataru! E' di buona famiglia ed è un personaggio che col tempo si rivela marginale rispetto agli altri. Di lei si innamorano le creature più strane: un kitsune (un volpacchiotto), Soban il capo dei bulli del Liceo Butsumetsu (che solo a ricordarlo mi fa schifo!) ed Inaba, uno strano incrocio tra un uomo e un coniglio costruttore di destini che è l'unico che riuscirà a stabilire con lei un rapporto semi-umano! Mendo, troppo preso da Lamù e dalle altre ragazze, non la degnerà mai di uno sguardo interessato! Con tutta probabilità Rumiko Takahashi ha preso spunto per questo personaggio da una sua collaboratrice di nome appunto "Shinobu Miyake". Curiosità: il nome "Shinobu" significa pazientare, "resistere". |
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La caratterizzazione di questi personaggi avviene nell'anime dove assumono anche delle identità stabili (nel manga sono una entità indistinta): Chibi, Perma, Kagugari e Megane. Satoshi Megane (che significa occhiali) è l'unico di una certa importanza ed è innamorato matto di Lamù. Kosuke Perma (che significa permanente), Akira Chibi (che significa pulcino) e Hiroyuki Kagugari (che significa taglio alla moda) sono delle figure comprimarie che servono solo nelle immancabili lotte di classe ma non avranno mai un ruolo da protagonista. Sono i fondatori del club scolastico degli ammiratori di Lamù e che si servono spesso del famoso capitano del "club scolastico delle torture" Sadoyama (sic!) per punire le malefatte del povero Ataru (previa deliberazione del loro "Tribunale segreto"!). Sono i responsabili della venuta di Lamù in via definitiva sulla Terra: la loro canzone "venite venite gente dello spazio" era in realtà intonata da tutti gli adolescenti giapponesi che volevano rivedere la bella aliena del pianeta degli Oni! |
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Primogenito di una famiglia ricchissima è uno dei personaggi più gustosi della serie! Esordisce dopo qualche numero del manga ma diventa subito uno dei protagonisti. Come la stessa autrice ci fa capire spesso è un "Ataru ricco e bello" (cosa che nell'anime è poco evidenziata). La morale (oltre ad essere "sempre quella fai merenda con Girella") è che anche il magico Ataru sarebbe rispettato da tutti se fosse bello e (soprattutto) ricco! E' l'idolo delle ragazzine della seconda-4 ma l'unica che gli è indifferente è la sua adorata Lamù (che invece preferisce l'odiato Moroboshi). Grandiosi i litigi a colpi di katana (che non si capisce mai da dove tiri fuori) con Ataru (che affetterebbe volentieri anche senza un pretesto valido...). Lui e Ataru sono sempre in disaccordo in tutto e tentano di fregarsi a vicenda per tutta la serie... Reputandosi nobile anche di spirito non esita mai a difendere le donne in pericolo e spesso subisce per ciò sonore legnate! Ma il samurai bello e ricco ha un grave difetto: la claustrofobia!!! Non appena si trova in un luogo stretto e buio, senza lo sguardo di una donna (che lo costringerebbe a mantenere un contegno decoroso!) inizia a frignare come un bambino: "è buio! è stretto! ho paura!". In un esilarante episodio tenterà di combattere questa fobia "allenandosi" dentro delle campane di bronzo, ma l'unico risultato che otterrà è quello di sviluppare una forza tale da romperle! Shutaro è il promesso sposo di Asuka Mitsunokoji (tramite accordo tra le famiglie), anche se non ci verrà mai rivelato il destino della coppia. Spesso si lamenta che la sua ricchezza gli è d'ostacolo ma è una vera benedizione per Ataru&soci che si introducono (non invitati) alle sue pantagrueliche feste per mangiare a sbafo! Raccontare tutto quello che possiede è impossibile, la sua famiglia ha praticamente tutta la roba più stramba della Terra e puntualmente questi oggetti verranno usati maldestramente per combinare guai! Ha la passione per i polpi e per i carri armati! Il rispetto per i polpi è per lui un dovere perché in un certo senso sono il simbolo della sua famiglia essendo raffigurati nello stemma della casata Mendo (in realtà si tratta della maschera di Hyottoko, l'uomo che soffia sul fuoco)! I polpi sono per Shutaru sulla stessa posizione delle donne e difenderli è per lui un dovere (oltre al fatto che non li colpirebbe mai). Per i carri armati ha una semplice passione collezionistica, in un hangar ne conserva di ogni tipo anche se i suoi preferiti sono i Leopard! Oltre ad Ataru ha un altro nemico giurato: Tobimaro Mitsunokoji, un "amichetto di infanzia" (un altro imbecille patentato) che ha la fissa di volerlo battere nel baseball... Mendo è servito da un esercito di guardie del corpo (il classico cliché di bodyguards vestite in completo elegante). Curiosità: Nella serie Tv viene chiamato Shotaro e non Shutaro. Il rapporto di rivalità/amicizia che lo lega (loro malgrado) ad Ataru è riconducibile allo stesso rapporto che lega Godai e Mitaka in Maison Ikkoku. |
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Che è una delle famiglie più influenti del Giappone lo sapete, quello che forse non sapete è che anche loro (come i Moroboshi) hanno i loro problemini... Il padre sembrerebbe una persona normale, molto distinto ed educato se non fosse per le assurde prove che impone al figlio per renderlo (a parer suo) un degno successore della stirpe. La mamma di Shutaro, per contro, è uno spasso! Da donna nobile qual'è, è legata alle tradizioni...ma del Giappone medioevale! Se deve spostarsi da un posto all'altro della città lo fa su un carro cerimoniale trainato da un bue e si deve partire di casa 2/3 giorni prima!!! Se deve parlare bisbiglia sempre con un ventaglio davanti la bocca e per questa ragione non la si vede mai in volto. Chi comunica i suoi pensieri è di solito il maggiordomo che l'accompagna ovunque. La sorella di Shutaro (Ryoko) è un personaggio discretamente importante all'interno del "nostro" universo preferito. E' una bambina viziata che ha come unico scopo nella vita quello di eliminare fisicamente il fratello! Forse Rumiko ci vuol dire che nelle famiglie ricche non si guarda in faccia nessuno? Le loro battaglie sono deliziose, combattute con le armi più strane del mondo! Al suo servizio ha i kuroko (da kuro=nero) che nella realtà sono gli assistenti di scena del teatro giapponese. Il loro unico scopo è quello di compiacere la loro padrona (indovinate ai danni di chi?). L'uso scenografico che l'autrice fa dei kuroko è sempre esilarante e mai banale. Anche lei parla in maniera alquanto antiquata e per far dispetto al fratello gli fa credere di essere innamorata dei suoi peggiori nemici: Ataru Moroboshi (chiamato "il nobile") e Tobimaro Mitsunokoji (detto "il prode"). Se non lo avete ancora fatto compratevi il manga di Uy che ne vale la pena davvero! Curiosità: nell'adattamento italiano Ryoko viene chiamata Lioko e la si fa parlare sempre con la "L" al posto della "R" (come quando si canzona il modo di parlare degli orientali). |
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Metterli nella stessa scheda mi è sembrato il minimo! I due voracissimi religiosi meritano tutti gli onori del caso! Zio e nipote sono il simbolo della religiosità nipponica! Essendo esponenti di due "religioni" diverse (Sakurambo è un monaco errante buddista mentre Sakura è una sacerdotessa di Shinto) non fanno altro che litigare ma in fondo si vogliono "bene" (quando non sono impegnati a rivaleggiare in esorcismi). Sakura è bellissima mentre suo zio è un obbrobrio, tanto che, quando nel manga lo inquadrano in primo piano, i personaggi stessi rimangono inorriditi (nell'anime "scoppiano")! Un'altra "qualità" di Sakurambo è quella di predire sventure al povero Ataru (che poi in verità sono tutte esatte). Le predizioni vengono fatte sulla base dei lineamenti del viso del povero Ataru, e quindi basta incontrarlo per predire qualche nuova yazza ("sfortuna" in giapponese). Sakurambo è un grande amico del gatto Kotatsu (chiamato anche Kotatsu-neko) e lo si trova sempre accampato in qualche ricovero di fortuna a preparare filtri magici e fesserie simili. Sakura invece è la donna più bella della serie e per questo gode delle "attenzioni particolari" del buon vecchio Ataru...peccato per lui che la forza di spedirlo in orbita non gli manchi mai! Essendo dotata di facoltà extrasensoriali riconoscerebbe Ataru dovunque e sotto qualsiasi forma gli si lanci di sopra!!! Per tutta la serie sarà la fidanzata di Tsubame, un personaggio che nel manga è "semi-normale" e che nella serie Tv diventa maldestro ed inetto. La povera coppia non potrà mai suggellare la loro unione con un bacio perché ogni volta che ci provano saltano fuori Ataru&soci che tentano di spiarli! Sakurambo (che significa ciliegia da cui l'altro nome con cui è conosciuto cherry) e Sakura (ciliegio) sono dotati di una feroce voracità e di una faccia tosta senza pari! Infatti, a quanto si capisce, hanno uno stomaco quasi senza fondo e si fanno spesso invitare a cena (beh forse "invitare" è una parola grossa...) dalla povera famiglia Moroboshi (a cui scarseggia sempre "la carne in pentola"). Sakurambo scelse questo nome quando diventò bonzo perché si adattava bene alla vita monastica che sembra dolce e delicata all'esterno ma dentro è tutta nocciolo! Sakura all'inizio della serie è di salute cagionevole...almeno prima di riversare tutti i suoi mali sul povero Ataru! Sakura occupa anche il ruolo di infermiera del Liceo Tomobiki, posto che gli occupa più guai che altro: infatti l'orda di fameliche bestie di sesso maschile del Liceo si catapulta spesso in massa a farsi "visitare" dalla bella Sakura! (eheh in fondo lo faremmo anche tutti noi!). La mamma di Sakura (ovvero la sorella di Sakurambo) è orrenda e non si sa come abbia fatto a generare tanta bellezza! Praticamente è un Sakurambo con la parrucca! Curiosità: Sakurambo, da "buon" bonzo", è un esperto di meditazione, peccato siano le meditazioni più strane del mondo: meditazione sul surf, posizioni yoga assurde etc etc... |
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E' la famiglia rivale dei Mendo. Sono a capo di una azienda che produce attrezzature sportive e sono anch'essi molto ricchi ed altrettanto antiquati. Il padre viene raffigurato come un inetto mentre la madre è la vera capo-famiglia. La situazione della prole è alquanto complicata... Tobimaro (detto Ton) è vissuto per tutta la sua vita senza mai sapere di avere una sorella. Questa (Asuka) è una bellissima ragazza dotata di una forza immensa ed è stata cresciuta (come vuole la "tradizione di famiglia") senza aver mai visto un maschio! Il fato volle che il primo maschio che incroci nella sua vita sia il "nobile Moroboshi" che, con la sua inconfondibile classe, tenta subito di zomparle addosso segnando la poverina a vita! Immaginate il casino che fa ogni volta che vede un uomo... Gli unici esseri umani di sesso maschile che non la spaventano sono i suoi fratelli Tobimaro e Shutaro!
Shutaro è il suo promesso sposo (tramite accordo tra le famiglie), anche se non ci verrà mai rivelato il destino della coppia. Con Ton invece ha un rapporto piuttosto ambiguo... Infatti, non conoscendo bene come comportarsi con gli uomini, si infila spesso nel letto di Ton per dormire insieme a lui e spesso si infila anche nella sua stessa vasca da bagno (con l'unico effetto di farle buscare al povero Ton). Tobimaru Mizunokoji è anche un patito di baseball e per tutta la serie tenta (invano) di battere il suo rivale Shutaro reo di averlo battuto da piccolo. Nella versione italiana dell'anime la famiglia Mitsunokoji viene chiamata Mizuko. In realtà (credo) la fonte di ispirazione della Takahashi dovrebbe venire dalla famosa ditta giapponese Mizuno. Asuka ha un esercito di guardie del corpo formato esclusivamente da (belle) donne. Curiosità: i due figli e la madre hanno in comune i particolari occhi a stella. Il padre invece è ritratto come uno spaventapasseri. Infatti i suoi occhi e la sua bocca sono dei kanji di cui ignoro il significato ma che sono spesso riscontrabili in molti anime allorché si vuol prendere in giro un personaggio accostandolo ad un fantoccio. |
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Come Oyuki e Ran, Benten è una amica di infanzia di Lamù. Tutte e quattro erano nella stessa classe alle elementari e ne combinavano di tutti i colori. Le loro marachelle divennero così leggendarie che le Space Girl tenteranno per più volte di offuscarne l'antica gloria allo scopo di dimostrarsi "le più grandi teppiste della galassia"! Queste tre ragazzine sono: Sugar dai 7 colori (che ha il potere di mimetizzarsi), Ginger degli inganni (che ha il potere di far finta di morire) e Pepper serpe velenosa (che fa la muta come i serpenti). Delle quattro ex-compagne lei è sicuramente la più irruente ed è chiaramente la leader del gruppo. E' la versione biker (teppista motorizzata) di una dea della fortuna e Rumiko Takahashi la ritrae seminuda con tanto di catene e bazooka addosso! E' rozza e aggressiva e non è certo lo specchio della femminilità anche se Ataru sembra apprezzarla anche così! Essendo in origine una divinità benevola ai terrestri viene mostrata, all'inizio, come un'avversaria degli Oni. Infatti gareggia con Ataru (che aspetta sempre questo giorno con ansia) all'annuale festa del Setsuban! Famosissimo il suo mitra spara fagioli e la catena che porta addosso è la sua chiave di casa!!! (ma se volete entrare nella sua astronave ricordatevi che la porta di servizio è sempre aperta!). |
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Una delle amiche di Lamù e compagna di scuola delle elementari di Lamù.
E' la versione moderna della Signora delle nevi. Come facilmente intuibile ha un carattere di ghiaccio! Abita su Nettuno, del quale è la regina, in un palazzo a forma di pannocchia. E' a capo di un impero economico non indifferente e gira sempre col registro commerciale in tasca... Farla arrabbiare è difficilissimo, ma chi ci riesce deve ringraziare di essere un personaggio di un manga! Alcuni dei prodotti della "fertile Nettuno" sono piuttosto pericolosi e spesso finiscono nelle mani sbagliate causando guai ai terrestri! Ha come guardia del corpo uno Yeti gigantesco dal nome B-mbo che nella serie Tv è stato tradotto con Bambino. Come dice il nome non è che sia molto intelligente, ma in compenso picchia duro... |
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Questa ragazzina era forse la migliore amica di infanzia di Lamù (nonché anch'essa sua compagna di classe). Dico "era" perché, a causa di un incredibile numero di situazioni sfortunate, Ran ha finito per odiare la nostra Oni del cuore! Infatti, quando da piccole si cacciavano nei guai, quella che ne pagava le conseguenze era sempre la povera Ran! Ma il colpo di grazia per la loro amicizia fu quando Lamù si fidanzò con Rei, da sempre amato da Ran. Pur essendo finita la loro storia, appena Rei (che la rivorrebbe indietro) si avvicina a Lamù ecco che Ran la accusa (con modi dolci) di volergli rubare un'altra volta il ragazzo! Il problema di fondo è che il nostro simpatico Rei non pare aver capito che Ran lo considera il suo ragazzo e sta con lei solo perché gli da sempre da mangiare!!! Ha una sorta di doppia personalità come dimostra il suo nome (che significa sia orchidea che guerra civile). Sembra una personcina molto dolce, ma in realtà dietro questa facciata si nasconde un'arma da guerra irascibile e letale! Arriva sulla Terra, dopo essere venuta a conoscenza che Lamù aveva preso marito, con l'unico intento di vendicarsi di anni di "soprusi" portandogli via tesoruccio. Non ha poteri speciali, a parte quello di succhiare l'energia vitale degli esseri viventi attraverso un bacio "vero", ma la sua vera passione sono le armi pesanti e la cucina... Direte:"ma che arma è la cucina???" Se qualcuno di noi sapesse usare armi biologiche così potenti sarebbe già il padrone del mondo!!! (opps! ho dato un idea al mio arcinemico Dott. Inferno!) La dolce Ran sa infatti creare micidiali pasti soporiferi (o eventualmente venefici) e perfette copie di chiunque soltanto con l'ausilio di un forno! Inoltre possiede un numero infinito di gadget (come le bamboline esplosive) e armi pesanti di ogni genere (da far invidia all'arsenale di Benten)! Ma in fondo è una ragazza gracilina...si deve pur difendere dalle (presunte) aggressioni di Lamù :) Anche lei frequenterà il Liceo Tomobiki ma solo dopo essersi resa conto che sgraffignare "tesoruccio" non era un'impresa tanto facile (e non per colpa del povero Ataru!), ma frequenterà un'altra classe. Di lei sono innamorati molti ragazzi del liceo, ma con scarsi risultati! Insomma è una ragazza tranquilla (forse appena un tantinello schizofrenica), solo che ha la sfortuna di cadere sempre nelle perfide trappole di Lamù! Curiosità: Nella versione italiana è chiamata in molti episodi del secondo doppiaggio "Lan" non c'è bisogno che vi spieghi il perché no? : ) |
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Ecco un altro bell'animaletto allegro che si può trovare nel "boschetto della fantasia di mamma Takahashi"! Come Ran ha due personalità che esterna con l'aspetto. Se guardate la figura in alto vedrete un gran bel ragazzo intento a degustare (anche con una certa classe) probabilmente del ramen o una zuppa. Se invece guardate la seconda immagine lo vedrete intento in una lotta furibonda con Moroboshi&soci... Ma non cercatelo tra gli studenti in divisa, perché il nostro "bel" Rei quando si "incavola", si "eccita" o è affamato si trasforma in quel caprone tigrato gigante che vedete sollazzarsi allegro nella foto! Altre peculiarità del tipo (sottolineata dal nome Rei che significa zero), sono lo scarso intelletto e l'abissale appetito. Al contrario di quello che si potrebbe capire dall'adattamento italiano dell'anime il simpaticone non è un cerebroleso, ha solo problemi con il linguaggio terrestre! Si nota chiaramente infatti nella puntata in cui arriva sulla Terra, in cui Lamù ed Ataru lo prendono in giro per la sua scarsa loquacità! La sua storia è triste... era il fidanzato di Lamù, che lo lasciò "soltanto" perché era un imbecille la cui unica soddisfazione nella vita era ingozzarsi! Il poverino, rifiutato senza "nessun motivo plausibile", arriva sulla Terra apparentemente per tentare di riprendersi la sua bella (e per eliminare il buon Ataruccio) ma in realtà si scorda ben presto il suo obiettivo primario e finisce con l'innamorarsi del buon cibo giapponese! Come vi dicevo nella scheda precedente Ran è innamorata di lui sin dall'infanzia e alla fine riuscirà (si fa per dire) a coronare il suo sogno: in fondo l'unica cosa che interessa a Rei è il cibo: basta nutrirlo e lui starà per sempre con te! Un po' come un Tamagochi! Curiosità: La sua bellezza lo rende oggetto di numerosi assalti di ragazzine allupate e di madri annoiate che cadono ai suo piedi quando lui le guarda con aria interessata e le seduce con un "Ti prego, vuoi cucinare per me?". Anche la mamma di Ataru non è immune al fascino del giovane, e più di una volta medita di abbandonare la sua "famigliola" e seguire quell'idiota di Rei (non che i suoi familiari siano meno idioti...). L'unica ragazza che non vuole più avere a che fare con Rei è la mia "Oni del cuore", che è anche l'unica ad esserci stata veramente...avrà ragione lei? Nella versione italiana è chiamato in molti episodi del secondo doppiaggio Lei non c'è bisogno che vi spieghi il perché no? |
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Ovvero: leggere Lady Oscar innaffiandolo abbondantemente con del sakè può genera mostri... E' proprio quello che deve essere accaduto a Rumiko Takahashi prima di decidere di creare questi due fondamentali personaggi. Vi dico prima che non sono tra i miei personaggi preferiti, ma sono delle figure abbastanza importanti all'interno dell'intera produzione della "principessa". Sia Ryu che il padre arrivano verso metà serie ma si fanno notare subito per la loro vivacità! Liti e distruzioni saranno ancor di più di casa al Tomobiki! Arrivano al Tomobiki perché la pensione marittima che gestivano era stata distrutta (si verrà a sapere dopo a causa di un loro litigio) e, mentre il padre apre una cartoleria all'interno del Liceo per guadagnare i soldi necessari alla ricostruzione della pensione (cosa che non avverrà mai), Ryunosuke finisce in classe con Lamù&compagniabella. La loro situazione è paradossale: Ryunosuke è una ragazza come le altre, sennonché il padre si è messo in testa che è un ragazzo e la ha allevata di conseguenza. A complicare la situazione alcuni comportamenti del padre che sinceramente trovo geniali: obbligo di fascia per il seno (che causa a Ryu non pochi problemi visto che è di forme generose), obbligo di indossare la divisa scolastica maschile (che non inganna Ataru che all'inizio crede di avere delle "strane tendenze") etc. etc. Non che Ryunosuke non voglia comportarsi da ragazza (anzi tenterà più volte di avere anche un solo capo di biancheria femminile) solo che le vuole conquistare battendo in duello il padre. Infatti i due si sono allenati per molti anni nelle tecniche di lotta più strane ed hanno acquisito una forza smisurata, ma il problema di Ryu è l'onestà! Pur essendo fisicamente più forte del padre è meno furba e finisce sempre per cadere nei vili trucchi della "bestia". In più essendo vissuta per tutta la vita come un maschio non brilla certo per eleganza e grazie! Appunto per questo le ragazze della classe sono innamorate di lei ma c'é in lizza anche il mitico Ataru che non perde mai l'occasione di zomparle addosso! Di Ryunosuke si innamora anche Kurama che crede di aver finalmente trovato l'uomo adatto per "l'accoppiamento"...che sfiga! Il padre di Ryu poi va ancora oltre con la demenza proponendo alla povera figlia di fidanzarsi con il figlio di un amico: un fantasma di un ragazzo travestito da donna!!! Il suo nome è Nagisa. Nell'edizione televisiva italiana "Ryunosuke" verrà chiamata Rinosuke mentre il padre non ha un nome definito. Nell'episodio L'appuntamento viene confermata la mia tesi della derivazione di questi personaggi dalla saga di BeruBara; precisamente si ritrae Ryu nella celebre veste di spine di rose che caratterizza l'opening della sigla di Versailles no Bara mentre Megane racconta praticamente la storia di Oscar... Questi due personaggi ispireranno, in futuro, alla Takahashi nientemeno che Ranma e Genma Saotome! Curiosità: La bestia non si ricorda ne' il viso ne' il nome della mamma di Ryunosuke e gli ha fatto credere per anni che i dolci fossero velenosi mangiandoseli alle sue spalle! |
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Eccoli in tutto il loro splendore! Siore e siori (rullo di tamburi in pelle umana) gli Oni! Come avrete oramai capito Lamù è una esponente della razza degli Oni extraterrestri. Anche lei, come è logico, ha una famiglia: il babbo è quello grosso (molto grosso) e la mammina è quella dolce alle sue spalle (lo dico per quelli che ancora non hanno capito la distinzione tra i sessi:). Velocemente vi dico che il papà di Lamù è il capo degli Oni e che non vede certo di buon occhio Ataru: una volta ha pure tentato di organizzare una "festa di fidanzamento" a sorpresa alla figlia... La mamma di Lamù (dalla quale ha ereditato la bellezza) non parla il linguaggio degli uomini e si esprime con versi strani che nessuno riesce a capire (Rumiko nei baloons gli disegna di tutto, dalle pedine del domino agli scarabocchi, ma niente di sensato). Alle volte interpreta male persino quello che gli dice la figlia e caccia fuori di casa persino il marito (se non mi ricordo male reo di essere insoddisfatto della cucina della moglie...tare ereditarie!). Mitico l'episodio del manga in cui viene sfidata all'ultimo sangue dalla madre di Mendo (che parla soltanto attraverso il maggiordomo) e lei (che non aveva capito niente) rifiuta imbarazzata l'offerta di matrimonio della donna! Quella nella seconda vignetta è invece la mamma del piccolo Ten, che di mestiere fa il pompiere (quello che regge non è altro che uno stendardo che serviva in antichità ad incitare il lavoro degli altri pompieri, concetto comune nei lavori collettivi della società nipponica). E' falsamente convinta che il suo bimbo si comporti bene, e quando lo va a trovare per Ataru è festa (in tutti e due i possibili sensi)! |
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La storia è complicatuccia... Lei è Kurama principessa dei Tengu alieni. E' figlia della regina dei Tengu unita in matrimonio ad una figura storica del Giappone medioevale: Yoshitsune Minamoto. Rimane per parecchi anni in una capsula criogenica ed arriva sulla Terra in compagnia dei suoi fedeli sudditi (dei karasutengu mezzi rimbambiti) in cerca di un compagno con cui perpetuare la sua razza! Vi è una similitudine con la storia della "bella addormentata nel bosco" perché il prescelto dovrà svegliare la bella Kurama con un bacio. Per ironia della sorte (e anche grazie allo stato di ubriachezza di uno degli assistenti) il prescelto è Ataru che, non appena la vede perde completamente la testa e grazie all'aiuto di un karasutengu ubriaco (lo stesso che lo aveva scambiato per un figaccione) la bacia! Non pensate che la poverina sia molto d'accordo tanto che alla fine della serie arriverà persino a cambiare le leggi del suo popolo (alquanto discutibili) pur di sbarazzarsi dell'obbligo di giacere con Ataru! E guardate che per non contravvenire all'assurda regola del primo bacio (che poi si rivelerà una invenzione di un antico karasutengu mezzo scemo) tenta persino di educare Ataru con tutti i mezzi! Prima tenta di stimolare in lui l'anima femminile in modo da contemperare quella troppo esuberante maschile, poi tenta con la terapia d'urto facendolo scontrare in una stanza speciale con tutte le ragazze che più adora! Disperata per non aver ottenuto dei risultati tenta l'ultima carta...farlo incontrare col padre! Per ironia della sorte sarà proprio il grande Ataru (il vero grande eroe della storia giapponese) a far scoprire al povero Yoshitsune la vera gioia del guerriero: dare caccia alle donne! Ha sempre con sé il suo fido ventaglio con cui genera delle tempeste a cui neanche Lamù riesce a resistere, e veste sempre completi molto attillati in stile "sado". Soffre particolarmente le basse temperature e alla fine della serie si innamorerà di Shutaro Mendo (che scoprirà non tanto diverso da Ataru) Per le notizie storiche vi rinvio al paragrafo storico sui Tengu. Curiosità: la principessa deve il suo nome con tutta probabilità al tempio sull'omonimo monte in cui un karasutengu addestrò il padre (per cui lei nutre una profonda ammirazione tanto da considerarlo l'unico esempio di vero uomo). |
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Uno dei miei personaggi preferiti! Anche qui popoli spaziali e leggende giapponesi si mescolano! In Uruseiyatsura Kintaro è un bambinetto violento ma molto maturo che nutre un profondo disprezzo verso Ataru (e per chi se no?). Arriva sulla Terra in visita con gli altri compagni dell'asilo nido spaziale il giorno della festa dei bambini (il 5 di Maggio) e viene trovato, col suo amico orso Kuma (che significa orso), in un koi nobori (che sono delle carpe di carta che in quel giorno vengono appese ai tetti delle case) da Lamù e Ten. Vi si era rifugiato perché l'astronave-asilo aveva la forma di una carpa. Questo episodio è uno dei più significativi della serie tanto che pur trovandosi più avanti nella cronologia del manga viene trasposto in animazione come uno dei primissimi episodi. Infatti Kintaro viene usato da "mamma Rumiko" per spiegare il senso della vita ai bimbi terrestri e per criticare il sistema scolastico giapponese. Infatti (come capirete dalla storia del "vero" Kintaro) Ataru, demolendo le gesta del Kintaro del mito, ne trae fuori questa morale: impegnarsi al massimo spesso non serve a nulla nella vita. Allora i bimbi si gettano nello sconforto più profondo, l'idea di passare una "mera esistenza impiegatizia" li deprime. Questo scatena le ire di Kintaro che non vuole essere visto soltanto come un fallito che gioca con gli orsi! Così il piccolo si getta alla ricerca del senso della vita e, per comprendere ciò, si rifugia nella lettura delle gesta di antichi eroi... Alla fine (sempre grazie ad Ataru che interpreterà i gesti del fanciullo) si scoprirà che nella vita l'unica cosa che conta è avere soldi :) Nell'anime il bimbo stringe amicizia con Ten e lo verrà a trovare spesso ma nel manga appare pochissime volte e il suo unico desiderio è quello di ucciderlo come aveva fatto il "vero Kintaro" con l'Oni del monte Oe. Per comprendere meglio questa scheda vi rimandiamo alla lettura dellla scheda su Kintaro nella sezione "miti". |
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Questi personaggi, importanti nell'economia della serie, sono i protagonisti di molti esilaranti episodi e sono presenti in quasi tutte le storie. Sono molti e spesso alcuni non sono mai nominati per nome, quelli più importanti sono: il preside, il professor Onsen e il professor Hanawa. Il preside è un tipo calvo e basso, un bonaccione con l'hobby di organizzare le gare scolastiche più strampalate della storia dei manga (come il preside della scuola di Ranma 1/2). Tra le altre ricordiamo quella della scultura in "mochi" e la gara di nuoto ad ostacoli. Fa sempre coppia fissa col gatto Kotatsu che è anche il suo assistente personale e guardia del corpo. Il professor Hanawa è il primo professore della scuola ad essere tipicizzato dalla Takahashi. Di indole troppo buona è spasso preda degli inganni di Moroboshi&truppa che gli inventano qualsiasi scusa idiota pur di saltare le lezioni. Diverso da Hanawa è il celeberrimo professor Onsen... E' il nemico giurato della 2-4 (di cui è insegnante) e le sue lezioni sono quasi sempre delle battaglie che finiscono con la sua disfatta. Le sue punizioni sono terribili e quasi sempre ne fa le spese il nemico pubblico n° 1 del Tomobiki: un certo Moroboshi... Il suo nome deriva dal simbolo dei bagni pubblici ed è appunto un epiteto irriverente dell'autrice verso l'intero mondo scolastico del Sol Levante. Onsen in una storia impersona persino Musashi Miyamoto! Nel manga, quando spiega qualche lezione agli allievi in realtà pronuncia frasi senza senso. Su internet si trova scritto che alle volte, durante le spiegazioni, pronuncia versi delle canzoni dei Beatles! Forse è molto che non leggo il manga ma non me ne sono mai accorto... A parte l'assoluta validità dei testi di Lennon e McCartney, mi sembra che questa sia un altra frecciatina verso i boriosi e stucchevoli professori giapponesi! Per quello che ci è dato vedere, per la Takahashi la scuola dovrebbe essere una lotta continua tra insegnanti e professori...che la "principessa" rimpianga i meravigliosi moti del '68??? Il fatto che molte delle avventure si svolgano in un fantomatico Liceo Tomobiki nel quale il rispetto delle strutture scolastiche e del corpo insegnante appare inesistente (situazioni utopiche nella quotidianità dei giovani studenti nipponici) è uno dei motivi del successo di questa serie in Giappone (questo è un aspetto che i fans italiani non potranno mai capire interamente a causa del nostro modo diverso di concepire l'istuzione scolastica). Curiosità: Tomobiki è un quartiere di Tokyo, famoso per la sua stazione ferroviaria. Se non sbaglio proprio in quella stazione c'è la rimessa dei treni e di conseguenza suonerebbe un po' come ultima fermata (che abbia per una volta ragione io?); per altri il nome venne scelto perché sta per amici, uno sconto, il che non sarebbe neanche tanto sbagliato. |
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Come potete ben vedere dall'immagine questo personaggio è un animale dalla mole notevole. In realtà è uno spirito. Per l'esattezza era un gatto che una notte d'inverno morì di freddo a causa dell'insensibilità dei suoi padroni che non lo vollero far avvicinare al loro kotatsu. La sua storia mi offre lo spunto per raccontarvi un altra credenza dell'immaginario nipponico. Secondo il dettame Shinto, un anima che in vita non ha esaudito il suo sogno è destinata a vagare sotto forma di fantasma sulla Terra perché il desiderio è talmente forte che non la lascia partire verso il Paradiso. Queste anime inquiete possono liberarsi da questa maledizione soltanto esaudendo in qualche modo il loro desiderio (questa credenza la ritroviamo in tutti i lavori di Rumiko). E' quello che accade al Kotatsu Neko (che significa gatto del Kotatsu) che si piazza inaspettato nella stanza di Ataru solo perché si innamora del suo kotatsu! Il kotatsu è quel tavolino riscaldato (ad elettricità o a carbone) che è presente in molte stanze delle case giapponesi. Serve per riscaldarsi gli arti inferiori nelle fredde giornate (e serate) invernali ed autunnali. Kotatsu Neko è un gatto fantasma gigantesco ed è anche la creatura più forte di Uy. Diventa presto amico del preside del Liceo e di Sakurambo e queste sono le uniche persone che riescono a capirlo. E' ghiotto di thè e di takoyaki. |
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Restano fuori dalla descrizione specifica alcuni personaggi, molti di questi sono soggetti marginali e non valeva la pena inserirli, ma alcuni meritavano davvero un trattamento migliore. Peccato che non abbia trovato notizie valide da inserire nelle loro schede. Li riporto di seguito: il Mantello Rosso (una delle sette leggende del Liceo Tomobiki che però non fa paura a nessuno), il Fugu di La grande fuga del pesce palla, la divinità Cocomero, gli spiriti del ciliegio: Manchiro e Shumin (sono gli spiriti del ciliegio che devono fare addormentare gli esseri umani in primavera per far risvegliare la natura), le sacerdotesse dell'isola di Mothra, Dracula, il pupazzo di neve fantasma, la signora Yatsude, Mukade, Kumade e Kaede (una kunoichi ovvero un ninja traditore), KAO2 il maestro delle elementari di Lamù, Super Delicious planet golden special reserve gorgeous after kids 28, gli Ultranikuman, Shingo e suo nonno (i Gorinjardinieri di casa Mendo), l'Uccellino azzurro (uno dei maggiori criminali dell'universo, al contrario della favola di Maeterlink porta disgrazie!), il pilota dell'Ufo-Taxi, il diavoletto maniaco, il tritone depresso, la mamma di Ran, la nekomata, la bambinaia dell'asilo spaziale e per finire la scimmia di Sasaki Kojiro! Ah no! Dimenticavo il mistero più difficile ed intrigante...i pesci inutili (oramai ho rinunciato a capire chi diavolo sono! maledetti!:) |
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La razza aliena di cui Lamù fa parte si ispira agli Oni, ovvero i demoni Un Oni per come dovrebbe essere (o orchi) antropomorfi dell'antico Giappone. Si tratta essenzialmente di omaccioni grandi e grossi, nerboruti e dall'aspetto poco rassicurante; dotati di un numero variabile di corna (uno, due, tre, o anche più, in qualche caso), sfoggiano solitamente canini molto aguzzi che sbucano dal labbro inferiore conferendo ai possessori un'espressione truce in qualsiasi istante della giornata. Un Oni ha gli occhi sempre spiritati, sgranati, all'infuori, e il colore della sua pelle può essere rosso, blu, giallo o verde. Come indumenti usano tuniche a una bretella o mutandoni, ma tutti rigorosamente tigrati; le loro armi sono solitamente molto grezze (bastoni, mazze chiodate), ma alcuni conoscono anche l'arte della spada dei samurai. Naturalmente sono brutti e cattivi, mangiano bambini, rubano il bestiame e saccheggiano le città, ma la loro scarsa intelligenza li rende vulnerabili sul piano tattico e organizzativo. (cfr. Lamù n°1; Leggendo Leggende Sprint di Andrea Baricordi). |
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Buddismo e Shintoismo sono le due maggiori religioni seguite in Giappone. Il culto scintoista si rivolge solo ai Kami, gli "esseri divini" che possono essere in ogni cosa: nei fiumi, negli alberi, nelle montagne, negli uomini, specialmente defunti. Per questa ragione lo shintoismo è la religione chiamata dei mille Dei. È una religione nata dalla spontaneità del popolo; solo più tardi fu rielaborata pur non presentando alcun dogma e nessuna scrittura sacra né un codice morale. Gli unici precetti sono "non dar retta alle cose false" e "non vedere e non parlare falsamente". Qualche studioso definisce lo shintoismo, più che una religione uno stile di vita tipicamente giapponese. L'imperatore è visto come figura centrale dello shintoismo: è proprio in lui che dimora Amaterasu O Mi Kami, dea del sole (di cui vi invito a leggere l'apposita scheda). Tutte le cose vennero dall'azione reciproca di due elementi: il principio attivo Yo e quello passivo In. Nello shintoismo esiste solo l'autocoscienza: l'uomo in ogni momento sente ciò che deve e ciò che non deve fare. Nessun senso di colpa ma solo una purificazione non per il perdono dei peccati, concetto sconosciuto nello shintoismo, quanto per un senso di rispetto verso chi è più grande, più potente, più giusto, più buono. Tra i più alti valori etici vi sono la fedeltà ai propri doveri, all'imperatore, l'ubbidienza ai superiori, la riuscita negli studi e nella vita, l'autocontrollo, la fedeltà al gruppo a cui si appartiene, il non recare disturbo. I santuari sono il luogo per feste annuali, chiamate matsuri, e sono meta di pellegrinaggi. La prima cosa che colpisce il visitatore è il torii, il portale d'ingresso del santuario. Costruito solitamente in legno, è costituito di pali cilindrici, collegati da due travi orizzontali e tra loro parallele. Entrando nel santuario il fedele troverà delle vasche d'acqua: nessuno infatti può presentarsi al Kami senza essersi prima purificato. Nel tempio ci sono tre oggetti sacri. Lo specchio: simbolo della dea del sole; significa amore e pietà. Riflette senza interesse e senza errori, è la sorgente dell'onestà e indica giustizia e imparzialità. La spada: simbolo della lotta contro il male. La collana: simbolo della linea ininterrotta della dinastia imperiale e delle benevolenza degli dei che hanno creato le isole del Giappone. Si potrebbe definire come una religione chiassosa perché per attirare l'attenzione degli dei si ricorre ai suoni (come un tocco di campana o una moneta su una grata). Possono diventare officianti di Shinto anche le donne (cosa non ammessa nel buddismo) e i sacerdoti sono anche esperti in esorcismi (che è la principale prerogativa di Sakura). I sacerdoti Shinto si abbigliano con toghe bianche e rosse. Il Buddismo si diffuse in Giappone attraverso la dottrina Zen a partire dal 1215 a.c. ma il suo nucleo centrale si formò in India tra il 600 e il 400 a.C. dall'esempio di Siddhartha Gautema. Per alcuni più che una religione è una filosofia di vita che si basa sugli insegnamenti dell'illuminato. I sacerdoti buddisti (come Sakurambo) predicano la meditazione nel silenzio e i colori delle tonache sono per lo più scuri. Nei tempi remoti erano anche depositari della scienza medica (che Sakurambo esercita tuttora!). Il Buddismo considera la vita umana come una sequenza interrotta di processi fisici e mentali che modificano costantemente l'uomo. "Di nessuna cosa posso dire -insegna il Buddha- come il dire". Per il Buddha il desiderio è sofferenza. Il concetto di sofferenza è qualcosa che va al di là di un malessere fisico o psicologico. Si può dire che l'intera esistenza è caratterizzato dal dolore. Un altra causa di sofferenza è la sete di desiderio o di piaceri sensuali, poiché questa sete non può essere mai placato e porterà con se solo malessere. La sofferenza può essere messa a tacere quando cessa il desiderio ed allora inizia il Nirvana. La via da percorrere per eliminare lo stato di sofferenza è descritta dal Buddha grazie ad 8 dettami: giusta conoscenza, giusta risoluzione, giusto uso della parola, giusta pratica, giusta condotta di vita, giusto sforzo, giusta attenzione e giusta meditazione. Inoltre ci sono 5 regole di vita che vengono imposte come fondamentali per il percorso di vita del buon buddista: non danneggiare nessuna creatura vivente, non prendere ciò che non si è ricevuto, non comportarsi scorrettamente in rapporto ai piaceri sensuali (proprio come fa Sakurambo -Koji ndr.-), non dire falso e non fare uso di alcol o di droghe. Il buddismo prevede l'escatologia, ovvero la vita ultraterrena. Infatti nella dottrina dell'Illuminato è previsto il Paradiso (o i Paradisi) e l'Inferno (o gli Inferni). Come ben notate queste due "religioni" sono molto diverse fra loro pur non avendo punti di contrasto evidenti, così la maggior parte dei giapponesi seguono entrambe le discipline finendo col fonderle. Gli unici che continuano la guerra santa sono Sakura e Sakurambo! Curiosità: in Giappone i matrimoni si svolgono secondo il rito shinto mentre i funerali secondo quello buddista. Questa è una divisione di puro pragmatismo nipponico perché per la dottrina shinto non esiste la possibilità di una vita ultraterrena mentre in quella buddista si. I vantaggi di poter scegliere tra due o più religioni sono evidenti... |
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Amaterasu, o Tensho-Daijan, è la dea del sole della religione shintoista (praticamente l'incarnazione stessa del sole). Il suo nome significa Paradiso splendente o colei che brilla nel Paradiso. E' la figura principale del panteon shintoista e la famiglia imperiale del Giappone si dice che discenda direttamente da lei. Amaterasu è anche la dea dell'agricoltura, avendo inventato i campi di riso (inada) ed avendoli coltivati per prima. Inventò l'arte della tessitura col telaio e insegnò agli uomini come coltivare il grano e l'utilizzo dei bachi da seta. Il suo tempio, chiamato Ise-Jingue, si trova tuttora ad Ise sull'isola di Honshu nella prefettura di Mie. Questo tempio viene demolito e ricostruito nella stessa forma ogni vent'anni. Nel santuario interno al tempio la dea è rappresentata tramite uno specchio (che rappresenta il suo corpo). E' la prima figlia di Izanagi e Izanami ed era così bella e radiosa che i suoi familiari la fecero ascendere per la "scala celestiale" al Paradiso dove gli venne concesso di governare per l'eternità. Quando suo fratello Susanowo (il dio delle tempeste) distrusse la Terra (ma c'è anche una versione che dice che teneva un comportamento scandaloso nel prato Takamagahara), Amaterasu, non sopportando la vista di questo scempio si nascose dietro la porta di roccia del cielo lasciando il mondo nell'oscurità. A questo punto i demoni presero il sopravvento e neanche gli stessi dei sapevano come contrastarli. Allora tentarono di farla uscire dal suo nascondiglio ma senza successo... Finalmente ad Uzume venne una splendida idea: organizzare una splendida festa sotto il suo rifugio! Quando Amaterasu schiuse l'uscio per sbirciare l'incantevole ballo di Uzume ne uscì un raggio di sole (che oggi viene chiamata "alba"). Gli altri dei se ne accorsero grazie ad uno specchio che Uzume aveva appeso in un albero vicino. Fu così che Tajikara spalancò la porta con la forza riportando la luce nel mondo. Poco fa vi ho accennato ad un luogo mitico della mitologia shinto: il prato Takamagahara. Si tratta del "più alto livello dei cieli" e, assieme a Izumo e Hyuga, è vitale per la narrazione della nascita del Giappone e delle gesta delle divinità che vi presero parte. Di questa bellissima leggenda (chiamata La leggenda della porta di roccia nel cielo) ne esiste una versione interpretata da Ataru&company davvero spassosa! Approssimamente succede questo: Amaterasu scende sulla Terra in prima persona in cerca del paese di Izumo in occasione del mese di Ottobre (in cui si dice che tutti gli dei scendano nel paese di Izumo). Così incontra il piccolo Ten e si imbatte per caso nella recita scolastica del Liceo Tomobiki. Il soggetto scenico è la "leggenda della porta di roccia del cielo"! Tra un equivoco e l'altro si ripresenta la stessa situazione di millenni prima... Così Amaterasu, offesa da una boccaccia di Lamù, si ritira nel rifugio e lascia il mondo nell'oscurità. In soccorso giungono gli dei reali, solo che al posto di tirarla fuori dalla porta di roccia, la richiudono dentro per godersi la festa ancora un po'!!! In questo episodio Amaterasu illumina il mondo grazie ad un potente faretto posto sulla sua fronte!!! Secondo il mio modesto parere anche la scena di Godai che si rinchiude nell'armadio offeso dalle parole di Kyoko durante la prima festa in onore della nuova amministratrice (ovviamente in Maison Ikkoku) è uno strampalato adattamento della stessa leggenda. |
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Gli Shichi Fujukin sono un gruppo di sette divinità benevole all'uomo (chiamate anche le sette divinità della fortuna) che derivano dalla religione shintoista. Il loro compito era quello quello di aiutare e difendere l'uomo dalle forze del male. Per questo Rumiko Takahashi li presenta come alleati di Ataru nella battaglia contro gli Oni (figure mitologiche negative) nel setsuban. Durante l'annuale festa del Sanganichi (più o meno il nostro Capodanno) i giapponesi sono soliti recarsi in un tempio Shinto per pregare gli Shichi Fujukin affinché concedano loro un anno di fortuna. E' una cerimonia che è possibile riscontrare in quasi tutte le serie animate: ci si veste in kimono e ci si reca al tempio di prima mattina; solitamente la preghiera è accompagnata dal lancio di una monetina su una grata. Nel dettaglio gli Shichi Fujukin sono: Benten: E' la dea dell'amore, dell'eloquenza, della saggezza, delle arti, della musica, della conoscenza, delle acque e della buona fortuna. E' a patrona delle Geishe, dei danzatori e dei musicisti. Inizialmente era soltanto la divinità delle acque (o dei mari), ma ben presto divenne la dea della ricchezza e entrò a far parte delle "sette divinità della fortuna". Il perché è semplice se pensate che il Giappone è un insieme di isole e che la pesca era il mezzo di sostentamento principale. Si dice che l'isola di Enoshima ebbe l'onore di ricevere le sue orme. E' raffigurata come una bellissima donna su un drago intenta a suonare uno strumento a corde. Ha otto braccia, che le servono per reggere una gemma, una spada, un arco, una freccia, una chiave e una ruota. Le altre due braccia sono sempre unite in preghiera. Si racconta anche che, quando un drago divorò parecchi bambini sulla Terra, ella vi discese e lo sconfisse riportando la pace. Bishamon: a questa divinità erano attribuite diverse funzioni, ma principalmente era il dio della guerra, dispensatore della salute e protettore degli adoratori del "Loto delle giuste leggi". Venne invocato con successo dal principe Shotoku nel 587 durante la guerra contro gli anti-buddisti. Protegge dai demoni e dalle sventure e custodisce uno dei quattro punti cardinali (per la precisione il nord). E' raffigurato come un monarca in armatura da guerra, mentre regge una lancia. Ai suoi piedi vi sono raffigurati dei demoni e non è raro vederlo circondato da un cerchio di fuoco a mo' di aureola. Daikoku: è il dio dell'abbondanza e protettore della terra e dei contadini. E' conosciuto anche come "il grande nero" ed è solito esaudire i desideri degli esseri umani. E' rappresentato come un uomo grasso, seduto su due sacchi di riso e appoggiato su un sacco di gioielli. Nel suo scrigno tiene il disco solare, mentre nelle sue mani regge un martello decorato con i simboli maschili e femminili che può esaudire ogni desiderio. Ha cari i ratti ed è amico dei bambini. Ebisu è suo figlio. Ebisu: è il dio dell'abbondanza del mare, protettore dei pescatori. Viene nominato spesso come figlio di Daikoku (dio dell'abbondanza della Terra). Il suo laboratorio si trova nella regione costiera nei paraggi di Osaka (dove vi è anche il suo tempio) e qualunque cosa si trovi su di una spiaggia potrebbe essere lui stesso oppure una sua apparizione. Fukurokuju: questo dio ha una sola particolarità, una fronte molto spaziosa (quasi quanto la lunghezza del suo corpo), ed è accompagnato da una tartaruga ed un corvo. Hotei: Hotei ("borsa di tela") è il dio della felicità e dell'allegria. E' il patrono dei bambini e dei deboli. E' raffigurato come un uomo grasso, con un grosso ombellico (simbolo di felicità, fortuna e generosità). Ha sempre con se una grossa borsa di lino che suole portare a spalla contenete cose molto preziose (tra cui i bambini). Cammina su un carro portato da ragazzi ("i Preti del Carro"), e viene accomunato al "Mi-lo-Fo" dei buddisti. Jurojin: E' il dio della longevità e di una felice vecchiaia. E' accompagnato da una gru e da una tartaruga. E' raffigurato su di un cervo maschio bianco mentre sorride come un vecchio gentiluomo. |
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E' una festa nipponica in cui si suole scagliare dall'uscio di casa dei fagioli contro degli umani travestiti da orchi. Questo rituale servirebbe a scacciare gli spiriti maligni dalle proprie case. In Uy è narrata nell'episodio Match di ritorno. |
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In realtà non si tratta di una gara ma di un antica cerimonia propiziatoria che avviene tra tendaggi di colore bianco e rosso, all'interno dei quali vengono poste coppie di manju (una specie di dolce) dei medesimi colori. In occasioni meno allegre, il rosso cambia in nero. Questa tradizione deriva da un conflitto avvenuto nel XXII secolo tra la famiglia Taira e la famiglia Minamoto, le cui bandiere erano rispettivamente rossa e bianca. Da allora, ogni volta che due squadre sono in competizione fra di loro, si dividono in Squadra Bianca e Squadra Rossa, e la gara viene chiamata kohaku-jiai. Il significato letterale di kohaku è, in effetti, "cremisi e bianco", detta anche "la coppia di buon auspicio". (cfr Lamù n° 2 Leggendo leggende sprint di Andrea Baricordi). |
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Anche Oyuki (vedi schede dei personaggi) in realtà non è altro che una leggenda giapponese. La leggenda parla di una Dama delle Nevi (anche Regina dei ghiacci), che giungeva sulla Terra soltanto per recuperare degli schiavi. Veniva rappresentata come una ragazza avvolta in un kimono bianco, con occhi rossi e capelli color ghiaccio che "rapiva" i viandanti che si facevano sorprendere durante le nevicate. Con molta probabilità era soltanto una figura che veniva usata per insegnare ai bimbi i pericoli delle basse temperature e delle nevicate. Rumiko Takahashi li ha dato un regno (Nettuno) e una personalità conforme al suo habitat preferito! |
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Questa è una razza mitologica assai conosciuta in Giappone. Non siamo di fronte ad un'unica razza, ma a due diverse varianti. Abbiamo i karasutengu (karasu = corvo) che sono simili a grandi corvi antropomorfi con tanto di ali e che si dice possano mutare forma e i konohatengu (c.d. "tengu dalla foglia") che si distinguono per un aspetto umanoide ma facilmente riconoscibili per un naso lunghissimo. In effetti vuole la leggenda che non si tratti di un vero naso, ma soltanto di una maschera che usano per nascondere il becco tipico dei Tengu. Entrambi vestono lo yamabushi (l'abito degli asceti della montagna) ed indossano i geta (gli zoccoli tipici della tradizione nipponica). I karasutengu sono ottimi spadaccini (tanto che si disse addestrarono Yoshitsune Minamoto in gioventù), mentre i konohatengu non si preoccupano tanto delle arti marziali in quanto con la loro foglia riescono a creare dei piccoli uragani. Il loro capo Sojo-Bo (che si dice abbia la faccia rossa) inoltre possiede una foglia con la quale riesce a creare dei veri e propri uragani! Sull'indole della razza dei Tengu non c'è molta concordanza: c'è chi li definisce creature burlone c'è chi li accomuna agli spiriti malvagi e c'è chi addirittura li vede come creature benevole. Nella serie di Lamù i karasatengu (che sono gli assistenti di Kurama) sono creature maldestre come dei piccoli corvi-sacerdote che non si tirano indietro di fronte ad una sorsata di sakè, mentre Kurama stessa (che è della razza degli konohatengu) ha in effetti il naso longilineo e la vistosa foglia (che a me pare di fico) che crea uragani. |
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Questo personaggio, realmente esistito, è uno dei più grandi eroi della storia giapponese. La sua storia si svolge nell'arco di trent'anni, cioè dall'anno della sua nascita (1159) a quello della sua morte (1189). Yoshitsune Minamoto è passato alla storia come l'eroe che sconfisse gli Heike, una casata che spadroneggiava in Giappone in quel periodo. Quando nel XII° secolo la sovranità dell'Imperatore era decaduta e con lui il potere dei nobili notabili, il paese cadde in mano alla casta dei guerrieri "bushi", ovvero i Samurai. Tra le varie casate soltanto due avevano il potere necessario per ambire a guidare il Giappone: gli Genji (capeggiati dalla famiglia Minamoto) e gli Heike. In un primo tempo gli Heike ebbero la meglio, vincendo proprio nel 1159 (lo stesso anno della nascita di Yoshitsune) quella che va sotto il nome di battaglia di Heiji. Yoshiie Minamoto (il capo dei Genji) venne giustiziato e Yoritomo (il primogenito di Yoshiie) venne imprigionato ad Izu. Il nono figlio di Yoshiie venne risparmiato ma venne mandato al tempio di Kurama per essere educato alla vita di monaco buddista. Venne risparmiato soltanto perché (essendo troppo piccolo al tempo della battaglia di Heiji) non conosceva le proprie origini. Avendo vinto la guerra con il clan dei Genji, Kiyomori Taira divenne una sorta di reggente dell'impero nipponico. Le leggi imposte dagli Heike erano molto dure ed il popolo soffriva la loro feroce tirannia aspettando con ansia l'avvento di un grande eroe che li avrebbe liberati dal giogo degli Heike. Narra la leggenda che un bel dì un tengu si recò da Yoshitsune rivelandogli la sua appartenenza al casato dei Genji e addestrandolo all'arte della spada. Dopo di che lo incoraggiò a spodestare la crudele stirpe degli Heike! Così fugge dal tempio e sul ponte Gojo (a Kyoto) incontra Benkei che lo seguirà per tutta la sua vita (questa storiella è narrata per bene nel paragrafo su Benkei). Negli anni successivi radunò tutti i Genji sopravvissuti e li organizzò in un'armata. Lo stesso fece suo fratello Yoritomo (che nel frattempo era scappato dalla sua prigionia sull'isola di Oki). Gli Heike, credendo ormai vinta ogni possibile resistenza, avevano smantellato il loro forte esercito e così la grande armata di Yoshitsune ebbe la meglio prima nelle battaglie di Ichinotani e Yashima e poi nella battaglia campale di Dannoura (1185) che risultò essere quella decisiva: i Genji avevano infine vinto e il Giappone era libero. Ma la fortuna di Yoshitsune finì li. Infatti il fratello Yoritomo, che non vedeva di buon occhio il favore del popolo nei confronti del fratello minore e temendo che potesse essere messa in discussione la sua posizione di capo dei Genji (e quindi di reggente del Giappone), accusò il fratello di tradimento e pur essendo lui scappato verso Kyoto attraverso il Nord, lo fece raggiungere dai sicari e così nel 1189 Yoshitsune Minamoto venne ucciso (probabilmente ad Oushu). Una leggenda popolare vuole che il valoroso eroe sopravvivesse alla morte e che, passato via mare in Mongolia, si coprì di altra gloria col nome di Gengis Kahn! Così Yoritomo divenne il primo Shogun "ufficiale" della storia del Giappone, ma il giovane fratello restò sempre nella memoria del popolo forse anche per la sua storia tragica! Ancora più triste è la storia che sarebbe spettata alla consorte di Yoshitsune. Shizuka (protagonista della leggenda nota come "la triste danzatrice") era una danzatrice del tempio di Gozen a Kyoto. Era una donna bellissima e la sua danza e la sua voce erano entrate nella leggenda quando riuscì, ballando, a far interrompere una siccità di cento giorni. Divenuta la sposa di Yoshitsune lo seguì nella sua fuga verso il mare attraverso le montagne, ma questo la rimandò indietro quando si rese conto che il freddo avrebbe compromesso la vita che lei stava portando in grembo. L'addio fu straziante e due si promisero di rivedersi presto. Così Yoshitsune affidò ad alcuni suoi soldati la moglie affinché la riportassero indietro, ma questi, dopo averla derubata dei gioielli e dei kimono che Yoshitsune le aveva dato per mantenersi fino al suo ritorno, la lasciarono da sola al freddo delle montagne. Riuscì ad arrivare al tempio di Gozen in tempo per la festa del Dio ed un bonzo, dopo aver notato la sua tristezza, la convinse a danzare. La gente dapprima fu meravigliata dall'armonia della sua danza, ma subito dopo si resero conto di chi era: la moglie di Yoshitsune il "traditore". La donna venne portata davanti allo Shogun Yoritomo che la interrogò sul luogo in cui avrebbe dovuto rincontrare il marito ed, avendo ottenuto un fermo rifiuto, le impose di danzare per lui. La povera Shizuka si sarebbe rifiutata di danzare se un anziana servitrice non le avesse consigliato di intonare un canto per il marito davanti allo Shogun al fine di intenerirlo e risparmiare suo marito. Shizuka intonò un bellissimo canto ed ottenne molto successo tra gli spettatori ma, al contrario delle sue aspettative, indignazione da parte di Yoritomo. Fu così che, passato del tempo, Shizuka partorì un bel maschietto vispo che venne ucciso appena nato... L'unica soluzione che restò alla bella Shizuka fu la via della morte. C'è chi dice che si annegò nelle fredde acque del mare invernale. Dubito che Shizuka possa essere considerata la madre di Kurama perché nel manga viene detto che mentre Yoshitsune stava per essere ucciso arrivò la madre di Kurama e lo caricò sull'ufo! Non c'è che dire, la Takahashi mi fa sempre morir al ridere! Nella storiella (Quel grand'uomo di papà contenuta in Lamù n°4) che vede Yoshitsune protagonista in Uruseiyatsura, il valoroso guerriero è visto come un uomo nobile ma con l'idea fissa di distruggere gli Heike. Ataru (travestito da karasutengu), al posto di introdurlo all'arte della spada (come nella leggenda) lo istruisce sui comportamenti da tenere con le donne (anche se in realtà Yoshitsune si teneva lontano da loro perché erano tutte bruttissime)!!! Meno male che Rumiko aveva pensato bene di far apparire Ataru dopo l'addestramento vero ad opera dei karasutengu! Una cosa molto carina avviene all'addio tra Ataru e Yoshitsune Minamoto. Infatti proprio in onore di Ataru (che il guerriero considerava un vero tengu) Yoshitsune cambierà nome in Ushiwakamaru ovvero Yoshitsune-Corvo. Nella realtà questo avvenne dopo il suo addestramento ed infatti in Giappone l'eroe è più conosciuto come "Ushiwakamaru". Nella versione animata dell'episodio (nell'adattamento italiano), Ushiwakamaru viene chiamato soltanto Wakamaru (l'episodio si intitola L'esempio di Wakamaru). Non oso immaginare come l'acuto staff di adattatori della Mediaset avrebbe potuto chiamare il soggetto in questione in questi tetri tempi di censura... Avanzo un'idea: "Ciccio Bombo Cannoniere" (se sono riuscito a fare peggio di Amv ho un futuro in Merdiaset assicurato). |
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Notizie su Benkei Musashibo: Benkei è una figura leggendaria che fa da contorno alla storia di Yoshitsune Minamoto. Era un uomo alto quasi 2 metri (che per il giapponese di allora era una misura inarrivabile) e c'è chi dice che padroneggiasse l'houriki (una tecnica quasi magica adoperabile soltanto dai sacerdoti buddisti). In principio Benkei era uno yamabuse (ovvero un'asceta delle montagne), disciplina che abbandonò per intraprendere la strada di ladro!
La leggenda vuole che solesse apparire sul ponte Gojo (a Kyoto) per rubare, dopo averli battuti, le spade ai passanti.
Il suo scopo era quello di rubarne 1000 ma, dopo averne prese 999, incontrò sul ponte Gojo Yoshitsune Minamoto.
"Tu sei la mia millesima vittima!" gli disse e gli si avventò contro. Il problema era che Yoshitsune era talmente agile che Benkei non riusciva in nessun modo ad afferralo, e così alla fine venne sconfitto. Quella era la sua prima sconfitta, e così Benkei divenne seguace di Yoshitsune nonché suo migliore amico. Benkei era un indomabile guerriero con una resistenza fuori dal comune, e la sua arma favorita era la naginata ovvero un'arma simile all'alabarda (non quella di Goldrake però:). Benkei aiutò sempre Yoshitsune sia con la sua abilità di guerriero sia con la sua saggezza di yamabuse. Si dice che seguì Yoshitsune nel tentativo di sottrarsi alla ferocia dell'armata del fratello Yoritomo e venne sopraffatto soltanto da migliaia di frecce che gli vennero scagliate su tutto il corpo. Il nome Musasibo era il nome che portava quando era yamabuse, e quindi veniva chiamato indifferentemente con entrambi i nomi. La "naginata" di Benkei è un'arma leggendaria, e molti dicono sia ancora da qualche parte in Oushu (attualmente nel distretto di Tohoku). C'è anche qualcuno che crede che essa si trovi in Mongolia se si prenda per veritiero il mito di Yoshitsune-Gengis Kahn. E' inutile dirvi che nella storiella che vede protagonisti Lamù&soci al fianco di Yoshitsune Benkei è chiaramente presente, ma la sua storia è leggermente diversa: infatti è un tizio bruttarello che per vendicarsi di essere sempre rifiutato dalle donne aspetta sul ponte Gojo tutte le fanciulle per sfregiarle e che attacca Yoshitsune Minamoto (istigato da Lamù che voleva così impedirgli di generare la principessa Kurama rea di insidiare tesoruccio) perché non si accorge che era un uomo! Comunque alla fine la storia prosegue e si conclude "regolarmente" (tranne per il fatto che Benkei non sa neanche chi siano gli Heike!). |
Nella religione Shinto i Kappa sono dei folletti acquatici che erano soliti trascinare i bimbi nell'acqua ed annegarli ma potevano mostrarsi ostili anche con i viaggiatori ed i passanti. Probabilmente devono la loro nascita all'esigenza dei genitori di insegnare ai bimbi la pericolosità degli stagni. Erano talmente temibili che attaccavano con successo persino grossi animali come i cavalli. Essi non possono vivere per molto tempo fuori dall'acqua, perché per vivere hanno bisogno di mantenere bagnata la testa. Il loro nome significa figlio del fiume e di Kappa ne esistono diverse razze (organizzate in società): i suiko, i mintsuchikamui, i garappa, i kahaku, i fuchizaku, i kenmon, i kimujin, gli hyotoku, gli hyoosuki, gli hyoosue gli shibaten e gli shibatengu. Hanno un aspetto stranissimo: lunghi capelli, il corpo di una tartaruga, gli arti squamati e la faccia di una scimmia. Possiedono le virtù mimetiche di un camaleonte. Non superano generalmente il metro e venti e possono raggiungere un peso di dieci chili (anche se per alcuni arrivano a venticinque). Si nutrono esclusivamente di sangue e cetrioli. Usano i cetrioli anche per viaggiare, in pratica li cavalcano come se fossero dei dragoni! Sono delle creature intelligentissime e possono essere anche benevole verso l'uomo che sappia come ingraziarseli. Infatti soltanto agli uomini retti (o anche ai monaci retti) loro insegneranno l'arte dell'ortopedia.Nel mondo di Uruseiyatsura c'è più di un Kappa, e spesso non sono visti come esseri malvagi, ma come creature depresse che cercano compagnia (che trovano puntualmente). Semmai i loro "dispetti" sono frutto di circostanze a sfortunate. Bellissima la storiella estiva che vede un Kappa (quello nella foto) nella piscina di casa Mendo e che alla fine, dopo essere stato sbattuto fuori ed essere stato prima ospitato a casa di Ataru e poi in un acquario, verrà adottato da un bimbo in cerca di un animaletto di compagnia. Ma l'apparizione di Kappa più famosa in Uruseiyatsura si trova nell'episodio Le zucche vuote tornano sempre a galla che miscela due leggende quella dei Kappa e quella del celebre Taro Urashima e il palazzo in fondo al mare... |
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La leggenda narra di un pescatore di nome Tango (chiamato Urashima) che salva una tartaruga impigliata nelle sue reti e la lascia libera. In realtà la tartaruga era una delle figlie di Ryujin (uno dei dio-drago della mitologia giapponese). Per ricompensarlo lo porta al Ryugu ovvero il palazzo del Drago (che si troverebbe vicino le isole Ryu Ku) al cospetto del padre. Gli appare come una splendida fanciulla e i due si sposano. Passati 3 giorni al pescatore viene voglia di rivedere i suoi parenti e decide di ritornare in superficie per salutarli. Così scopre che un giorno nel "palazzo del Drago" equivale a 100 sulla Terra e che di conseguenza erano passati 300 anni! Così anche il povero Taro muore. C'è una variante della storia che vede protagonista il Dio Drago. Infatti, prima di lasciare andare Taro, Ryujin gli dona una scatoletta, dicendogli di non aprirla per nessun motivo. Ma questi, una volta che non riusciva più a capire che fosse successo al suo paese, la apre invecchiando istantaneamente e morendo. Quello scrigno, che conteneva il tempo perduto, era l'unico modo per permettergli di ritornare al suo mondo e così si spiega anche lo sguardo triste di sua moglie quando lo lascia andar via. Di questo famoso racconto (che stato richiamato in tanti anime come per esempio in Dragon Ball e nella Principessa Zaffiro), Rumiko Takahashi ha dato la sua versione nell'episodio del manga Le zucche vuote tornano sempre a galla (nell'anime il titolo italiano è Il re delle rane). In questo episodio Ataru (incoraggiato da Shinobu che lo avrebbe ricompensato in "natura") salva un Kappa mezzo essiccato sopra un albero. Per questo (visto che quello che aveva salvato era il re dei Kappa) viene portato nel palazzo in fondo al "lago", dove a posto di divertirsi si annoia parecchio! Infatti gli viene offerto da mangiare l'unico alimento di cui si nutrono i Kappa: i cetrioli! Oltre a questo smacco subisce l'onta di essere scambiato per un omosessuale!!! Siccome i reggenti non sanno più che fare per farlo divertire decidono di farlo andare prima del tempo e gli regalano la loro "cagnolina"...una splendida sirena che Ataru dimostra di gradire moltissimo!!! Peccato che non appena uscito dalle acque i suoi compagni (disperati per la sua scomparsa) non appena lo vedono arrivare con quello splendore di fanciulla lo accolgano con una pioggia di macigni!!! |
Kintaro significa letteralmente bambino d'oro. Infatti "kin" significa "oro" mentre "Taro" è un nome comunissimo per un bambino. Viveva in un villaggio alle pendici del monte Ashigara con la madre Yamauba (una strega di montagna) nel periodo Heian (794-1192). Era solito giocare con i cervi, le scimmie e molti altri selvaggi animali. Con sé portava sempre la sua ascia con la quale abbatteva da solo molti grossi alberi. Un giorno volle sfidare in un combattimento di Sumo l'animale più forte della foresta: l'orso che lo aveva sconfitto prendendosi gioco di lui. Ma Kintaro si allenò duramente e alla fine sconfisse l'orso che divenne la sua cavalcatura. Capite benissimo la valenze pedagogica della favola il cui motto può essere riassunto in: "con l'impegno si riescono a raggiungere anche gli obiettivi più difficili".
Kintaro è una figura molto cara ai bambini nipponici e quindi è stata bellissima l'idea della Takahashi di farlo atterrare sulla Terra il giorno della loro festa. Ma la storia di Kintaro non è finita (altrimenti Ataru non avrebbe potuto demolire un mito!). Quando Kintaro ebbe 20 anni incontrò Yorimitsu Minamoto, un importante samurai (nonché facente parte della famosa famiglia Minamoto di cui faceva parte anche Yoshitune), che sorpreso di vedere un ragazzo su di un orso, lo convinse a seguirlo e a diventare un suo sottoposto. Kintaro così prese un nuovo nome: Kintoki. A questo punto la madre del giovane gli rivelò di essere figlio di un samurai della famiglia Sakada e per questo il piccolo Kintaro completò il suo nome in Kintoki Sakada. L'impresa più importante della sua vita fu l'uccisione di un Oni che viveva sul monte Oe in compagnia di Yorimitsu e altri due Samurai. Dopo di ciò Kintaro tornò al suo villaggio per non tornare più. Ora capite come fa Ataru a demolire agli occhi dei bimbi, infarciti delle nozioni di comodo che gli aveva fornito la maestra, il mito di Kintaro. Non fa altro che far loro notare che pur essendo stato un bimbo incredibilmente forte, tanto da battere persino un orso, Kintaro da grande non andò oltre la posizione di un comune "servitore". Qui è chiaro l'intento della Takahashi di voler mettere in ridicolo l'impianto scolastico nipponico! La storia adulta di Kintaro venne narrata per la prima volta nell'11° secolo all'interno del racconto del Konjaku, mentre la sua infanzia è conosciuta solo tramite joruri (comunemente "ballate"). Al momento in Giappone non esiste nessun monte Ashigara ma l'area montagnosa ai piedi del monte Kintoki nella Prefettura di Kanagawa si chiama proprio così. Yuhi no Taki (ovvero "le cascate del sole del meriggio") è il luogo dove si ritiene che Kintaro avesse fatto per la prima volta il bagno ed è lì che gli yamabuse del luogo bagnano i bimbi pregando per la loro salute. Al termine della cerimonia ad ogni bambino viene dato il famoso pettino (una specie di grembiule) con su scritto l'ideogramma "kin". Nella foto in alto vedete un dipinto in cui Kintaro combatte contro Momotaro (di cui vi invito a leggere nella sua scheda) sotto lo sguardo della madre.Curiosità: ora capite perché il protagonista di Golden Boy si chiama Kintaro Oe? "Kintaro" significa appunto "golden boy" mentre "Oe" è il luogo dove viveva l'Oni che sconfisse. Che Egawa si sia ispirato anche a questo episodio? |
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Anche se questo soggetto non è mai stato citato in Uy, mi è sembrato giusto, in coda alla scheda di Kintaro, parlarvi della saga dello Shuten Doji e quindi del suo protagonista principale: Yorimitsu Minamoto.
Visse tra il 948 e il 1021 (quindi nell'Era Heian). Era un famoso maestro di spada al quale l'Imperatore ordinò di uccidere l'Oni che infestava il monte Oe. Questo si chiamava Shuten Doji e si supponeva che fosse un ladro trasformato in Oni a causa dei troppi delitti. Lui e i suoi 4 compagni (tra i quali Sakada-no-Kintoki alias Kintaro) si travestirono da yamabuse e partirono alla volta del monte Oe. Nel loro viaggio incontrarono tre misteriosi vecchi che gli donarono un magico elmo (con il potere di proteggere dagli spiriti maligni) e una pozione chiamata Shinbenkidokushu. In realtà i tre vecchi erano tre divinità locali: Sumiyoshi, Iwashimizu e Kumano. Così si presentarono al castello del mostro che li fece accomodare e gli servì pietanze a base di carne umana. Loro finirono l'intero pasto e così Shutendoji, avendo creduto alla loro identità, bevve dalla loro bottiglia lo Shinbenkidokushu cadendo infine addormentato. A questo punto Yorimitsu gli saltò addosso tentando di spiccargli la testa dal busto, ma l'Oni fece una resistenza strenua e tentò (con la testa oramai quasi decapitata) di staccare con un morso la testa di Yorimitsu. Ma l'elmo magico protesse il guerriero e i quattro tornarono vincitori dall'Imperatore. Questo mito è stato rivisitato da molti manga-ka, tra i quali Go Nagai che ne trasse una splendida e criptica versione a fumetti e quattro splendidi oav. |
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Parlando di eroi dei bambini non possiamo non citare Momotaro...e se ne parliamo noi, come non poteva non citarlo Rumiko Takahashi? La sua storia è molto carina e merita di essere raccontata. Un giorno una signora anziana stava sulle rive di un fiume intenta a lavare i panni, quando vide un enorme pesca che galleggiava nel fiume, così decise di portarla a casa per mangiarla. Mentre la trasportava si rese conto che era anche molto pesante ma infine riuscì a trasportarla fino a casa. La sera, il suo anziano marito tornò dalle montagne e rimase molto sorpreso nel vedere l'enorme pesca. Al momento del taglio, la signora diede un colpo netto al centro e dalla pesca sbucò fuori un bimbo! Grazie a questo fatto prodigioso il bimbo venne chiamato Momotaro che significa primogenito di una pesca. Momotaro crebbe e divenne un forte ragazzo; un bel dì ebbe la notizia della presenza, in un'isola, di un Oni che amava depredare le proprietà degli altri e decise di recarsi alla sua isola per sconfiggerlo. Chiese così ai suoi genitori dei dolcetti per dargli la forza necessaria a battere il mostro e loro lo accontentarono... Così Momotaro partì verso la sua avventura armato di una spada e dei suoi dolcetti. Sulla strada per l'isola incontrò un cane che gli chiese un dolcetto e, essendo stato accontentato, si offrì di aiutare Momotaro nell'impresa. Stessa cosa accadde con una scimmia ed un fagiano che divennero i suoi amici più cari. Il gruppo giunse infine al mare e, prendendo in prestito una barca, si recarono all'isola dell'Oni. Il palazzo era inaccessibile a causa di un pesante cancello ma il fagiano volò oltre per studiare la situazione e poi la scimmia si arrampicò per aprirlo dall'interno. Così Momotaro ed il cane poterono entrare nel palazzo. A questo punto l'orco gli andò incontro con una mazza ferrata e nello stesso istante gli animali gli si avventarono contro! Il cane gli morse una gamba, la scimmia gli graffiava la faccia e il fagiano gli beccava gli occhi. Così l'Oni cadde sconfitto implorando pietà a Momotaro. Il ragazzo perdonò l'orco e ritornò al villaggio con molti tesori. Dopo averli restituiti ai legittimi proprietari, visse con i suoi genitori con ciò che rimaneva per molti anni felici. Nella breve apparizione su Uy Momotaro viene presentato come un bambino saccente, occhialuto e inconcludente che non è in grado di contrastare gli orchi. Una parodia allegra di questo eroe che viene visto come un antica "superstar". Simpatico il momento in cui Momotaro ricorda che è stato sempre il primo in tutto! Curiosità: nella versione Tv Ten esce fuori da una pesca come Momotaro e Ataru nell'episodio La pesca regina si trova a maneggiare, per "sconfiggere" una pesca gigantesca, una fantomastica "spada di Mamotaro". |
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L'Amefushi è uno spirito della pioggia. Si ritiene fosse avverso ai bimbi in quanto porta la pioggia e questa impedisce loro di giocare all'aperto. Di solito è raffigurato come un esserino minuto (delle dimensioni di un bimbo) con la faccia vagamente rassomigliante a quella di un ranocchio. E' vestito con un kimono e si protegge dalla sua stessa pioggia grazie ad una foglia di ninfea. Il suo più grande desiderio è giocare con i bimbi e quando si sente rifiutato (cosa che accade spesso visto che porta la pioggia) reagisce facendo dispetti. In Uy è visto come uno spiritello cattivo ed insensibile (ed infatti alla fine l'avrà vinta lui!). Un'altra bella trovata di Rumiko Takahashi è quella di metterlo in contrasto con un'altra figura legata alla pioggia (questa volta in positivo): il Teruterubozu (o Terubozu). Questo pupazzetto (che vi ricorderete sicuramente all'interno della sigla finale di Ikkyusan il piccolo bonzo) è costituito da un lembo di stoffa (riempito in modo che si formi una testa tonda) che i bimbi appendono fuori dalla finestra nei giorni di pioggia affinché possa tornare a splendere il sole e loro possano tornare a giocare fuori. |
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Ci troviamo di fronte a due spiriti classici della mitologia "made in Japan". Kitsune significa volpe. Il termine più completo per definire questo spirito è Kitsune-Tsuki ovvero la follia della volpe che è la possessione di un essere umano da parte di uno spirito volpino. Si dice che riesca ad entrare più facilmente nelle donne attraverso il collo o le mammelle. In Uy sono presentati due tipi di Kitsune. Il primo lo troviamo in "Lamù n° 5" ed è un vero e proprio spirito extraterrestre con dei problemi di alcoolismo che si impossessa del povero Ataru causando lo scompiglio a Tomobiki. Il secondo (che fa la sua prima apparizione nel n° 29 del manga nostrano) è un volpacchiotto molto carino ed innocuo. Il poverino si innamora di Shinobu e fa di tutto per conquistarla (senza successo). Possiede il potere di trasformarsi in qualunque persona voglia, ma a modo suo! In pratica resta sempre lo stesso volpacchiotto e al massimo gli spunta un vestitino o una parrucca! Comunque è un personaggio molto tenero. Tanuki invece significa tasso. Nell'immaginario nipponico il tanuki è dotato di poteri magici ed è davvero dispettoso. Per l'esattezza riesce a trasformare le foglie in qualsiasi cosa (anche se di solito le trasforma in gioielli o in denaro per divertirsi alle spalle degli uomini) ma l'effetto dura davvero poco! L'unico tanuki di Uy è Oshima che appare per la prima volta su Lamù n° 20. In quella storia (intitolata La gratitudine del tanuki), Rumiko Takahashi dà la sua interpretazione della fiaba La gratitudine della gru. Questa fiaba narra di un uomo che un giorno, trovando una gru intrappolata, la libera. Dopo alcuni giorni una ragazza gli si presenta chiedendo ospitalità. Vedendo che l'uomo possedeva un telaio, gli chiede di poterlo usare per ripagarlo dell'ospitalità, ma non dovrà mai sbirciare dentro la stanza dove ella lavora. Dopo un po' la ragazza gli consegna uno splendido tessuto pregandolo di venderlo. Questo avvenne per molti giorni e l'uomo si arricchì copiosamente. Ma un giorno, incuriosito, sbirciò dalla porta e vide una gru che si strappava le penne più belle e le tesseva. La gru così spiegò lui che questo era il suo modo di ringraziarlo per avergli salvato la vita e che però, avendola vista lo avrebbe abbandonato. Di questa fiaba la "principessa" ne ha fatto una versione col tanuki protagonista ai danni di Ataru! Non so se esista una versione animata dell'episodio ne' se esso sia stato importato e tradotto, ma vi assicuro che è uno spasso! |
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Notizie su Musashi Miyamoto: Ben-nosuke, conosciuto con il nome di Miyamoto Musashi, in maturità con il nome di Shinmen Musashi-no-kami Fujiwara-no-genshin. La sua famiglia proviene dal clan Arima di Kyushu (isola meridionale tra le 4 principali del Giappone); suo nonno, Hirada Shoken fu vassallo di Shinmen Iga-no-kami Sudeshige, daimyo del castello Takeyama, di cui sposò la figlia acquisendo il diritto di portare il nome Shinmen. Musashi-no-kami significa signore dei Musashi, mentre Fujiwara-no-genshin sta per sapiente dei Fujiwara, clan che discende dai primi seguaci della dea Amaterasu (dea del sole) che fu per 1000 anni il più potente del Giappone. Venne abbandonato all’età di 7 anni dal padre Munisai, guerriero di professione, venendo adottato dallo zio materno prete da cui forse apprese i primi rudimenti della scherma, mezzo con il quale cercava di disciplinare la violenta aggressività del ragazzo. Musashi uccise all’età di 13 nel suo primo duello Arima Kihei, samurai noto per la sua abilità con la spada e con lo Yari (lancia), della scuola Shinto-ryu. Il secondo duello lo disputò a 16 anni contro Tadashima Akyama, il quale ottenne prima di morire un riconoscimento per il suo valore da Musashi, in seguito comincia un pellegrinaggio senza meta in cerca di avventure e affermazione personale. Durante il suo viaggio partecipa alla battaglia di Sekigahara sopravvivendo a quei terribili 3 giorni e alle feroci settimane successive.
Poi all’età di 21 si diresse a Kyoto progettando una vendetta, la famiglia Yoshioka dava tradizionalmente il maestro d’armi agli Ashikaga e in seguito alla sconfitta di questi ultimi Ieyasu aveva proibito agli Yoshioka di esercitare il mestiere delle armi. Molti anni prima il padre Munisai era stato invitato da parte dello shogun Ashikaga Yoshitaki a dimostrare la sua abilità e vinse 2 su 3 incontri contro gli Yoshioka, Cosi la presenza del figlio di Munisai in città provocò l’onore della famiglia, cosi giunse la sfida con il capo clan, Seijiro. Lo scontro avvenne su una collina vicino Kyoto, Musashi arrivò in ritardo all’appuntamento e, senza scusarsi, attaccò con violenza buttando a terra l’avversario munito di una vera spada. Poi con un colpo del suo bokuto (spada di legno) lo colpì in testa. Seijiro non morì ma durante il ritorno a casa si tagliò il codino, simbolo della casta guerriera; questo significava che era stato disonorato al punto di non poter più combattere. Musashi continuò a permanere in città costringendo il fratello di Seijiro, Denshichiro, a sfidarlo, ma non ebbe miglior sorte. Arrivando di nuovo in ritardo come strategia per innervosire l’avversario, Musashi lo stese con un sol colpo del suo bokuto. Cosi ora rimaneva solo il giovane Hanshichiro, figlio di Seijiro che non aveva ancora l’età per essere considerato samurai, ma la tradizione di famiglia imponeva il duello e Musashi non voleva lasciare alle spalle un giovane che in seguito avrebbe cercato di vendicarsi. Il duello venne fissato in un bosco di pini, contando sulla strategia del ritardo Hanshichiro giunse sul posto accompagnato da famigliari armati deciso di tendergli un agguato, ma Musashi era nascosta già al sorgere del sole e, ascoltati i progetti, sbucò nel mezzo del gruppo impreparato uccidendo lo Yoshioka (sempre con il suo bokuto) senza che questi avesse il tempo di sfoderare la sua spada e poi affrontando con due spade le lance degli altri, respingendoli e uccidendone alcuni finché, davanti agli archi degli altri che cercavano di colpirlo, si dette alla fuga. Nel 1605 visitò il tempio di Hozoin per sfidare Oku Hozoin, prete Nichiren allievo del famoso bonzo Zen Hozoin Inei, che aveva creato la sua scuola dopo aver studiato con Izumi Musashi-no-kami di Shinto-ryu. Musashi lo batté 2 volte in duelli incruenti usando la spada di legno corta contro lo yari dell’avversario. Questi duelli gli permisero di fermarsi per un breve periodo al tempio, cosi ne approfittò per studiare le tecniche e per disputare la loro filosofia. Musashi continuava il suo viaggio sulla via di Heiho. in Iga incontrò Shido Baikin un esperto di kusari-gama, un arma composta da una catena di 2 metri circa, alle cui estremità è fissata una falce. Il duello si disputò davanti agli allievi dell’avversario. Questi roteò la sua catena per avvolgere la spada di Musashi e tirarlo a se, ma Musashi estrasse la spada corta e lo trafisse di punta al petto; gli allievi lo attaccarono ma Musashi con le sue due spade li mise in fuga. In Edo (Tokyo), un guerriero di nome Muso Gonosuke richiese un duello a Musashi. Musashi era seduto a intagliare una nuova arma nel legno e temporeggiò finché l’ebbe portata a termine; poi si alzò mettendosi in guardia con le sue due spade. Gonosuke attaccò per primo col lungo bastone di cui era specialista ma l’altro, avanzando diritto, ne neutralizzò l’azione dimostrando la sua superiorità. Gonosuke abbandonò il combattimento. Musashi continuava il suo viaggio. In Izumo v’erano molti rinomati combattenti e Musashi chiese al signore Matsudaira di incontrare il più forte dei suoi paladini. Venne scelto per il duello un samurai che maneggiava un bastone esagonale lungo oltre due metri e lo scontro avvenne nei giardini della libreria del castello. Musashi usava due spade di legno. Strinse l’avversario contro i gradini, lo colpi al viso mentre saliva sul secondo di essi e poi sulle braccia mentre indietreggiava. Straordinariamente lo stesso signore Matsudasra chiese di combattere con Musashi, che ripeté la medesima tattica, usando la "scintilla della falce" per spezzare l’arma dell’avversario su un attacco violento. Matsudaira si inchinò alla sconfitta e Musashi rimase qualche tempo presso di lui ad istruirlo. Il duello più famoso di Musashi avvenne in Kogura contro il giovane Sasaki Kojiro, famoso per la tecnica tsubame-gaeshi (contrattacco a coda di rondine). Questi aveva la stessa fama di Musashi. Fu chiesto il permesso del duello presso il signore Hosokawa Tadaoki e venne fissato alle otto del mattino sulla spiaggia di Muko-jima a circa 4 chilometra da Kogura. Al mattino Musashi fece ogni cosa con comodo, si tagliò come di consueto la sua arma, poi armato di spada corta e del Bokuto appena fatto si diresse sul luogo prestabilito. Arrivò con 2 ore di ritardo, sulla spiaggia si tolse la sopravveste, legò con la corda le maniche del kimono perché non gli impacciassero i movimenti e si strinse il fazzoletto sulla fronte per contenere i lunghi capelli. Sasaki Kojiro quando lo scorse, irritato, sfodero la spada e getto il fodero in acqua; si dice che Musashi in quel momento abbia gridato: " Hai perso, Ganryu. Nessun vincitore getta via il fodero della sua spada" (Ganryu è Sasaki Kojiro). La lama di Ganryu taglio il fazzoletto sulla fronte di Musashi mentre questi colpì in pieno la testa dell’avversario, Ganryu si accascio a terra lanciando ancora un attacco di punta che colpi il kimono di Musashi, questi lo colpì in petto e fu il colpo decisivo. Musashi sfoderò la spada corta, e balzando indietro a braccia aperte in segno di omaggio, poi si inchinò agli ufficiali e tornò in barca. Arrivò al suo 29° anno di età, abbandonò i duelli per studiare l’applicazione della sua strategia al combattimento tra eserciti. Un paio di anni dopo ci fu l’assedio di Ieyasu al castello di Osaka per la ribellione degli Ashikaga. Musashi combatté contro i suoi vecchi commilitoni di Sekigahara. Poi ci furono altre opportunità di guerra e di assedio, ma la sua attività durante una ventina d’anni è mal conosciuta. All’età di cinquant'anni giunse al termina della Via, e non gli rimase altro che applicare l’Illuminazione ottenuta ad altre discipline, si dedicò così alla calligrafia, pittura, scultura, forgia di tsuba (elsa di spada), poesia e saggistica. Musashi era sempre vissuto scapolo, sporco e sifilitico. Scherzando si diceva di lui che fosse impossibile tentare di lavarlo finché aveva la spada al fianco...e la spada dormiva con lui! All’età di 40 anni circa adottò un ragazzo, Miyamoto Yori, con cui pellegrinò al nord, poi il Yori trovò impiego presso il signore di Kogura, qui Musashi dimorò per 6 anni. All’età di 57 anni divenne maestro d’armi di Hosokawa Tadayoshi, signore di Kumamoto, scrisse per lui "Heiho Sanjugo Kaiho" , 35 precetti di Heiho che riassumeva la sua esperienza; ma il daimyo morì improvvisamente e Musashi ne soffrì a tal punto che il suo fisico ne risentì. Si racconta che facesse fatica a sollevare i piedi da terra per salire i gradini e che dovesse essere aiutato; tuttavia il giorno in cui scoppiò un incendio, lo videro collegare due tetti con una scala e corrervi sopra agilmente: nei momenti di pericolo ritrovava la facilità d’azione. All’età di 60 anni scrisse sotto forma di lettera ad un allievo il "Gorin-no-sho" ( il Libro dei cinque anelli ), autoconfinandosi nella caverna Reigendo Appena prima di morire scrisse il "Dokko-do", la via che bisogna percorrere da soli, composto da 19 precetti, quel giorno diede ai suoi 3 allievi le spade e la sella, consegno il "Gorin-no-sho" a Terao Katsunobu (Magonojo), una copia del "Heiho Sanjugo Kaiho" a Terao Nobuyki. Morì sette giorni dopo, si narra che alla fine della cerimonia un tuono scosse il cielo e la terra, era Miyamoto Musashi che abbandonava il corpo. La sua tomba è a 6 chilometri da Kumamoto. Questa scheda è opera di Stefano Crescia, l'autore di uno splendido sito sul "Libro dei Cinque Anelli" che vi consiglio di visitare all'indirizzo http://www.crescia.com Grazie ancora Stefano :) Curiosità: Questa storia (fino alla fine dello scontro con Kojiro Sasaki) è narrata in una lunga storia su Uy, con il prof Onsen che interpreta Musashi, Shutaro che interpreta Kojiro e molti altri personaggi che si inventano un ruolo improvvisato. Una storia davvero divertente per chi conosce quella vera! |
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Saiyuki è un antichissima e popolare leggenda cinese scritta da Wu Cheng’en che letteralmente significa Viaggio in Occidente. Narra delle vicende del bonzo Tripitaka che, in compagnia dello scimmiotto Sun-wu-Kung (Son Goku o Sun l'acrobatico) di una divinità decaduta con la testa di maiale Hakkai (il porcello delle otto astinenze) e di un alchimista trasformato in un mostro di palude (Sagomo o Sabbioso), parte verso l'India alla ricerca dell'edizione completa dei Sutra. Da questa leggenda sono tratti diversi anime come Dragon Ball, Starzinger, The Monkey. Inoltre è citata in decine di altri anime e anche in Uruseiyatsura (in un mix con uno sceneggiato di nome Sanshiro Sugata che andava in onda in Giappone nel periodo in cui usciva quella storia). |
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è una leggenda su cui non ho trovato nulla. Stando a quanto ci dice Rumiko si tratta di un gigante antropofago che sfidava i passanti in gare di poesia e si mangiava chi sconfiggeva. Probabilmente la fata del pesco non ha niente a che vedere con la leggenda in questione ma si tratta di una spirito, dimorante nei peschi in fiore, che si desta ogni qual volta ascolta una bel poema. Nell'adattamento italiano, il personaggio dell'eremita poeta viene chiamato Eremit o Erbit (sinceramente non sono mai riuscito a capirlo). Probabilmente è un errore di traduzione. Se volete cimentarvi anche voi nella contesa l'episodio in cui appare è il 20b (Fiore di pesco). |
| si racconta che esista una casetta fatta di neve che imprigiona le persone al suo interno e l'unico modo di uscire di li è quella di far entrare un altro al posto proprio. |









Nella religione Shinto i Kappa sono dei folletti acquatici che erano soliti trascinare i bimbi nell'acqua ed annegarli ma potevano mostrarsi ostili anche con i viaggiatori ed i passanti. Probabilmente devono la loro nascita all'esigenza dei genitori di insegnare ai bimbi la pericolosità degli stagni. Erano talmente temibili che attaccavano con successo persino grossi animali come i cavalli. Essi non possono vivere per molto tempo fuori dall'acqua, perché per vivere hanno bisogno di mantenere bagnata la testa. Il loro nome significa figlio del fiume e di Kappa ne esistono diverse razze (organizzate in società): i suiko, i mintsuchikamui, i garappa, i kahaku, i fuchizaku, i kenmon, i kimujin, gli hyotoku, gli hyoosuki, gli hyoosue gli shibaten e gli shibatengu. Hanno un aspetto stranissimo: lunghi capelli, il corpo di una tartaruga, gli arti squamati e la faccia di una scimmia. Possiedono le virtù mimetiche di un camaleonte. Non superano generalmente il metro e venti e possono raggiungere un peso di dieci chili (anche se per alcuni arrivano a venticinque). Si nutrono esclusivamente di sangue e cetrioli. Usano i cetrioli anche per viaggiare, in pratica li cavalcano come se fossero dei dragoni! Sono delle creature intelligentissime e possono essere anche benevole verso l'uomo che sappia come ingraziarseli. Infatti soltanto agli uomini retti (o anche ai monaci retti) loro insegneranno l'arte dell'ortopedia.
Kintaro è una figura molto cara ai bambini nipponici e quindi è stata bellissima l'idea della Takahashi di farlo atterrare sulla Terra il giorno della loro festa. Ma la storia di Kintaro non è finita (altrimenti Ataru non avrebbe potuto demolire un mito!). Quando Kintaro ebbe 20 anni incontrò Yorimitsu Minamoto, un importante samurai (nonché facente parte della famosa famiglia Minamoto di cui faceva parte anche Yoshitune), che sorpreso di vedere un ragazzo su di un orso, lo convinse a seguirlo e a diventare un suo sottoposto. Kintaro così prese un nuovo nome: Kintoki. A questo punto la madre del giovane gli rivelò di essere figlio di un samurai della famiglia Sakada e per questo il piccolo Kintaro completò il suo nome in Kintoki Sakada. L'impresa più importante della sua vita fu l'uccisione di un Oni che viveva sul monte Oe in compagnia di Yorimitsu e altri due Samurai. Dopo di ciò Kintaro tornò al suo villaggio per non tornare più. Ora capite come fa Ataru a demolire agli occhi dei bimbi, infarciti delle nozioni di comodo che gli aveva fornito la maestra, il mito di Kintaro. Non fa altro che far loro notare che pur essendo stato un bimbo incredibilmente forte, tanto da battere persino un orso, Kintaro da grande non andò oltre la posizione di un comune "servitore". Qui è chiaro l'intento della Takahashi di voler mettere in ridicolo l'impianto scolastico nipponico! La storia adulta di Kintaro venne narrata per la prima volta nell'11° secolo all'interno del racconto del Konjaku, mentre la sua infanzia è conosciuta solo tramite joruri (comunemente "ballate"). Al momento in Giappone non esiste nessun monte Ashigara ma l'area montagnosa ai piedi del monte Kintoki nella Prefettura di Kanagawa si chiama proprio così. Yuhi no Taki (ovvero "le cascate del sole del meriggio") è il luogo dove si ritiene che Kintaro avesse fatto per la prima volta il bagno ed è lì che gli yamabuse del luogo bagnano i bimbi pregando per la loro salute. Al termine della cerimonia ad ogni bambino viene dato il famoso pettino (una specie di grembiule) con su scritto l'ideogramma "kin". Nella foto in alto vedete un dipinto in cui Kintaro combatte contro Momotaro (di cui vi invito a leggere nella sua scheda) sotto lo sguardo della madre.
