Lamù: il manga

a cura di: Koji

Il manga di Urusei Yatsura viene pubblicato per la prima volta in Giappone nel 1978 su Shonen Sunday.

Shonen Sunday è una rivista della Shogakukan per adolescenti che, fra le varie rubriche, pubblica anche manga. Per un'artista esordiente, come la Takahashi del 1978, la pubblicazione in un settimanale abbastanza famoso di un opera ad ampio respiro come Uy rappresentava un'opportunità non indifferente, visto che per aspirare direttamente alla realizzazione dei tankobon (o albi monografici), si parte dal presupposto che l'autore sia molto noto (e che quindi l'albo si venda).

La serializzazione settimanale di Uy all'interno di Shonen Sunday ebbe inizio con il numero 39 del 1978 e terminò con il numero 8 del 1987. Ovviamente, l'appuntamento con Lum&soci non era fisso nel palinsesto della rivista, dapprima perché il manga non piaceva e dopo per dare modo a Rumiko Takahashi di realizzare storie all'altezza della sua fama (anche quando l'autrice era impegnata in altre serie). Essendo stato realizzato per una rivista, il manga ne risulta influenzato sotto diversi punti di vista.

In primis, il numero esiguo di tavole a disposizione costrinse l'autrice a strutturare il manga in short stories. In realtà io penso che questa decisione si debba rapportare anche ad altre esigenze: il filone umoristico a cui si rifà l'opera necessita di "short" per garantire al lettore molteplici situazioni bizzarre e non annoiarlo; a questo va aggiunto che la Takahashi non aveva esperienze di storie ben strutturate avendo sempre realizzato brevi racconti. Insomma, volontà o meno, per vedere una storia articolata di Lamù bisognerà attendere parecchio (e comunque le storie "lunghe" furono sempre divise in più capitoli come il bellissimo finale del manga).

La struttura del manga ha influenze anche sulla serie Tv e contribuisce a creare quello che io definisco come sceneggiatura alla Takahashi, ovvero mancanza di un plot vero e proprio e trama affidata più all'introduzione di personaggi nuovi e situazioni equivoche!
Se ci fate caso, nessuno dei manga di Rumiko Takahashi sfugge a quest'ottica e l'unico che se ne discosta un pochino (lo shojo Maison Ikkoku) venne accettato e amato dal pubblico solo dopo molto tempo.
Uruseiyatsura è interessante anche per notare l'evoluzione del tratto della Takahashi: i disegni, essenziali all'inizio, subiscono molti cambiamenti nell'arco della serie (io conto ben tre stili diversi).

L'evoluzione della storia non riguarderà solamente il tratto...

Nelle prime storie l'autrice aveva dato un taglio diverso ai personaggi ma successivamente li modificò e li rese più "digeribili". Così ci gustiamo una Lamù con in testa solo "quello", un Ataru molto più allupato del solito (che tenta persino di far violenza sulle ragazze!) e una Shinobu che viene chiamata molto spesso "licantropa" a causa della sua ferocia.

La storia si svolge nell'arco di 5 anni (almeno contando le ricorrenze puntualmente raccontate nel manga) tra il 1997 e il 2001. Mi sembra inutile favi notare che la storia si svolge 20 anni dopo la sua creazione. Forse dirò una bestialità ma, quando Rumiko rappresenta le espressioni estatiche dei compagni di Ataru oppure quella incavolata di Shinobu, il tratto mi ricorda quello di Nagai. In un episodio poi c'è anche una citazione "diretta" del manga di Devilman, e più precisamente nell'episodio del manga Disco inferno.

Successivamente alla pubblicazione in rivista, l'opera somma di Rumiko Takahashi viene pubblicata in tankobon e per l'esattezza in 34 volumetti (contenenti dai 9 agli 11 episodi ciascuno) per Shonen Sunday Comics.

Probabilmente lo avrete già notato ma, se non lo avete fatto, vi aiuto io: al contrario di quello che si crede in giro, urusei Yatsura è uno shonen cioè è stato concepito per un pubblico di maschietti...ma stranamente finì col diventare un manga unisex (il che, nella mente dell'editore, significa aumentare in modo consistente le vendite).

Sicuramente tale risultato venne reso possibile dalla straripante allegria che Uy trasmette al lettore, ma non bisogna sottovalutare la caratterizzazione totalmente anticonformista delle ragazze aliene!

Per carità, non intendo dire che le signorine dagli occhi a mandorla lessero Uy (che resta pur sempre un manga umoristico) solamente perché pensavano ad un atto di ribellione nei confronti della loro società standardizzata ma che i comportamenti "strambi" delle ragazze aliene (in prims lo strano modo di parlare chiuso dal "-cha" e il modo disinibito di vivere) erano totalmente all'opposto dei loro e che quindi le affascinavano... Di questo era ben consapevole Rumikuccia, che per dieci anni si divertì a prendere in giro la società nipponica contribuendo a cambiare la mentalità di un'intera generazione di adolescenti.

La perfida matita di Rumiko Takahashi divenne una lama affilatissima, una divertentissima ma bruciante satira sulla condizione della società nipponica. Sembra strano che stia parlando proprio di Lamù, la ragazza dello spazio, una storia che ci fa scompisciare dalle risate, ma se lo guardate sotto quest'ottica tutto vi sembrerà più chiaro (ve ne accorgerete nell'analisi dettagliata dei personaggi).

Per le differenze tra il manga e l'anime vi rimando all'apposito paragrafo.

Questo manga sbarcò nelle nostre edicole solo nell'Aprile del 1991 all'interno del primo numero della storica rivista Manga-zine (della sempre rimpianta Granata Press). Al ritmo di un episodio per numero si arriva, nel Dicembre del 1994, fino alla storia numero 45 (La guerra della dieta). Dopo di che Manga-zine venne chiuso e Lamù, per qualche mese, ritornò al suo Ufo sul cielo di Tomobiki... La pubblicazione riprese, in monografico, nel Maggio del 1995 sempre ad opera di Granata Press (su Manga Classic) ma anche stavolta con scarsa fortuna: infatti la rivista durò solamente 4 numeri e riuscì a continuare la serie dall'episodio numero 46 (Yoga a gogò) al 65 (Appuntamento galante).

Contemporaneamente si era provveduto a raccogliere in sostanziosi albi monografici tutte le precedenti storie apparse in Manga-zine ma anche questa impresa restò incompiuta per il precoce decesso della casa editrice. Questa edizione risulta essere però non all'altezza dello spessore del manga in quanto (per una questione di convenienza economica) venne presa come versione di riferimento quella americana della Viz, che non brilla per correttezza di traduzione e non rispetta neanche l'ordine esatto degli episodi!

Meno male che esiste la Star Comics!!!
Dal Marzo del 1997 al Febbraio 2001 vengono tradotti (questa volta dall'originale giapponese) in ben 48 volumi tutti i 355 racconti del manga corredati, quando occorre, dalla spiegazione delle leggende e delle tradizioni nipponiche. Sigh! al sol pensiero di aver terminato tutti i racconti della mia bella Lamù mi verrebbe di iniziare a cantare Venite, venite, gente dello spazio! sperando che si presenti Lamù al posto dell'Ufo Taxi...

Una curiosità: la copertina del primo numero della versione Star Comics è uguale a quella del primo tankobon della Shonen Comics mentre le altre sono differenti.

Un'altra curiosità: Rumiko Takahashi (particolare che si nota solo sul manga), è stata una delle prime autrici ad usare l'ormai famoso spruzzo di sangue dal naso nei casi (frequenti) di grande eccitazione dei personaggi!