Capitan Harlock: la poetica di Reiji Matsumoto

a cura di: Koji

Reiji Matsumoto è un autore molto strano, in molti dicono che il suo unico merito è nell'aver creato dei personaggi che poi non è riuscito a gestire o che si sono dimostrati vincenti non in mano sue ma in quelle degli animatori.

HarlockIo non credo a nessuna di queste critiche. Il fatto che sia un mangaka dal taglio particolare è vero come il fatto inequivocabile che i suoi fumetti sono da interpretare alla luce di alcune considerazioni di fondo che non sono spiattellate alla buona nei baloons ma bisogna codificare (e forse per quello in molti hanno letto solo l'aspetto esteriore dei suoi manga). Io ho provato a riassumere il senso dei temi maggiormente cari a Reiji Matsumoto sperando di convincere i lettori svogliati a rileggere e riscoprire questo autore.

Il concetto di spazio siderale è fondamentale nella poetica di Reiji Matsumoto. Lo spazio è l'avventura stessa, l'infinito, l'ignoto. In un periodo storico in cui la tecnologia permetteva all'uomo di varcare a soglia della stratosfera, lo spazio (chiaramente inteso nella sua immensità) rappresentava l'ultima frontiera un po' come doveva essere il far-west sul finire dell'800 (e di far-west si sente l'odore anche in Harlock). Certamente l'autore recepì la lezione di serial tv come Star Trek ma non tanto da restare succube delle asettiche e razionali produzioni americane. Lo spazio attende sia ad una funzione scenografica che registica. Infatti, oltre a costituire l'ambientazione primaria delle vicende rallenta l'azione e costringe lo spettatore a riflettere sugli avvenimenti esposti.

Tutti i protagonisti delle epopee matsumotiane sono soggetti fuori al comune, persone dotate di sensibilità non ordinaria e rappresentati come simboli più che personaggi stessi. I protagonisti delle varie serie sono icone di virtù e le storie in se stesse servono a far risaltare quello che i soggetti rappresentano. E' questa la vera forza della poetica dell'autore che non si limita solo a creare trame di elegiaca purezza ma vuol fornire modelli di comportamento alla società civile. L'intento pedagogico dell'autore è più che chiaro ed è proprio questa preoccupazione evidente per le sorti delle generazioni future a rendere le opere del Sensei Matsumoto molto di più che semplici storie.

Tutti i lavori di questo autore hanno in comune questi principi generali (non ho la competenza in materia per scendere più nel dettaglio) ma in definitiva ci sono anche degli indizi che hanno portato a vedere la produzione di Matsumoto come un mosaico dai contorni sfumati e intercambiabili. Per esempio da più parti si fa riferimento al numero 1000 ("...e non più mille"): le vicende di Capitan Harlock si svolgono nel 2977 (cioè 1000 anni dopo la stesura del manga) mentre il pianeta Lamenthal è destinato a schiantarsi sulla Terra dopo 1000 anni.

HarlockPer esaurire questo (infinito) gioco di rimandi, molti credono che almeno Galaxy Express 999, La Regina dei mille anni e Capitan Harlock si muovano sullo stesso continuum. Anche se non c'è una vera e propria continuity (intesa in senso rigido/marvelliano) i punti di contatto non mancano di certo: Harlock, per esempio, appare in alcune puntate di Galaxy Express 999, Maetel viene dal pianeta Lamethal e viaggia verso un pianeta di nome Adromeda retto dalla regina Promesium (Andromeda Promesium è il nome della Regina dei mille anni).

Io sono abbastanza critico verso questa impostazione perché è noto che Matsumoto ama reinterpretare le sue storie nelle chiavi più diverse e far combaciare solo alcune opere e non altre sarebbe troppo semplicistico. A mio parere il suo universo narrativo è costituito da piani paralleli che sono destinati a non incontrarsi: le storie si muovono tutte e separatamente su possibili futuri (e presenti) alternativi. E' da dire che con le ultime serie dedicate a Capitan Harlock lo stesso, disordinatissimo, autore sembra si stia piegando all'esigenza commerciale di sistemarne la storia...mi ricorda tanto quella volta che Nagai voleva spiegare la fisica dell'aggancio delle Getter machines.

Dal punto di vista estetico i personaggi di Matsumoto hanno caratterizzazioni fisiche simili (per non dire identiche): le donne sono tutte alte, eteree e con lunghe chiome (direi simili ai ritratti del Modigliani) mentre i personaggi-spalla o gli anziani sono raffigurati con fisionomie tozze e buffe. Gli unici ad avere l'onore di un aspetto consono alla grandezza del loro animo sono solo i personaggi di rilievo. Vedere qualche strano gioco di classismo in questa differenziazione somatica dei personaggi sarebbe come voler dimenticare quel binomio kalos kai agatos che ci accompagna dagli albori della letteratura umana.

Nel caso di Harlock il discorso sul chara design sembra aprire uno spiraglio ad un discorso più serio. Sembra, dagli innumerevoli racconti più o meno "paralleli" alla serie del 1977, che Harlock sia tedesco o che comunque i suoi avi lo fossero. Visto che Uchu kaizoku Capitan Harlock è forse la prima serie in cui c'è un uso massiccio di personaggi chibi e che parecchi stranieri (come Kirita) hanno un aspetto "normale" non vorrei che il piccolo popolo di personaggi che animano la serie sia lo stesso popolo giapponese che in quegli anni cominciò a tralasciare le tradizioni come il popolo dei chibi aveva tralasciato il senso della vita.