Capitan Harlock: la corazzata spaziale Yamato
a cura di: Koji
La corazzata spaziale Yamato è la prima storia a dare vera fama a Reiji Matsumoto. La storia (almeno nel filone essenziale) narra del viaggio dell'astronave Yamato alla ricerca del Cosmo Cleaner, un congegno che permetterà di ripulire la Terra dalle radiazioni causate dall'uso delle bombe planetarie usate da Deslock comandante del pianeta Gamilon. La Yamato dovrà tornare entro un anno dalla sua partenza pena la morte dei terrestri a causa dell'inquinamento.Successivamente la serie proseguirà con altre due serie realizzate esclusivamente per l'animazione e che vedono la Yamato in guerra contro l'impero della Cometa (la seconda) e alla ricerca di un nuovo pianeta per consentire la sopravvivenza al genere umano.
L'anime in questione è conosciuto in Italia col titolo Starblazers. Questo titolo (che significa guerrieri delle stelle) è dovuto all'edizione americana della serie, importata acriticamente da noi nei primi anni '80.
L'adattamento è "made in USA", con tutte le consuete censure e modifiche. Il nome della nave stellare viene cambiato in Argo (mutuandolo dal mito classico di Giasone e gli Argonauti) e "giustamente" si cambiarono anche tutti i nomi dei personaggi. Certo, non sarebbe un reato grave se non tenessimo conto del fatto che ci troviamo di fronte, a mio parere, ad un opera esplicitamente anti-americana. Il popolo del pianeta Gamilas è infatti ritratto con i topos classici degli americani (pur avendo nomi nordici e chiamando il proprio capo "fürher"). L'antiamericanismo si evince anche dal nome originale della corazzata: la Yamato infatti era una nave esistita veramente ed era il gioiello della marina militare giapponese della 2° Guerra Mondiale che fu fatta colare a picco dagli americani in battaglia.
La serie, nell'adattamento italiano, è piena di censure (per esempio non si vede mai morire nessuno) e il sakè (bevanda sacra nelle opere di Matsumoto) diventa a volte latte a volte acqua... La colonna sonora è stata distrutta con effetti sonori fuori luogo e una nuova colonna sonora appositamente creata. I dialoghi sono stati cambiati (specie quando erano incentrati sulla Yamato) e gli autori originali sono citati solo in una breve riga nei credits... Qualitativamente,almeno la prima serie dell'anime, presenta molti difetti in fase realizzativa: disegni approssimati e frequenti ricorsi a campi lunghi e primi piani evidenziano delle evidenti carenze nell'animazione.
Il manga originale della serie è stato pubblicato dalla Planet Manga in 3 volumi.
Della serie vennero realizzati diversi prodotti per il cinema e la tv: Corazzata Spaziale Yamato (1977, film riassuntivo della prima serie), Addio Yamato (1978, narra degli avvenimenti della seconda serie), Yamato, il nuovo viaggio (1979, si tratta di uno special Tv con soggetto originale), Yamato per sempre (1980, film con trama originale) e Yamato, l'ultima battaglia (1983).
Capitan Harlock: Starzinger
a cura di: Koji
SF Saiyuki Starzinger (Il fantascientifico "Saiyuki" Starzinger) venne realizzato tra il 1978 e il 1979 dalla Toei Doga. La serie vanta 73 episodi divisi in due serie, la prima di 64 episodi e la seconda (originariamente SF Saiyuki Starzinger II) di soli 7 episodi. La sigla italiana dei fratelli Balestra, che è la cover della sigla giapponese, è straordinaria e da quanto mi risulta della serie non è mai stato prodotta una versione mangacea.Nel nostro paese l'anime è molto famoso grazie ai diversi passaggi televisivi. Chi non ricorda i tre cyborg e le loro astronavi? Hayan Coog con la Star Crow, Sir Gorgo sulla Star Chopper e Don Hakka sullo Star Bood!
La storia non è altro che la trasposizione del Saiyuki nello spazio. Saiyuki è un antichissima e popolare leggenda cinese scritta da Wu Cheng’en che letteralmente significa Viaggio in Occidente. Narra delle vicende del bonzo Tripitaka che, in compagnia dello scimmiotto Sun-wu-Kung (Son Goku o Sun l'acrobatico) di una divinità decaduta con la testa di maiale Hakkai (il porcello delle otto astinenze) e di un alchimista trasformato in un mostro di palude (Sagomo o Sabbioso), parte verso l'India alla ricerca dell'edizione completa dei Sutra.
I punti di contatto tra la leggenda e Starzinger sono nel concetto stesso di "viaggio" che i gruppo si trova ad affrontare e nella caratterizzazione dei protagonisti: Hayan Coog su tutti. Infatti, come lo scimmiotto Sun-wu-Kung, possiede un bastone superestensibile, una coroncina che gli provoca dolore se disubbidisce e invece della nuvoletta Kinton (nuvola d'oro) possiede la bellissima Star Crow. I due hanno anche un simile passato alle spalle: Sun-wu-Kung, dopo aver messo a soqquadro la terra, era stato rinchiuso sotto il monte dei Cinque Elementi, mentre Hayan Koog, per lo stesso crimine, viene rinchiuso in una sfera sulla Luna. Ma anche Don Hakka (trasposizione futuristica del maiale Hakkai) e Sir Gorgo (trasposizione futuristica di Sagomo) si possono ricondurre alle loro controparti "leggendarie". Hakka è molto simile ad un gentil suino mentre Gorgo è uno scienziato (più o meno come gli antichi alchimisti). Entrambi verranno "arruolati" per scortare il bonzo (in questo caso la principessa Aurora che deve andare verso il Grande Pianeta) insieme a Hayan Koog. Inoltre i due cattivi in cui i nostri eroi si imbattono all'inizio della storia (Ghin Ghin e Kin Kin) sono anch'essi tratti dalla citata leggenda (Ginkaku e Kinkaku).
Starzinger non è l'unico anime ad essere tratto dal Saiyuki, tra i più famosi adattamenti ricordiamo The Monkey (di Osamu Tezuka) e Dragon Ball (di Akira Toriyama). Nel 1960 uno dei primi lungometraggi di Osamu Tezuka intitolato appunto Saiyuki viene importato e doppiato col titolo Le tredici fatiche di Ercolino. Erano altri tempi, ma è comunque inspiegabile come si possa travisare tanto le opere di una cultura diversa dalla nostra (simile trattamento ebbe il lungometraggio Anju to Zushiomaru diventato Robin e i due moschettieri e mezzo).
Sul nome originale dei 3 cyborg protagonisti in giro ci sono diverse opinioni. In Italia sono conosciuti come Hayan Coog, Sir Gorgo e Don Hakka ma secondo l'interpretazione più fedele dal giapponese dovrebbero chiamarsi Jan Kugo, Sir Jogo e Don Hakka. Alcuni fanno notare che invertendo le sillabe a Koogo che Jogo si ottiene Gokoo (come lo scimmiotto) e Gojo (come Sa-gojo uno dei nomi del kappa) ma questa scoperta non troverebbe riscontro col terzo dei cavalieri: Hakka. Del resto analizzando i nomi completi delle tre figure scopriremo che sono un mix tra leggenda cinese e cavalieri alla europea: Gorgo è un Sir (come Lancillotto ad esempio), Hakka è un Don (come Don Chisciotte che era anch'esso un cavaliere) mentre Coog è un...Jan (termine di cui al momento non conosco l'origine). Ovviamente le tre astronavi sono le loro cavalcature!
Capitan Harlock: Galaxy Express 999
a cura di: Koji
Ginga Tetsudo
999 (tradotto Linea ferroviaria galattica 999) fu realizzato tra il 1978 e il 1981 dalla Toei Doga e conta di 113 episodi e tre lungometraggi (The Movie, Addio Galaxy Express 999 ed Eternal Fantasy).Quella che in origine una gran bella serie perde molto del suo significato originario a causa di un doppiaggio ed un adattamento intellettualmente povero.
Le vicende si svolgono attorno alla figura di Tetsuro (da noi Masai) che, seguendo la volontà della madre morente, si imbarca sull'espresso galattico 999 con l'intento di recarsi su Andromeda allo scopo di ricevere un corpo meccanico (che permette a chi lo possiede una vita felice ed eterna). Compagna di viaggio del ragazzo è l'eterea Maetel (Maisha), che oltre a regalargli il biglietto ferroviario funge anche da preziosa guida. Il finale è molto bello. Giunto su Andromeda scopre che in realtà sua madre è la regina dell'Impero Meccanico, e che il suo destino è quello di diventare un "bullone umano" privo di volontà all'interno di un macchinario gigantesco (simbolo di quell'assurda società). Il ragazzo si ribella a quel bieco destino e grazie al coraggio e alla maturità acquisiti in quel lungo viaggio riesce a sopraffare l'oppressiva società. L'anime ha lo scopo di far riflettere lo spettatore sul senso della vita, e sotto questo punto di vista, il viaggio che il ragazzo intraprende è in realtà il percorso formativo che un uomo si trova davvero ad affrontare in vita.
L'intento pedagogico rimarrebbe astratto se non contemperato dalla presa d'atto della vita per come in realtà è, e non solo come sogno. La vicenda si snoda infatti sotto l'egida della morte, vista come un aspetto inevitabile della vita. Altrettanto essenziale è il ruolo della vita, che non va sprecata, ma vissuta seguendo i propri sogni ed i propri ideali. Derivazioni di ordine sociologico si possono fare paragonando l'Impero Meccanico al moderno Giappone. La società giapponese infatti è incentrata sulla cultura del lavoro, ogni singolo uomo non è altro che un "bullone umano" di un ingranaggio più grosso. Matsumoto non fa altro che educare le future generazioni al rispetto per i propri ideali e per i propri sogni.
Chiaramente è solo un anime, ma parecchia gente dovrebbe prendere esempio da esso. Un po' tutta la storia di Galaxy Express è basata sull'evoluzione dell'uomo in cyborg o meglio nella voglia del primo di essere il secondo. Come sicuramente molti di voi sapranno Maisha è un cyborg (solo il cervello è rimasto intatto). Matsumoto individua in una sottigliezza la differenza tra i due generi: la mancanza di un caldo corpo umano genera freddezza nei sentimenti dei cyborg che diventano dei "quasi robot" salvo redimersi nel finale della serie proprio con la ribellione di Maisha. E' chiaro che Matsumoto intendesse porre un paletto alla voglia di immortalità dell'uomo con una serie ricca di significati che però in Italia è stata travisata in maniera infame. La bellissima sigla è stata scritta dagli Oliver Onions (in realtà era stata scritta, sempre dai fratelli De Angelis, come colonna sonora per il film Bomber tempo prima). A questa serie è legata poi un record: la sua colonna sonora fu la prima a venir pubblicata in Italia nel lontano 1982 dalla RCA nell'album Galaxy Express Soundtrack. Per saperne di più leggete questo articolo di Mac!
Il manga della serie è in corso di pubblicazione da parte di Planet Manga, sono previsti 18 volumi.
Capitan Harlock: la regina dei mille anni
a cura di: Koji
Shin
Taketori Monogatari: Sen-Nen Jo'o (Il nuovo racconto di Taketori: la Regina dei mille anni in Italia è conosciuta col titolo La regina dei mille anni. La serie fu realizzata nel 1981 dalla Toei Doga in 46 episodi (successivamente venne prodotto il film Queen Millennia).Il protagonista (anche se solo perché guardiamo l'evolversi della storia tramite i suoi occhi) è un ragazzo di nome Tori. Il pianeta Lamenthal si sta avvicinando alla Terra che pare sarà definitivamente distrutta il giorno 9/9/1999 alle ore 9,9 minuti e 9 secondi esatti. Proprio su quel pianeta (il regno del gelo comandato dalla Regina Andromeda Promesium) sta per destarsi da un sonno secolare una nuova Regina e chiaramente le forze del male osteggiano la sua rinascita. La Regina Andromeda Promesium (Yayoi Yukino), che si nutre dell'energia degli esseri viventi, è venuta sulla Terra allo scopo di procurarsi linfa vitale dagli uomini, viene convinta dallo scienziato Hajime Amamori a non proseguire nel suo intento. Quando Lamenthal sta per entrare in rotta di collisione con la Terra, la Regina Andromeda, dopo aver resistito ad un tentativo di estromettere dal potere, si sacrifica per salvare il nostro pianeta. Alla fine la Regina dei Mille Anni che doveva portare la pace non era altro che Andromeda.
Il plot della storia è molto più complesso di quanto pare, e la regia scenica di Matsumoto è pregevole. L'anime, pur essendo di buon livello, ha goduto di pochissime repliche (specie nelle tv nazionali). L'animazione è molto buona e le musiche coinvolgenti. Certo, la serie non avrà la valenza filosofica di Galaxy Express o la forza ideologica di Capitan Harlock, ma sono certo che la sua visione non vi lascerà insoddisfatti (sempre che avrete il piacere di rivederla da qualche parte). Stranamente la sigla è bella pur essendo cantata da Cristina D'Avena (meno male che l'ha scritta Augusto Martelli). Anche questa storia è un riadattamento di un'antica leggenda orientale, precisamente la Taketori Monogatari (ovvero la Storia del tagliatore di bambù). Del resto la prima parte del titolo originale dell'anime è La nuova storia del tagliatore di bambù.
La leggenda narra di un vecchio tagliatore di bambù che non aveva figli
e che un giorno trovò su un fusto di bambù tagliato una splendida bambina. L'accolse come un dono del cielo e la allevò insieme alla sua vecchia moglie. Col tempo questa bambina crebbe e divenne la più bella e aggraziata del paese. Molti notabili del paese si offrirono di prenderla in moglie e i due anziani coniugi si sentirono onorati di poter scegliere tra tanti buoni partiti. Ma la fanciulla invece di essere felice, piangeva tutto il giorno e i suoi genitori non riuscivano a spiegarsi il perché. Una notte di Luna piena la ragazza si decise a dir loro la verità: lei era in realtà la principessa della Luna e presto sarebbe dovuta tornare nel suo regno. Detto questo i raggi della Luna la riportarono con loro non prima di aver lasciato in dono agli anziani un elisir di lunga vita. Sennen Jo'o è veramente una nuova versione della leggenda.Anche se viene cambiata la cornice, la figura della principessa della Luna è sempre presente sotto forma questa volta della Regina dei mille anni che sarebbe ritornata 1000 anni dopo la sua nascita. Visto che la Terra doveva essere distrutta nel 1999, la Regina sarebbe nata nel 999... Si potrebbe pensare che Sennen Jo'o ritornasse nel luogo dove era nata 1000 anni prima per salvarlo col risultato che la principessa della Luna e la Regina dei mille anni sarebbero in realtà la stessa persona. In realtà nel film Queen Millennia viene detto che ci sono state tante regine in passato...
Questa fiaba è importante per diverse ragioni: innanzi tutto è, a detta di molti, la prima storia di Scienze Fiction che si conosca ed alcuni ci vedono anche una forma di "primo contatto" con civiltà extraterrestri. Quello che mi piace della cultura giapponese (e di Reiji Matsumoto e Rumiko Takahashi in particolare) è quell'attenzione ai miti antichi e alle tradizioni, ma soprattutto il fatto che questi vengano costantemente riportati in tantissime opere costituendo una chiave di lettura decisiva alla loro interpretazione.
Noi occidentali, presi dalla corsa frenetica all'innovazione, abbiamo dimenticato il bagaglio culturale che i nostri antenati ci avevano tramandato, bollandolo come vecchio ed imbarazzante. Ebbene i giapponesi avranno pure tanti difetti, ma perlomeno hanno l'intelligenza di vivere tra innovazione e antichità. Ed è per questo che le loro creazioni di fantasia superano le nostre, perché si arricchiscono di figure e situazioni che in realtà hanno duemila anni di storia...
Capitan Harlock: Danguard
a cura del: Dottor Inferno
Wakusei robot Danguard Ace (Il robot interplanetario Danguard Ace) in Italia è noto sotto il nome di Danguard. Il manga, realizzato da Matsumoto nel 1977 su insistenza della casa editrice Shoonen Gahodha, rappresenta l'unica incursione dell'autore nel genere robotico (del quale più di una volta si è detto disinteressato) ed è stato edito in Italia dalla Planet Manga in due volumi. Effettivamente, dopo la sua lettura, si nota parecchia superficialità non tanto nel tratto quanto nella storia in se che è molto distante da quella dell'anime e (purtroppo) è brevissima e senza un reale finale.Tutto un altro discorso va fatto per la serie Tv che fu realizzata dalla Toei Doga nel 1977 in 56 episodi. Questa approdò in Italia nel 1978 (c'è che dice che fu trasmesso addirittura qualche mese prima di Goldrake) e fu il primo anime ad essere acquistato e trasmesso dalle Tv private (la prima a mandarlo in onda fu Tele Nova).
Prometeo è il Titano che donò agli uomini il fuoco, il fuoco della Speranza, consentendo loro di iniziare una nuova vita. Ora Prometeo diviene l’ultima ancora di salvezza per un’umanità agonizzante che ha irrimediabilmente compromesso il delicato equilibrio vitale della Terra. In "Danguard" Prometeo è il decimo pianeta, la speranza di una nuova vita: ma come concretizzare l’astratta aspirazione ad una rinnovata libertà? Una volta
donato agli uomini il fuoco sarà strumento di civiltà o di barbarie e di morte? Così due navi interplanetarie, foriere di progetti antitetici per il futuro dell’uomo, attraversano l’oscuro spazio, dandosi incessantemente battaglia: sono Yasdam, l’astronave di chi cerca un giusto compromesso tra le istanze libertarie e quelle egalitarie (scortata dal Danguard) e dall’altro lato il Planester, il vascello dell’altero e aristocratico cancelliere Doppler che vuole riservare le grazie di Prometeo esclusivamente alla razza superiore e che tramuta i prigionieri nemici in marionette i fili delle quali divengono qui delle ineliminabili maschere annullatrici della personalità. Il protagonista, Arin, saprà far giungere fino a Prometeo il malinconico suono della sua piccola e fiera tromba le cui note, sempre inviate lontano verso un immaginario, aperto orizzonte, copriranno le note imponenti dell’organo di Doppler, sempre rinchiuse nell’elegante, ma angusto spazio della sua cabina di comando.La serie si contraddistingue, oltre che per il raffinato character design di Shingo Araki, soprattutto per il fatto di presentare già, sia pure in forma di abbozzo, molti temi cari a Matsumoto come quello metaforico del viaggio e quello della necessità di sviluppare e conservare sempre lo spirito critico, forse l’unico strumento che regala all’uomo la coscienza di una, a volte sofferta, ma sempre unica e originale, esistenza; in altri termini la necessità di non inchinarsi mai servilmente di fronte alla volontà della maggioranza, dal momento che la Giustizia non sta necessariamente dalla parte dei più (è forse questa l’anarchia di Matsumoto-Harlock…??).
Curiosità: tra i nomi che Matsumoto aveva proposto per la base Yasdam 3 vi era Gundam, che fu scartato per la somiglianza a "gun" (pistola). Qualche anno più tardi la Bandai riutilizzò il nome per alcuni modellini...risultato: Gundam Rx-78! Danguard, almeno stando ai dati ufficiali, è il più imponente robot mai concepito, con i suoi 200 metri di altezza e il suo peso di 5000 tonnellate! Le sigle della versione italiana (Danguard: Contatto e va! e Danguard: Al decimo pianeta) vennero cantate da Veronica Pivetti che era anche una delle doppiatrici del cartone animato.
Post Scriptum: dedico questo breve e modesto scritto al mio collega Koji, gran maestro in fatto di anime, e alla bravissima Cutey, costantemente impegnati nel far rivivere i sogni dell’infanzia di un’intera generazione.
Grazie di tutto, ragazzi!!
