Capitan Harlock: il manga
a cura di: Koji
Il manga di Captain Harlock viene dato alle stampe in Giappone nel 1977 dalla Akita Shoten Publishing. Non so di preciso in quale rivista nè in quanti numeri è raccolto in monografico.La trama del manga è identica a quella dell'anime tranne per due nette differenze: la totale assenza di Mayu e il solito finale aperto tipico di Matsumoto. La serie Tv, oltre alla trama e al chara, eredita dal linguaggio fumettistico matsumotiano anche il frequente uso delle linee cinetiche.
In Italia il manga di Capitan Harlock viene pubblicato per la prima volta dalla Granata Press che riuscirà a stampare solo metà dell'opera in 15 albetti. La stampa completa di questo fumetto è stata in seguito proposta dalla Planet Manga in soli 5 volumi in formato tascabile e ha reso possibile la realizzazione di questo breve commento alla versione cartacea originale.
Matsumoto, diversamente da altri mangaka del tempo, è, oltre che grande autore, grande disegnatore. Il tratto è europeo, particolareggiato ed espressivo. La cura per il mecha-design è quasi ossessiva e le astronavi vennero progettate con schemi simili agli odierni lavori in CAD (in ciò fu facilitato dalla sua grande passione per i mezzi militari della seconda guerra mondiale). L'esame attento dei mecha dei velivoli spaziali evidenzia uno stridente connubio tra forme retrò e ultramoderne non solo con riferimento al miscuglio tecnologico dell'Arcadia ma anche nella forma dell'artiglieria delle corazzate che è molto simile a quella degli incrociatori e delle portarei della WWII (oggi diremo che Matsumoto è steampunk ante-litteram).
Le tavole bicromatiche pesantemente inchiostrate rendono ancora più affascinante l'oscura figura di Harlock. Il volto del "pirata spaziale" viene ritratto con lineamenti più duri ed adulti rispetto alla serie televisiva e la sua personalità è completamente impenetrabile al lettore, frutto della totale mancanza di legami col pianeta che ha giurato di proteggere. Sovente infatti sono proprio i comprimari (Meet in primis) a spiegare i pensieri e le azioni (apparentemente insensate) di Harlock al lettore. La caratterizzazione delle donne è curata con tratto gentile e sensibilità superiore. Matsumoto rende l'utilizzo del chiaroscuro funzionale alla caratterizzazione dei personaggi; dovendo usare gli sfondi neri per l'ovvia ragione di raffigurare lo spazio, l'autore capisce che, mantenendoli anche nelle sequenze interne, aumenta il gradiente malinconico della narrazione.
Il finale, come vi dicevo, è aperto a diverse interpretazioni. Il fatto che non sia narrata una battaglia campale tra i due blocchi (come nell'anime) non significa che questa storia non abbia un "finale". Non ne avrà semmai uno "ordinario" in cui deve vincere per forza di cose uno schieramento sull'altro. Matsumoto si vuol dimostrare ancora una volta superiore alla storia in se, facendo vincere ogni personaggio buono o cattivo che sia. Questo potrebbe essere anche il suo limite: un finale troppo piccolo per una storia di portata stellare.
