Capitan Harlock: etica del personaggio

a cura di: Koji

Io erro ai confini delle stelle...
Gli uomini mi chiamano Capitan Harlock!
Issando la bandiera col teschio,
vivrò libero nel mare senza domani dello spazio,
finché avrò vita!

Io vivo in libertà sotto la mia bandiera!
finché il fuoco brucerà in me,
io vivrò libero nel mare oscuro dello spazio!
Sotto la mia bandiera io vivo in libertà!

La triste melodia di un ocarina è il suono della sua anima, il suo aspetto è quello di un Corsaro mentre il suo cuore è puro come il suono di un arpa. Le sue parole sono forti come sa esser forte un bicchiere di brandy Napoleon mentre il suo mantello è lungo e scuro come la tristezza che lo segue. E' un pirata spaziale, il suo nome è Capitan Harlock.

HarlockE' straniero in patria, odiato e temuto dalle autorità della Terra a causa dei suoi ideali rivoluzionari; predica silenziosamente, con l'esempio, una vita diversa: libera, ma allo stesso tempo fonte di sacrifici e lacrime.

Harlock paga caro il suo sogno: ama la Terra ma non può tornarci; vaga negli spazi in esilio; sente la mancanza di Mayu e, per rivederla, non esita a sfidare la morte solo per consegnargli un'ocarina come regalo di compleanno.

Il personaggio è nato, per ammissione del suo creatore (la fonte è un'intervista del 1982), dal rigetto che il giovane Matsumoto aveva avuto nei confronti dei filmoni di propaganda americani del dopoguerra. Matsumoto, che sin da piccolo mostrava i segni del nazionalismo, preferiva schierarsi dalla parte dei perdenti e nella sua fantasia immaginava già un pilota che da solo e con spirito cavalleresco combatteva una guerra persa. Harlock è una fusione di una visione ideale di ronin con una visione ideale di eroe.

Reiji Matsumoto ha la bella idea di far di Harlock un pirata, figura carismatica e significativa ma, al contrario dei suoi avi letterari, crea un corsaro davvero libero. Certamente l'utilizzo forzato di alcune situazioni classiche dei pirati fanno sorridere (come per esempio il vento cosmico che muove il Jolly Roger, o la presenza di messaggi in bottiglia nello spazio) ma il significato profondo della storia lascia ben poco posto a queste inesattezze tanto invise ai più.

Harlock travalica i confini tra fantasia e realtà, rappresenta quello che tutti noi dovremmo sforzarci di essere. Nella visione di Matsumoto, Harlock è il vessillo della libertà. Libertà in senso autentico, volontà egoistica di non scendere mai a compromessi con una società che imprigiona gli animi. Si direbbe una lotta per l'anarchia (intesa non in senso estremo ma come desiderio di libertà assoluta) se Matsumoto non individuasse un nemico reale da combattere; Capitan Harlock altrimenti avrebbe combattuto contro i mulini a vento ma sicuramente avrebbe continuato a battersi per qualcosa: il suo spirito glielo impone!

Sembra un messaggio scontato ma ben pochi tra noi hanno mai messo in pratica questo dettame lasciandosi scavalcare da una società tentacolare che soffoca ogni sentimento a favore dell'appiattimento morale, culturale ed etico.
La sua bandiera non è simbolo di efferatezza bensì emblema di riscatto da un mondo di schiavitù, non materiale ma mentale.

HarlockLa ferma decisione di voler sopportare da solo il peso immane della lotta contro un nemico invincibile lo rende simile ad Atlante e il suo pensiero si esprime con sguardi e azioni ad evidenziare l'estremo ermetismo dei suoi intenti (tanto che nell'anime i colpi di scena sono spesso le decisioni del Capitano eseguite direttamente prima di annunciarle).

Questa componente è essenziale per capire la psicologia harlockiana: è vero che il pirata spaziale ha la sua fedele ciurma che è valido aiuto in battaglia ma si ha l'impressione che il nostro avrebbe mosso guerra anche da solo tanta è la solidità titanica del suo spirito. Si inquadra sotto quest'ottica la scelta dell'autore di non far dipendere dalla volontà di Harlock la permanenza dei soggetti a bordo che, pertanto, sono liberi di scegliere il senso da dare alle loro vite.

Il nome della nave non è preso a caso: la bucolica Arcadia infatti era un luogo della mitologia greca (esaltato dalla poesia bucolica latina) ove gli abitanti vivevano in pace e armonia tra loro. L'Arcadia non è quindi un regno sottoposto al suo imperio assoluto ma un luogo dove, chi vuole, può vivere in libertà nel rispetto delle proprie funzioni di bordo: in teoria un'utopia, in pratica il mare in cui sono naufragati i più nobili intenti di libertà ed eguaglianza dell'umanità.

Harlock è una figura tremendamente grande, completa ed inarrivabile; la storia che Matsumoto gli disegna attorno è solo la cornice di un quadro che è in realtà è un ritratto di maniera (o forse come un autoritratto): la saga si eclissa nel lungo mantello nero del pirata lasciandoci nel cono d'ombra del suo sguardo imperscrutabile. Non si deve cadere nell'errore di tacciarlo di misoginia perché la sua vita è improntata al rispetto verso tutti coloro che vogliono vivere una vita diversa dalla sua che è lotta solitaria, cieca e senza ricerca di approvazione.

HarlockHarlock incarna l'ideale romantico di sturm und drang anche se filtrato attraverso l'etica del bushido (la via del guerriero onorevole ovvero il codice del samurai) secondo cui bisogna essere pronti a morire in qualsiasi momento per i propri ideali. Bisogna però evitare il facile equivoco di interpretare tale affermazione come un'elogio al suicidio che invece era visto dagli autori romantici e dagli esistenzialisti come estremo e giusto atto di libertà.

Capitan Harlock è un antieroe, emulo del giovane Werther di Goethe o del Dorian Gray di Wilde perché da questi eredita quell'aria malinconica ma allo stesso tempo granitica che li ha resi immortali. La passione che arde in lui (sturm) è contemperata da quel sentimento tipicamente romantico di struggente malinconia, di riflessione profonda e continua (drang) che però non affiora (se non in rari casi) in superficie. La sua cabina di comando nel castello di poppa è come un santuario, un luogo dove il suo "spirto guerrier" si placa e contemporaneamente si rigenera. Matsumoto non ci dice mai cosa Harlock pensa in quei momenti ma lo struggimento interiore si evince dall'espressione degli occhi.

Il rituale, quasi liturgico, è sempre lo stesso: il pirata che suona una melodia triste accompagnato dall'arpa di Meet mentre lo sguardo è rivolto alle stelle... Harlock abbandona così il mare delle stelle per avventurarsi nel mare più profondo della sua anima. Il senso di questa scelta scenografica è chiara: al suono di quella melodia immensamente triste che si diffonde nelle nostre stanze anche noi veniamo trasportati in una dimensione metafisica. Meet ci porta nel dolce abbraccio della malinconia che ha il sacro potere di invitarci a pensare profondamente... La musica diventa ambrosia, sacro nettare a cui attingere riflessioni costruttive.

Tutte le mie riflessioni sono supportate anche dall'estetica del Capitano: la benda sull'occhio, il lungo mantello e la folta chioma assolvono la funzione di accrescere il fascino oscuro e malinconico di questo immortale personaggio che ha influito su molti di coloro i quali ne ammirano le gesta dal 1979 e che ora, a distanza di molti anni, continuano a portare i capelli lunghi e provano a seguire i suoi ideali...

Sicuramente qualcuno giudicherà improbabile e quanto mai fuori luogo il paragone tra Harlock e i personaggi della letteratura che ho citato ma a mio parere certi anime e certi manga sono forme d'arte e non semplici "pasti per bimbi".

C'è chi riconosce alle opere di Hugo Pratt o di Moebius la dignità di letteratura, io non vedo perché le opere di Go Nagai, Reiji Matsumoto o di Ikki Kajiwara non potrebbero essere considerate loro pari...

Capitan Harlock e Reiji Matsumoto


Tratto da Reiji Matsumoto: Harlock sono io (Super Japan Magazine n. 12)

"Il mio sogno è sempre stato vivere come un uomo che, in ogni momento della propria esistenza, è pronto a partire a bordo del proprio vascello, per mari sconosciuti [...]. Egli incarna ciò che ho sempre voluto essere e può compiere imprese che un uomo comune, ritrovandosi nella propria realtà, può emulare soltanto in un modo: avventurandosi nell'immenso mare della propria anima [...].

Harlock è disposto a sacrificarsi, a faticare, a bere sangue e sudore in nome di un ideale, ed ha una fervida fede [...] quasi religiosa per la vita. E' dunque il simbolo stesso del possibilismo [...]. Io spero che i giovani, sebbene vivano in un epoca che non garantisce un futuro promettente, imparino da Harlock a [...] coltivare i propri sogni gelosamente [...] senza mai rinnegarli, come un pirata non abbandonerebbe la propria nave neppure se stesse per colare a picco!"