Mike Fraser (Michael Brandon Fraser): l'intervista

a cura di: Matteo Rizzi

Matteo Rizzi, l'autore di questa intervista, è un ragazzo che attualmente si occupa di lingua giapponese e composizione musicale per la Avex, una casa discografica giapponese che si occupa di musiche per gli anime. Nella sua esperienza di vita in Giappone si è anche occupato di disegno di manga e tecniche di animazione.

Lucca, 1 novembre 2006
E' passato circa un anno da quando avevamo stabilito di fare questa intervista. Avevo pure pensato di andare in Svizzera, o a Roma…ma mai avrei pensato che ci saremmo incontrati al Lucca Comics 2006!

Consigliamo a tutti di visitare il sito ufficiale di Mike che si è appena ritrasferito in Italia!

Matteo: Come e' nata la tua passione per la musica?

Mike: Io vengo da una famiglia di musicisti, mio padre suonava il pianoforte, anche mia madre, quindi a casa era sempre presente la musica…di "qualità"; poi ho cominciato a suonare il clarinetto quando avevo dodici anni, per cinque anni, dopo di che, a diciotto anni, ho capito chiaramente che non era il "mio strumento", quindi ho iniziato a suonare l'organo nei complessi locali, in Scozia. Poi da li, piano piano, andando a Londra, ho cominciato a suonare con un complesso che si chiamava Senate. Siamo venuti qua in Italia al Piper di Roma -era il gennaio del 1968- e ho suonato assieme a loro per un anno e poco più. Poi ho suonato con Mal dei Primitives...io ero uno dei Primitives! (ride)...ce l'ho da qualche parte un video girato a Sanremo, con Mal, nel febbraio 1969…in bianco e nero, si vede molto male…(ride) Successivamente ho iniziato a lavorare come turnista facendo cose diverse. Inoltre ho conosciuto Dougie la prima volta che son venuto a Roma nel 1968 ed è nata la nostra amicizia.

Matteo: Qual è stato il momento in cui la musica da "passione" è diventata per te un vero e proprio lavoro?

Mike: Da subito…beh, quando ho terminato la scuola, per cira tre anni ho lavorato in ufficio. Ma quando ho iniziato a suonare dal vivo, immediatamente mi sono reso conto che facendo le serate guadagnavo più soldi che in ufficio…quindi mi sembrava assuro dovermi alzare ogni mattina per andare in ufficio alle otto, quando potevo suonare tre volte alla settimana guadagnando di più! Quindi, la scelta era ovvia! (ride) …era molto più divertente.

Matteo: C'è un genere di musica che preferisci, o qualche Artista che ti ha musicalmente influenzato?

Mike: Un musicista molto importante per me è Miles Davis! Lo ascoltavo già da quando avevo diciotto anni (il primo LP che acquistai fu il suo Porgy and Bess)…mi sembrava una cosa meravigliosa…non avevo mai sentito uno che suonava in quel modo…mi sembrava pazzesco! Grandissimo! Ha influenzato parecchio la mia vita musicale perché i suoi lavori sono molto melodici… E' quello che conta. E' quello che dura: la melodia. Le altre cose…certo, la tecnica è molto importante, ma se si riesce a scrivere delle cose melodicamente "forti", è quello che dura. Anche nella musica classica: i pezzi conosciuti alla fine sono quelli che puoi "fischiare"…è quello che conta. Anche Maurice Ravel: ci sono dei brani, come il "Quartetto in Fa maggiore", l'unico quartetto di archi che ha scritto, che sono una cosa meravigliosa. Sai, queste cose sono importanti per me e mi fa un grande piacere ascoltarle.

Matteo: La tue collaborazioni con Ennio Morricone ed altri grandi Artisti italiani?

Mike: Morricone è un grande musicista. Ho suonato il pianoforte per alcune sue colonne sonore, ad esempio per il film Bianco, rosso e Verdone con Carlo Verdone. Lui è un grande! Ed è molto intelligente. Ricordo un giorno nel quale stavo facendo un turno per lui: in un brano c'era un passaggio abbastanza difficile nel quale non ho eseguito una nota…insomma, c'era un cambiamento veloce. E quindi gli dissi "Senti, in quel passaggio lì mi è sfuggita una nota…" e lui mi rispose "Non me ne frega niente!" (ride)… Ecco, mi è sembrato un commento abbastanza eloquente!

Matteo: ...una persona che bada alla sostanza. Insomma, non veniva a controllarti la diteggiatura...!

Mike: Si, per lui conta l'"insieme"…e penso sia giusto così. Poi, con altri Artisti…con Vasco Rossi. Per lui ho suonato ad esempio in Bellissima giornata, Vado al massimo, nell'album Bollicine… L'ho conosciuto in studio a Bologna… Lui è simpatico, una brava persona, sempre gentile. Poi con Vecchioni ho fatto due o tre tourneé e anche dei dischi, e poi altri Artisti italiani con cui ho lavorato come Cocciante, Renato Zero, Rino Gaetano… Da tanta soddisfazione perché ti trovi lì nello studio e devi fare qualcosa, quello che fai deve andar bene, deve contare sul pezzo… perché sono loro che stanno pagando lo studio, gli altri musicisti…non puoi perdere tempo…

Matteo: Riguardo alle sigle dei cartoni animati?

Mike: Con le sigle era divertente…insieme a Dougie, Dave, Mick Brill, Marvin Johnson…era sempre divertente! Avevamo un sistema, nel senso che Dougie veniva a casa mia, scrivevamo insieme queste sigle. Ricordo che a casa mia, per fare la ritmica nei provini senza la batteria, usavamo un metronomo con vicino un microfono e poi sopra mettavamo un secchio! E intanto che andavamo a farci un giro al bar si registrava la traccia ritmica sul Revox. Tra l'altro eravamo in gara, c'erano quindi altri musicisti che scrivevano. Poi portavamo le cassette a Olimpio Petrossi alla RCA che le sceglieva. Poi…ah si! Quando si andava in studio in un giorno si faceva tutto, era sempre così: alla mattina le basi, poi dopo pranzo le voci, gli SP come le chitarre, gli assoli…poi di sera il mix. Si faceva in un giorno, però prima di andare in studio io avevo già un'idea chiara dell'arrangiamento…sai, lo senti in testa come sarà…poi conoscendo i musicisti era facile, andava tutto liscio senza problemi.

Matteo: C'è un provino non registrato a casa tua, uno di quelli per L'isola del Tesoro in cui non c'è la ritmica del metronomo…

Mike: Quello con la batteria elettronica? In quella è stato usata una delle prime batterie elettroniche della Roland che chiamavano anche "The Cube"…ora è diventato un oggetto 'cult'.

Matteo: Fino a che punto l' arrangiamento lo stabilivi tu? Per fare un esempio, la linea di basso era composta da te o la "affidavi" a Mick Brill?

Mike: Spesso si, perché Mick Brill è un musicista con grande esperienza. Lui era esattamente l'uomo giusto per quel lavoro…perché tu puoi chiedere ad altri bassisti con tanta tecnica, però spesso loro non hanno l'idea di fare una cosa semplice… Invece Mick si, Mick è uno che capisce al volo come si fa. E anche Dave è così. Quindi non era tanto difficile…in due take facevamo la base…tre take al massimo.

Matteo: Il sound un po' 'country-rock' dei Rocking Horse è stata una scelta meditata o rappresenta naturalmente il vostro gusto musicale?

Mike: Ci veniva così. Anche perché se erano pezzi per i bambini, non devi mai sottovalutareli. Loro sono moooolto svegli…non si può fare "tinc e tinc e tinc" delle cose banali: così non va. Cioè, anche prima di scrivere le parole, la musica deve essere melodicamente "forte", ma semplice. Ed è così che abbiamo fatto.

Matteo: Tra queste sigle che hai composto ce n'è una che preferisci.

Mike: Lulù…credo vada benissimo così, senza aggiungere niente. C'è una strofa, che poi è un piccolo inciso, che dura quattro misure; quindi non è nemmeno un inciso, diciamo, "tradizionale" ("Via dal tuo paese a cercare vai" -ndr-). E poi arriva il "chorus", l'inciso principale ("In un fiore, Lulù, un tesoro, Lulù…"-ndr). Va benissimo, è un pezzo molto logico, melodicamente forte…a me piace. Anche Candy o L'isola del Tesoro che poi è diventata Dr.Slump. Però Lulù…è completa, insomma. Poi mi ricordo quel giorno: (ride) con Dougie dovevamo registrare delle tracce doppiate, se non sbaglio. Ed io vedevo lui dall'altra parte del vetro che parlava con Olimpio (Petrossi -ndr-) mentre stavo suonando…ho fatto tutto il pezzo, poi sono entrato… "Allora? Come è andata?", "Si si si, va benissimo!". Capisci? Eravamo così sicuri che… Mi ricordo anche di Sampei, o di quella che abbiamo fatto per una ragazza, Georgia Lepore, in 3/4, un valzer…mi ricordo dei quei giorni. Ma sai, era sempre divertente però era una cosa seria, nessuno di noi pensava "Ma chi se ne frega…", MAI! Quindi era una cosa fatta bene ma con allegria.

Matteo: Di solito che iter usavate in sala di registrazione, ad esempio suonavate uno per volta…?

Mike: Ah, no…tutti insieme: batteria, basso chitarra e pianoforte, tutti insieme. Di mattina si finiva bene la base, poi di pomeriggio prima la voce principale, poi gli SP di chitarra, gli assoli, ecc. e poi i cori…

Matteo: Cantavi anche tu nei cori?

Mike: Oh, no no…non so cantare.

Matteo: Dopo le sigle, sei andato in Scozia, a Los Angeles, in Svizzera, a quali altri progetti hai lavorato?

Mike: Ho fatto tante cose, tanti generi diversi… Musica elettronica, anche pezzi di opera fatte in modo strumentale…in Svizzera ho curato gli arrangiamenti per tante persone…tante cose diverse.

Matteo: Hai lavorato anche in "Music X Dream"?

Mike: Ah, si! Quello è uno studio di registrazione di un mio amico a Basilea, in Svizzera, e per lui ho fatto quasi sempre della musica strumentale. Poi ho fatto un disco per una cantante d'opera tedesca. Ho curato gli arrangiamenti degli archi, la sezione ritmica -batteria e basso-. La sua intenzione era di fare un disco tipo quelli di Barbra Streisand.

Matteo: Tu hai vissuto l'introduzione e l'evoluzione della tecnologia nella musica. Qual è il tuo pensiero a riguardo?

Mike Mi piace, mi piace tanto. E' una grande cosa. Sono tanti i motivi… Se uno ha la fantasia ma non tantissima tecnica può comunque realizzare delle cose, ha aperto le porte a tante persone che prima forse non potevano fare musica. E' molto positivo. A me piace tanto lavorare col computer: io cominciai con l'Atari, che era grandioso per il MIDI, e poi da li con Logic, Cubase,…adesso uso Ableton Live che forse non è il massimo per lavorare col MIDI però è molto divertente, ti può suggerire un'idea, un'ispirazione. A me piace tanto…ci sono tanti musicisti che lavorano in questo ambiente. Anche il fatto che vent'anni fa, se tu avevi un pezzo strumentale e lo portavi ad una casa discografica dicendo "Io ho questo pezzo qua…" a nessuno fregava niente, te lo potevi scordare! Invece ora è molto diverso, più aperto. (ci dilunghiamo un po' di minuti parlando dei software di musica)

Matteo: Ma con tutti questi strumenti virtuali, non ti capita comunque di eseguire qualche traccia con un vero pianoforte o il clarinetto…?

Mike: Ma, sai è passato un po' di tempo; l'ultima volta che ho suonato un pianoforte acustico è stato forse un anno fa. Anche perché ci sono degli ottimi suoni di pianoforte acustico. E poi se tu vai in giro con lo strumento è pesante! Cioè…è molto meglio il software…(ride).

Matteo: Preferisci lavorare in studio, piuttosto che live?

Mike: Si…poi non è detto che un giorno farò anche delle cose dal vivo, ma per adesso lo preferisco.

Matteo: Pianoforte, organo e tastiere…?

Mike: Non sono un organista, o meglio, so suonare l'organo, però preferisco uno strumento con "touch sensitive" (dinamica del tocco-ndr) perché mi piace trasmettere la forza del tocco.

Matteo: Hai un suono preferito?

Mike: Per i suoni degli archi uso il software della Spectrasonics, per gli archi è ottimo. Poi…mi piace molto usare il basso sulla ritmica della batteria…ma non c'è un suono in particolare…

Matteo: Quando componi un brano di solito da cosa cominci?

Mike: Beh, spesso, se trovo un giro di accordi che mi piace, anche solo quattro, può rappresentare l'inizio di qualcosa, però la melodia, alla fine, è sempre quella che conta.

Matteo: C'è un periodo o un lavoro particolare al quale ti senti più legato?

Mike: Io ho dei bei ricordi. In tutto questo tempo ho avuto la fortuna di suonare con bravissimi musicisti di grandissimo livello, però, personalmente, mi piace il presente (ride). Non guardo mai indietro. Mi fa piacere comunque che ci sia questo interesse per le cose che abbiamo fatto, anzi, molto piacere. Perché come dicevo prima con Dougie, altri compositori possono soltanto sognare di avere un "impatto" sulla vita di tante persone…e noi l'abbiamo fatto. E' successo così… Mi fa molto piacere!