prologo
Ashita no Joe vanta di due serie televisive e due lungometraggi. La prima serie Tv è Ashita no Joe (Rocky Joe) del 1970 con la regia di Osamu Dezaki e la produzione del grande Ikki Kajiwara (che aveva scritto i testi del manga). Questa serie conta di 79 episodi realizzati dalla Mushi Production (fondata da Osamu Tezuka).
La seconda serie, di 47 episodi, è Ashita no Joe II (in Italia Rocky Joe, il campione), realizzata dalla Tokyo Movie Shinsha nel 1980 sotto la direzione di Osamu Dezaki e con Yutaka Fujioka in veste di produttore. In questa seconda serie, oltre al confermatissimo Osamu Dezaki, nello staff c'è anche la superba Akio Sugino come sakkan e chara design.
Rocky Joe: commento critico alla prima serie
a cura di: KojiMi sembra ieri quando, prima di andare a dormire, vedevo con i miei familiari alle otto di sera la prima serie di Rocky Joe su Rete4...e invece sono già passati 20 lunghi anni. Un po' mi commuovo quando ricordo quella sera di quegli anni in cui mi alzai contentissimo dal mio lettino per comunicare a mia sorella che avevo finalmente scoperto come faceva la strofa della sigla che non riuscivamo a capire (per la cronaca, avevo capito che dicesse sull'ali che fischia al posto di suda picchia e sbuffa).
Se questa storiella non vi ha fatto sorridere, almeno servirà a farvi capire quanto sono affezionato a questo anime. Sfortunatamente non ebbi più molte occasioni per rivedere uno dei miei eroi di infanzia preferiti fino a quando, a fine 2001, non ne ebbi le prime 36 puntate dal mio amico [ro]Bozzy. Nel frattempo avevo anche visto la seconda serie del cartone ed il film montaggio della stessa serie, quindi avevo ripreso un po' di confidenza con quei personaggi che tanto mi affascinavano da bimbo. Proprio mentre gustavo questi ultimi prodotti, i personaggi mi sembravano troppo puliti ed avevo la sensazione che mancasse qualcosa...Casa mancasse lo scoprì una volta avuta la prima parte del cartone! A parte il fatto che Dambei (un ubriacone vagabondo e fallito) e Joe (una carognetta sfruttatrice e ingrata) sono impagabili, a parte che le loro prime avventure si svolgono in una baraccopoli talmente schifosa da far impallidire anche un campo nomadi, lo spettatore si troverà di fronte un anime vero, duro e senza tanti compromessi con le regole opprimenti a cui ci abitueranno molti cartoni nipponici da li' in avanti. Joe è inarrestabile, se ne frega apertamente di tutto e tutti, compreso regole morali e autorità.
Non ha paura di nulla e con un sorriso quasi folle (lui che non è altro che un ragazzino) incassa e restituisce al mittente pugni e calci fino allo svenimento, incurante se a stargli davanti siano 10 o 20 persone. La storia in se stessa non è solo un pretesto per mostrare l'abilità di Joe nei combattimenti ma è concepibile inizialmente come il tentativo di un uomo (Dambei Tange) di salvare la sua propria miserrima vita e non quella di Joe (che lo chiama apertamente vecchio pazzo) che ne risulterà essere solo un mezzo.
Il domani di cui si parla nel titolo è citato tantissime volte all'interno della serie come nel caso dell'inizio di tutte le lettere (in realtà lezioni di boxe per corrispondenza) che Dambei invia a Joe quando è rinchiuso in penitenziario: per domani...). A parlare del domani è quasi sempre il vecchio Tange e quasi mai Joe! E' incredibile che sia il vecchio e non il giovane a farlo, credo che vi possa servire per capire cosa ribolle dentro Joe: bruciare al massimo ogni giorno.
Alla fin fine tutti si potranno rendere conto che il vecchio pazzo e il giovane scellerato, impareranno a convivere tra loro, se non altro per varcare al contrario il ponte delle lacrime. Chi non conosca cosa sia questo ponte sappia che è quel ponticello di legno che è presente anche nella seconda serie (quello che si trova poco sopra la casa/palestra di Dambei). Questo non è altro che l'entrata ufficiale per la misera baraccopoli nella quale si svolge la vicenda e si chiama ponte delle lacrime perché i derelitti e gli sconfitti lo attraversano per la prima volta in lacrime per perdersi nell'anonimato della povertà. Immaginatevi adesso quanto sarà difficile attraversare questo ponte al contrario a forza di pugni ed avrete il legame che lega Joe e Dambei.
Rocky Joe: l'animazione della prima serie
a cura di: Koji
Da una serie del 1970 (pur provenendo dalla Tezuchiana Mushi) non bisogna aspettarsi gli elevati standard qualitativi odierni e neanche una colonna sonora varia e orchestrale e infatti Ashita no Joe non brilla per nessuno di questi aspetti.Tuttavia credo che la storia non poteva essere presentata diversamente che con quel tratto sporco, grezzo e spesso. Il chara design di Akio Sugino ci presenta dei personaggi molto estremi: Dambei sembra davvero folle di gioia quando sta con Joe e tutto questo grazie ad un sapiente utilizzo della mimica facciale e dell'espressività degli occhi molto curata (grandissimi i giochi di chiaroscuro); Joe poi è davvero superbo con quell'aria strafottente, quell'occhio vitreo e quel volto sgraziato che gli conferisce un aspetto poco raccomandabile! Effettivamente Yohko non è molto carina e suscita quasi antipatia, mentre Tohru fa paura con quell'aspetto tenebroso.
L'animazione, pur essendo non fluidissima (pochi frame) risulta arricchita dalle linee cinetiche e dal tratto molto marcato (i contorni sono molto spessi) di tutta la serie. Dezaki, ai primi incarichi da regista, compie un grande lavoro senza eccedere nei fronzoli che contraddistingueranno la seconda serie dello stesso cartone (anch'essa opera sua). Sorprende effettivamente lo scarsissimo (quasi nullo) riciclo delle sequenze animate e soprattutto la semplicità delle inquadrature che stride un po' con l'eccesso di tagli verticali ed orizzontali della regia della seconda serie.
Da notare anche la partecipazione di altri due grandi nomi del gotha dell'animazione giapponese: Yoshiyuki Tomino (il papà di Gundam 0079) che curò con maestria la regia dei singoli episodi e Shingo Araki ("Lady Oscar", "Atlas Ufo Robot", i "Cavalieri dello Zodiaco") che rivestì (con Akio Sugino) il ruolo di sakkan, ovvero di "direzione dell'animazione" (in breve sono dei supervisori dei disegni c.d. "preparatori").I disegni preparatori dovevano essere parecchi perché tutte le sequenze, seppur abbastanza lente, sono curate nei minimi particolari mentre certe sequenze si muovono solo apparentemente grazie alle linee cinetiche o ai movimenti della camera. Con questo metodo si sopperiva alla mancanza di molti frame necessari all'animazione e si conferiva ad un cartone un aspetto godibile senza ricorrere al rotoscopio o al superlavoro degli animatori (che avrebbe richiesto tempi molto più lunghi).
Proprio per questo motivo molti "maliziosi" insinuavano che gli anime erano realizzati dai diabolici computer giapponesi (non riuscivano a capire come mai si sfornassero serie su serie velocemente e con risultati qualitativi abbastanza alti per il tempo affidandosi solo ai poveri, sfruttatissimi, intercalatori!).
Rocky Joe: credits della prima serie
a cura di: Cutey HoneyRegia generale: Osamu Dezaki
Script: Osamu Dezaki, Shunichi Yukimuro, Tadaaki Yamazaki
Storyboard: Yoshiyuki Tomino
Regia degli episodi: Yoshiyuki Tomino
Commento musicale: Masao Yagi
Manga originale di: Asao Takamori (Ikki Kajiwara), Tetsuya Chiba
Character Design: Akio Sugino
Art director ("sakkan"): Teiichi Akashi
Direttori dell'animazione: Akihiro Kanayama, Akio Sugino, Shingo Araki
Direttore della fotografia: Akifumi Kumagai
