Lady Oscar: il manga
a cura di: Koji
Serializzato sul settimanale per ragazze Shükan Margaret (edito dalla Shueisha), il manga della disegnatrice Riyoko Ikeda uscì in 82 puntate fra il 1972 e il 1973 per essere poi raccolto in 10 volumi tankobon, successivamente al grande successo riscosso. Nel 1987 questa edizione venne riproposta in due titanici volumi (da circa mille pagine l'uno) dalla casa editrice Chuokoronsha (questa è l'edizione da cui dovrebbe essere tratta la nostra versione del fumetto).Le vicende di Versailles no Bara si svolgono in Francia tra il 1755 (anno di nascita di Maria Antonietta, Oscar François de Jarjayes e Hans Axel von Fersen) e il 1793 (anno della caduta della Monarchia). Il manga si compone di 9 volumi + 1 staccato dalla trama originale. Curiosamente i personaggi principali (Oscar, Fersen e Maria Antonietta) sono legati dall'anno di nascita, il 1755. In comune avranno anche un tragico destino (anche se Fersen morirà circa 20 anni dopo le due donne).
"Versailles no Bara" è uno shojo, ovvero un manga destinato ad un pubblico di ragazze e che quindi, almeno inizialmente, ha come tema portante l'amore. Il triangolo amoroso Oscar-Fersen-Maria Antonietta è messo ottimamente in risalto nella prima parte del manga, mentre nella seconda parte l'attenzione è indirizzata maggiormente verso i fatti storici e i personaggi principali sembrano solo dei petali di rosa in una tempesta.
Graficamente il manga non è straordinario: presenta un tratto molto semplice e tezukiano che spesso ricorre ad uno stile fortemente caricaturale anche in situazioni poco adatte ad esso. Sinceramente l'unico appunto che potrei muovere al manga della Ikeda è che paga la sua vetusta età (essendo del 1972) e che quindi potrebbe far storcere il naso ai lettori abituati agli standard odierni fatti di retini e massiccio utilizzo di cg. Sono da ammirare gli sforzi che la Ikeda compie nella "seconda parte" del manga con l'abbandono delle caricature e il tentativo di rendere più adulti e credibili i personaggi. Un tentavivo quindi di dare tridimensionalità grafica ad una storia che in quanto a concetti espressi, nel suo svolgersi, rinuncia al suo stile marcatamente shojo e si fa apprezzare anche dall'altra metà del cielo.E' questo quindi che decreterà il vero successo del manga: il fatto di essere considerato uno shojo solo per esigenze catalogative mentre in realtà abbandona abbastanza celermente lo standard per addivenire ad un linguaggio espressivo universale. Cio che fa sorridere è il ricorso a certi elementi grafici tipici degli shojo (come le stelline negli occhi dei personaggi o il ricorso forzato a simbologie floreali) anche nell'anime, salvo poi venire abbandonati ben presto a favore di impostazioni più sobrie.
La storia presentata nel manga non è identica a quella che abbiamo conosciuto tramite l'anime: molte situazioni si svolgono in maniera diversa e molte altre non verranno neanche presentate in animazione (colpa della lunghezza del manga ma anche del solito lavoraccio degli sceneggiatori) ed anche il finale è leggermente diverso (una curiosità: nel manga le ultima parole di Oscar sono France banzai!).Anche se nessuno dei personaggi del manga viene snaturato completamente (tranne Girodel), possiamo dire che l'anime è semplicemente "altro" rispetto al manga e che quest'ultimo va esaminato e studiato a fondo non solo sulla scorta della conoscenza dell'anime ma bensì come punto di partenza per comprenderlo. E' chiaro che a molti di voi un prodotto così datato non piacerà e che il formato in cui è presentato nella sua ultima edizione targata Planet Manga non è certo "deluxe" (tascabile e ribaltato) ma il mio consiglio è comunque di comprarlo e di conservarlo come fosse un piccolo tesoro.
Originariamente il manga di "Lady Oscar" venne pubblicato in Italia dalla Granata Press (20 numeri con un formato 16x24) mentre per recentemente la Planet Manga lo ha riproposto in una versione tascabile e ribaltata in 20+4 volumi. I primi 20 volumi contengono la serie regolare e gli ultimi 4 volumi delle brevi storie scritte nel 1984 e raccolte sotto il nome di Versailles no Bara Gaiden.La prima di queste storie si intitola Gaiden kokui no hakushaku fujin ("Storia fuori corso della Contessa dagli abiti neri") ed è contenuta nel decimo volume della prima ristampa di "Berubara"; inizialmente pubblicata in Italia dalla Granata Press venne ripresa in "Lady Oscar" numero 20 della "Planet Manga". Si tratta di una storia fuori dal normale corso delle vicende cartacee di Oscar&soci e venne realizzata dalla Ikeda successivamente alla fine del manga ma si colloca temporalmente circa a metà di questo.
Questa storia rappresenta una sorta di prologo a quel nucleo di storie (realizzate nel 1984) che vennero raccolte col nome di Versailles no Bara Gaiden e pubblicate per la prima volta in Italia da "Planet Manga" nei numeri 21/24 della collana "Lady Oscar".
Come giustamente fatto notare da Max Brighel, queste storie sono ispirate ad un tipo di narrativa in voga nell'800 del secolo scorso denominata "romanzo gotico" (chi di voi non ha mai letto il bellissimo "Castello di Otranto" di Walpole?). Versailles no Bara Gaiden, che nella pubblicazione nostrana ha preso il nome di Lady Oscar - Le storie gotiche, ha come sfondo una Francia inquietante popolata da strani nobili dediti a qualsiasi nefandezza. Su questi macabri avvenimenti investigheranno Oscar, sua nipote Loulou e Andrè. L'elemento principale dei racconti è la piccola e pestifera Loulou che dentro la sua bambola nasconde ogni tipo di diavoleria e che è abbastanza "sveglia" sotto tutti i punti di vista (spesso mettendo in imbarazzo la stessa Oscar).
Ad un mio giudizio le storie, pur avendo delle belle trame, vedono Oscar e Andrè inteagire con uno sfondo di personaggi e di situazioni troppo diverse dalle solite per cui il lettore si trova in una situazione di estraniazione dagli avvenimenti che, più essere letti come una manciata di storie brevi che integrano la bella ma triste storia di Lady Oscar, sono considerati dai più come dei "what if?" privi di collegamento con il filone "principale" della storia. Io resto dell'opinione che debba parlarsi più di "rivisitazione" che di "storie tratte da...".
Per altre informazioni, leggete l'ottimo paragrafo che conclude questa pagina.
La mail di Koji pubblicata sul manga
Parlando del manga di "Berubara" vi incollo una mail che io stesso spedii alla rubrica della posta del manga di Lady Oscar e che venne, con mia sorpresa, pubblicata sul numero 13 della collana. Colgo l'occasione per ringraziare Max Brighel di avermi dato quest'onore!
Ve la incollo solo perché contiene le mie impressioni a caldo sul manga (le parti in blu sono quelle non pubblicate):
"Ciao Max (Max Brighel, il curatore di "Le rose di Versailles", l'angolo della posta del manga "Lady Oscar"-ndK-), grazie mille per aver pubblicato un opera così intensa come "Berubara" (anche se avrei preferito una versione non ribaltata). Mi chiamo Koji, ho 25 anni e sono uno dei tanti ragazzi che, dopo anni di disinteresse, ha sentito la necessità di ristabilire un legame con i vecchi, cari anime della nostra infanzia. Non avevo mai scritto a nessuna testata prima d'ora, ma ieri sera, leggendo il decimo volume del manga, mi è venuta voglia di esternare a tutti le mie sensazioni riguardo a "Versailles no bara", nella speranza di non essere l'unica voce discorde ad un coro unanime di consensi.
Sinceramente credo di amare "Lady Oscar" nella stessa misura in cui la odio... Non parlo della vostra edizione (curatissima) ne' del prodotto in se stesso (visto che è palesemente una delle serie migliori mai realizzate), bensì del profondo senso di vuoto che mi lascia dentro la lettura di questo manga. E' chiaro che molto di questa sensazione la devo al fatto di conoscere già il finale della serie, ma credo che ci sia qualcosa in più del solito, stupido "vorrei che questa bellissima storia non avesse mai fine". Infatti anche se riconosco in "Berubara" una caratterizzazione psicologica dei personaggi unica ed una straordinaria carica emotiva nei dialoghi, allo stesso tempo provo quasi fastidio per la sensibilità, terribilmente realistica, con la quale vengono narrati i tragici eventi che fanno da sfondo alla vita e ai sentimenti dei protagonisti.
Credo che quello che mi dia realmente fastidio sia la profonda e disperata tristezza che giace negli occhi di tutti i protagonisti, che sembrano delle fragili statuine di porcellana pur ricoprendo incarichi che schiaccierebbero dei colossi di granito. E' come se tutti i personaggi conoscessero benissimo i loro tragici destini, quasi come se fossero degli attori facenti finta di "vivere" una scena pur sapendo benissimo le prossime battute che dovranno pronunciare... Però, ripensandoci bene, la grandezza di un opera d'arte si misura proprio nella sua capacità di farti riflettere e solo al termine di questa lunga nottata mi rendo conto di quanto sia unico "Versailles no bara".
So che questa mail ha poche possibilità di essere pubblicata perché un po' rivela la fine della storia ma credo che per me fosse giusto scriverla adesso, nella speranza di diventare parte (magari nell'ultimo volume) di una bellissima edizione di una storia senza tempo...".
Lady Oscar: Le storie gotiche
a cura di: MarcoSpinta più da un impulso di natura commerciale che non da uno puramente sentimentale, intorno alla metà degli anni '80 (1984-85), l'ormai affermata e popolare autrice Riyoko Ikeda, rispolverò la storia a fumetti di Versailles no Bara, che più di ogni altra l'aveva resa celebre e stimata nel panorama dei manga, per realizzare una mini-serie di nuove mirabolanti avventure della sulla illustre eroina.
Oltre all'indimenticabile Oscar François De Jarjayes, ossia Lady Oscar, la Ikeda rispolvera gli altri ben noti personaggi della prima storia gotica Storia fuori corso della Contessa dagli abiti neri ("Gaiden kokui no hakushaku fujin") fra cui spiccano in modo particolare: André Grandier, Rosalie La Molière, Lulù De La Lorence (la vivace nipotina di Oscar, conosciuta nella vicenda della contessa vampiro) ed infine, sebbene compaia davvero con il contagocce, la Regina Maria Antonietta d'Asburgo.
Questi quattro succinti lavori della Ikeda sono stati pubblicati in Italia con il titolo Le Storie gotiche di Lady Oscar. Fin da subito appare evidente una sorta d'involuzione grafica dell'autrice o, per meglio dire, di un suo cambiamento sostanziale sia a livello narrativo (che tutto sommato si può accettare di buon grado, visto il dinamismo delle trame) che stilistico (e qui la cosa prende un piega più difficile da mandare giù, visto e considerato che lo stile di disegno è snaturato e quasi irriconoscibile rispetto al manga originale).
Entrando più nel merito delle vicende, questi quattro racconti, in base alle loro trame, possono dividersi a loro volta in due tipologie narrative ben distinte: le prime due, Lulù e la bambola e Il figlio del generale Jarjayes?!, hanno le caratteristiche di un giallo dai toni un po' romanzeschi, mentre le altre due, Il pirata turco e la suora e La diabolica pozione, sono di genere gotico a tinte vagamente horror. Va inoltre aggiunto che le storie sono tutte cronologicamente posizionate all'interno del manga regolare de "La rosa di Versailles" quando Rosalie è ancora ospite al palazzo Jarjayes (precisamente poco prima del ferimento di André ad opera del Cavaliere Nero).
Passiamo ora a scandagliare in rapida sequenza le quattro vicende, una per una:
Lulù e la bambola: A causa della pestifera nipote, Oscar si trova ad investigare su un traffico di preziosi rubati che vengono trasportati utilizzando delle bambole; solo grazie al pronto intervento di Oscar e di André, la piccola non cadrà vittima dei malfattori.
Il figlio del generale Jarjayes?!: La famiglia Jarjayes è al centro di un presunto scandalo tessuto ad arte da un tenero bambino di nome Maurice che crede erroneamente che il generale sia il suo vero padre. Appurato l'equivoco, tutto si sistemerà per il verso giusto.
Il pirata turco e la suora: Per salvare di nuovo la vita alla sua (fin troppo) vispa nipotina, Oscar dovrà camuffarsi da suora per infiltrarsi nel convento in cui studia Lulù per riuscire a smascherare i loschi commerci tra la Madre Superiora ed un manipolo di pirati turchi.
La diabolica pozione: Oscar dovrà fare i conti con una sedicente guaritrice che ha già ipnotizzando buona parte della nobiltà parigina! La nostra eroina viene persino ipnotizzata ma riuscirà ugualmente a sgominare la fattucchiera!
In Giappone, queste nuove avventure di Lady Oscar sono state pubblicate per la prima volta nel 1985, in due volumi, con il titolo di Versailles no Bara - Gaiden (ovvero "La rosa di Versailles - Storie Parallele"), mentre in Italia sono uscite fra il maggio e l'agosto del 2003, ad opera della Planet Manga, subito dopo la conclusione della serie regolare del fumetto. In totale sono quattro albi, ognuno contente una storia gotica.
Malgrado le "storie gotiche" di Lady Oscar non brillino per soggetto e per tratto, va detto che sia la sceneggiatura dei racconti che le raffinate ambientazioni sceniche (con un'attenzione particolare agli arredamenti), sono per certi versi "migliori" della serie regolare anche se è sottinteso che, per lunghezza, contenuto e forma, il paragone è improponibile.
