Lady Oscar: cenni sulla trama

a cura di: Koji

Parlarvi brevemente della storia di Berubara (il celebre diminutivo di Versailles no Bara) è difficile per me, sia perché è particolarmente intricata sia perché la politica del nostro sito è quella di stimolarvi alla lettura o alla visione delle serie che recensiamo (senza fare molti spoiler) o (se già conoscete la serie) di fornirvi degli spunti di riflessione o delle informazioni più specifiche.

Fatta questa premessa non posso non accennarvi agli eventi della vicenda che si svolgono tutti negli anni a cavallo della Rivoluzione francese del 1789.

Oscar François de Jarjayes è la quinta figlia del Generale de Jarjayes che, irritato dal non aver avuto un figlio maschio, decide di allevare l'ultima nata come un uomo (occultandone inizialmente il sesso). Così Oscar cresce dedicandosi alle arti della guerra e diventa ben presto un provetto spadaccino. Suo compagno di giochi è l'attendente alle stalle André Grandier. Dopo essere diventata Comandante delle Guardie Reali in giovane età ha il compito di scortare la promessa sposa del delfino di Francia (che poi diverrà Luigi XVI) al suo arrivo nella nazione. La ragazza è Maria Antonietta d'Austria, capricciosa figlia della Regina Maria Teresa d'Austria.

Una volta dimostrato il suo valore, viene chiamata da Maria Antonietta come sua personale scorta. I primi guai arrivano dalle macchinazioni della Contessa Du Barry, la favorita di Re Luigi XV, che vede nella ragazza una minaccia per la sua posizione (la futura Regina la considera, giustamente, una donna di malaffare e non gli vuole rivolgere nemmeno il saluto in pubblico).

Finché si tratta di sventare complotti di Corte non ci sono particolari problemi per la vita di Oscar ma quando conosce il conte svedese Hans Axel von Fersen (al suo primo ballo in vesti femminili), la sua ferrea educazione maschile comincia a vacillare. Da quel momento per Oscar comincia un travaglio interiore feroce aggravato dal fatto che lei, a sua volta, è amata in segreto dal suo attendente André...

Il resto della storia è un susseguirsi di avvenimenti tragici e spesso anche inaspettati e il finale della Storia (con la "s" maiuscola visto che almeno in parte è realtà) si svolgerà alle porte della Bastiglia.

Buona visione!

Lady Oscar: considerazioni generali sull'anime

a cura di: Koji

Versailles no Bara significa letteralmente Le rose di Versailles e il riferimento è alle protagoniste della storia, ovvero tutte quelle figure femminili (non per forza positive) sulle quali si incentra la serie. Oscar è solo una delle tante, ricordiamo poi Rosalie, Maria Antonietta, Jeanne, la Du Barry, la Polignac. Tutte figure emancipate e forti che abbelliscono il giardino della reggia di Versailles ma che hanno la breve vita di un fiore.

Si è soliti dividere la serie in due blocchi di episodi a seconda se la regia generale sia affidata a Tadao Nagahama (il papà di Combattler V e Vultus V) oppure ad Osamu Dezaki. Nagahama ha diretto i primi 18 episodi e Dezaki i restanti. Il cambio di regia generale in questa sede apporterà delle notevoli conseguenze all'incedere dell'anime e che noi prenderemo in considerazione nel prossimo paragrafo.

mangaFingendo di assistere, digiuni di basilari conoscenze in materia, alla proiezione di "Lady Oscar" resteremmo certamente abbagliati dalla storia, dall'azione rapida ed incisiva, dalle musiche sinfoniche e dalle fioriture di bellissimi quadri acquerellati. Tutto questo a noi non può bastare perché se è vero che Shingo Araki in persona realizzò i "key-frame" (i disegni fondamentali delle scene) dei primi piani è altrettanto vero che quando la telecamera allarga il campo di scene in "no-animation" ce ne sono a bizzeffe e che tantissimi disegni sono sballati in anatomia, proporzioni... Lady Oscar è questo: miseria e nobiltà dell'animazione giapponese!

Da quel che si capisce confrontando "Berubara" con altri prodotti coevi della TMS ci troviamo di fronte ad una scelta aziendale precisa, un modo nuovo di fare animazione che privilegiava la semplicità e le scene mono/bidimensionali, l'uniformità di colorazione ed un asetticismo di ambientazioni, i giochi di luce e gli "effetti visivi" prima che la fluidità e l'accuratezza del disegno. L'intento era abbastanza preciso: trascinare il telespettatore per mezzo di un ritmo incalzante ed abbagliarne l'occhio con effetti grafici fino ad allora usati (si tratta di una tecnica cinematografica "prestata" all'animazione poco usata in Giappone fino ad allora).

Queste critiche, che nascono dalla mia poca simpatia per la TMS, riguardano praticamente tutta la serie ma nella seconda metà degli episodi si nota meno...perchè? Semplicemente perché Tadao Nagahama e Shingo Araki (a mio dire) hanno poco feeling artistico. Per "Lady Oscar" la TMS voleva un anime graficamente superlativo perché era questo il loro migliore biglietto da visita per massimizzare gli utili; a questo fine avevano chiamato Araki e lo avevano "costretto" a realizzare i "key-frame" come un manovale dell'animazione.

Per chi non sapesse bene come nascono i cartoni animati è giusto ricordare che per key-frame di una scena si intendono i disegni "chiave", i fotogrammi che "reggono" gli altri. Per animare con fluidità una scena ci vuole una (relativa) moltitudine di disegni e spesso (nei grandi studi) questi vengono realizzati da una "bassa manovalanza" di disegnatori che prendono il nome di "intercalatori". Per guidare il loro lavoro nella giusta direzione e uniformare il tratto della scena vengono realizzati i "key-frames" che sono dei disegni di maggiore qualità artistica e che raffigurano le "tappe" più importanti della scena (quindi gli intercalatori disegnano solo i frame che servono a riempire le parti "mancanti"). Nel caso di Lady Oscar si potrebbe dire (e non a torto) che ha dei "key-frame" grandiosi ma un'animazione scarsa per gran parte della sua lunghezza.

Per tornare al discorso di sopra, Nagahama aveva in mente uno shojo manga creato con i normali standard di lavoro a cui era abituato, in cui l'animazione (col giusto budget) era abbastanza precisa e gradevole (pur se realizzata al risparmio). Non essendo possibile ciò a causa della scarsa bravura degli intercalatori il risultato erano delle scene che procedevano a singhiozzo tra splendidi "key-frame" e brutti disegni. Una volta sull'orlo del baratro dell'insuccesso, chiamarono l'unica persona al mondo che riuscirebbe a fare un anime decente con tre disegni: Osamu Dezaki.

La "stop-motion" animation, realizzata con i disegni di Araki&Himeno, è il segreto del successo infinito del cartone...casualità? fortuna? quien sabe? Nel momento in cui preferirono animare la storia con tecniche sopraffine di animazione minimale anziché con una normale "eco-animation" arrivarono al giusto equilibrio che li portò al successo. Non direi però che sia un anime della TMS...meglio dire che è un anime di Osamu Dezaki, Shingo Araki e Michi Himeno.

Lady Oscar: due registi a confronto

a cura di: Fa.Gian.

mangaGran parte del successo della serie animata è da ascrivere, oltre che alla straordinaria bellezza dei disegni, anche al lavoro dei due registi: Tadao Nagahama (episodi 1/18) e Osamu Dezaki (episodi 19/41). Questo avvicendamento sottolinea anche una caratteristica del manga: l'evoluzione dello stile grafico e narrativo della Ikeda che muta man mano che la disegnatrice acquisisce sicurezza e padronanza della storia. Si passa così dal tratto involuto e dai sogni da "principessina delle favole" dei primi episodi (retaggio di Osamu Tezuka e del suo "Ribbon no Kishi" a cui lavorò anche Araki come animatore sotto al chara del mitico Disney giapponese) ad una certa elaborazione grafica, alla problematica personalità di Oscar e alla triste danza degli amori impossibili.

Il cambio di regista è marcato fin dall'inizio: l'episodio 19 si apre con un inquadratura mozzafiato che porta indelebilmente la firma del nuovo regista: Charlotte, la figlia della contessa di Polignac, si staglia contro un finestrone trasformato in una lastra luminosa (ma la luce non riesce a penetrare e fa contrasto con la stanza buia). Ed è significativo che proprio la morte di Charlotte, la prima delle "rose di Versailles" ad appassire tragicamente, segni la svolta di tutta la serie.

Con l'episodio 23 cambia anche il modo di presentare i personaggi: scompaiono i fiorellini danzanti attorno ai personaggi, le stelline e i luccichini nelle pupille, tutti barocchismi figurativi che sono il bagaglio iconografico di qualunque shojo manga, ma che striderebbero con la nuova maturità raggiunta dalla storia. Muta l'atmosfera, il disegno si fa più adulto, i sorrisi si fanno più rari, gli occhi più assottigliati e si nota una indefinibile luce cinica e rassegnata che rende benissimo l'atmosfera di "consapevolezza del proprio tragico e inesorabile destino" (che è caratteristica della seconda parte del manga della Ikeda). È innegabile, quindi, che l'avvicendamento dei due registi sottolinei le diverse atmosfere del lavoro originale.

mangaOsamu Dezaki è una vera istituzione nel campo dell'animazione giapponese: insieme all'inseparabile animatore e character designer Akio Sugino (che curiosamente risulta assente proprio in "Berubara"), Dezaki ha diretto serie televisive e lungometraggi molto famosi come le serie di Rocky Joe, ogni fotogramma che riguardi Jenny la tennista, Remì, le sue avventure etc.

Osamu Dezaki è famoso per i suoi tipici split screen (verticali, orizzontali o angolati) che di solito mettono in contrasto due personaggi "opposti" e che viene usato a piene mani su "Lady Oscar". Dezaki ha un'impostazione registica squisitamente cinematografica che gli permette un uso maturo e consapevole delle fonti luminose (da notare i tipici "raggi di luce", o ancora le inquadrature con i personaggi stagliati su ampi sfondi luminosi che compaiono in tutte le sue serie, da "Ashita no Joe" a "Ace wo nerae"), o ancora di utilizzare allegoricamente i fenomeni naturali come il vento, la pioggia o i tramonti, per comunicare gli stati d'animo dei personaggi.

Nagahama invece si esprimeva con soluzioni grafiche irrimediabilmente datate anni '70 ed è d'obbligo fare paragoni con "Kyojin no Hoshi", straboccante di pupille ardenti e ignobili fondali color "viola disperazione". A Nagahama sembra mancare il coraggio di andare fino in fondo, giacchè l'interessante via che aveva scelto consisteva nell'applicare all'animazione le costruzioni grafiche delle tavole della Ikeda: purtroppo tale risultato è riscontrabile solo nell'episodio 5. Tale puntata si distingue dalle altre per un uso sostenuto di soluzioni visive piuttosto interessanti (piani che si scompongono, moltiplicano e sovrappongono).

Lady Oscar: credits di produzione

a cura di: Cutey Honey

Manga originale: Riyoko Ikeda
Regia generale: Tadao Nagahama (ep. 1/18), Osamu Dezaki (ep. 19/41)
Regia degli episodi:
Akinori Nagaoka (ep. 4, 7, 9, 13, 17)
Minoru Okazaki (ep. 3)
Mizuho Nishikubo (ep. 25/40)
Nobuo Takeuchi (ep. 19/40)
Satoshi Dezaki (ep. 6, 8)
Shunji Ôga (ep. 30/40)
Tetsuo Imazawa (ep. 2)
Yasuo Yamayoshi (ep. 1, 5, 10/12, 14, 16, 18)
Yoshihisa Sekine (ep. 15)
Screenplay: Keiko Sugie, Masahiro Yamada, Yoshi Shinozaki
Commento musicale: Koji Makaino
Character Design: Shingo Araki
Art director: Ken Kawai, Tadao Kubota, Toshibaru Minako
Direttore dell'animazione ("sakkan"): Michi Himeno, Shingo Araki
Fotografia: Hirokata Takahashi, Masao Miyauchi
Progetto: Shigeru Umetani, Yuichirou Yamamoto
Produttori: Seichi Ginya, Shunzo Kato

Lady Oscar: "Insieme per sempre", il film-montaggio

a cura di: Marco

Titolo: Lady Oscar - Insieme per sempre
Anno di produzione: 1990
Durata: 90 minuti
Soggetto originale: Riyoko Ikeda
Regia: Yoshio Takeuchi
Character design: Michi Himeno
Musiche: Koji Magaino
Editore: Dynamic Italia
Anno Ita: 2003

Questo è quanto riportato nel retro di copertina della VHS: dal fumetto "The Rose of Versailles" di Riyoko Ikeda: "Anche se una rosa ha il colore del sangue, una rosa è sempre una rosa. Una rosa non potrà mai diventare un lillà! Oscar sarà sempre Oscar…" E' stato così per il passato… e sarà così per il futuro… Io sarò sempre con te…".

Lady Oscar - Insieme per sempre non è altro che un film di montaggio che riassume, in circa 90', le parti più salienti dei 40 episodi di cui si compone la serie Tv. Per realizzare questo film sono stati montati diversi spezzoni degli episodi in una "nuova" narrazione che predilige in particolar modo l'aspetto storico della vicenda.

Mentre in Giappone il cast dei doppiatori ha subito una totale rivoluzione, in Italia (tranne qualche eccezione) si è cercato di riconfermare le voci originali della serie storica visto l'ottimo lavoro svolto all'epoca e il particolare affetto del pubblico per quel cast. Malgrado le tonalità delle voci non siano più le stesse, risentire di nuovo le voci di un tempo conferisce un'aria familiare al film: Cinzia De Carolis è Oscar, Massimo Rossi è André, Laura Boccanera è Maria Antonietta e Luciano Roffi è Fersen.

Le uniche differenze sostanziali che si riscontrano nel doppiaggio sono le voci di Rosalie e Jeanne (davvero molto diverse da quelle "storiche") e il cambio di narratore, che questa volta è una donna (Antonella Giannini).

E' importante puntualizzare la selezione cronologica delle scene: nascita ed infanzia di Oscar, le prime mansioni alla Corte di Versailles, l'incontro con Maria Antonietta e quello successivo con Fersen, il segreto vincolo affettivo fra il conte svedese e la principessa austriaca, le voci di corridoio che ne seguono, la partenza di Fersen e la conseguente tristezza di Oscar, lo scandalo della collana, il Cavaliere Nero, il ritorno di Fersen ed il ballo in abiti femminili di Oscar, la passionale dichiarazione di André, il nuovo incarico di Oscar, le prime insurrezioni a Parigi, l'ultimo toccante dialogo fra Maria Antonietta e Lady Oscar, l'indimenticabile notte d'amore di Oscar e André, le loro tragiche scomparse, la presa della Bastiglia ed infine gli orrori della Rivoluzione.

Il film in questione, prima di essere editato in formato VHS, ha avuto anche diversi passaggi televisivi su Italia 1 che, detenendone i diritti, potrebbe replicarlo a piacimento.

Sebbene questo film non apporti niente di nuovo alla serie, riesce lo stesso ad appassionare lo spettatore proprio come la stessa serie animata di Lady Oscar, un mito senza tempo.