Maison Ikkoku: il manga
a cura di: Koji
L'idea di Maison Ikkoku (in Italia Cara dolce Kyoko) nasce durante la lavorazione di Urusei Yatsura. Il manga venne serializzato sulle pagine di Big Comic Spirits (una testata destinata ad un pubblico maturo) tra il 1980 e il 1987 in 162 capitoli.Come era già accaduto con Lamù anche Maison Ikkoku impiega molto a far breccia nei giapponesi anche perché la Takahashi non aveva (specie nei primi numeri) un disegno da "shojo" e MI (acronimo con il quale i fan chiamano la serie) non è propriamente e solamente uno "shojo". Ma, grazie alla testardaggine della sua autrice, la serie decolla e la Shogakukan decide di stampare (per sfruttare il trend positivo) i tankobon del manga. La storia giunse così al grande pubblico, conquistandolo per una breve ma intensa stagione: ogni adolescente giapponese conosceva i personaggi della Ikkoku-kan e si immedesimava nel protagonista della storia che gli era più simile.
Da un'intervista fatta per conto della Star Comics (ricordataci da Filippo Brandamura) e pubblicata sul primo numero di Ranma 1/2 nel lontano Giugno del 1996 scopriamo quale sia l'origine dell'idea "Maison Ikkoku". Alla domanda "da dove ha preso spunto per realizzare il manga di Maison Ikkoku?" la Sensei risponde: "nel caso di Maison Ikkoku, quando ero studentessa, dietro all’edificio in cui abitavo c’era una casa diroccata abitata da gente molto strana. Era un posto piuttosto sospetto e questo mi incuriosiva molto: c’era un ragazzo con i capelli tinti di biondo e alla finestra erano appesi un paio di guantoni e una maschera da kendo. Questo appartamento era un po’ lontano dalla strada e ogni tanto vedevo qualcuno che comunicava dall’interno alla strada per mezzo di una ricetrasmittente. Questo non aveva alcun senso dato che sarebbe bastato gridare dalla finestra...".A questa idea della casa "di pazzi" venne associata una bellissima storia d'amore in apparenza irrealizzabile che non è dato sapere da cosa gli sia stata ispirata. In Giappone il manga di Maison Ikkoku è raccolto in 15 tankobon di 220 pagine, ma esiste anche una edizione wideban di 300 pagine per un totale di 10 volumi.
Per esempio Yusaku Godai non doveva essere, almeno nelle intenzioni dell'autrice, un bel ragazzo... infatti nelle prime storie del manga il suo volto è sgraziato e nessuna delle sue espressioni è stilisticamente gradevole. Al contrario Kyoko è una bellezza mozzafiato e nella sua prima inquadratura Rumiko ce la mostra come una donna matura (il trucco, agli inizi degli anni '80, era considerato prerogativa delle donne adulte). Particolare è inoltre il taglio a mandorla degli occhi della "dolce" Kyoko (ben diversi dagli occhioni scintillanti dell'anime); le ciglia lunghe sono messe in evidenza e le sopracciglia sembrerebbero assottigliate.
Tutto ciò ve lo faccio notare non per mostrarvi la mia conoscenza in fatto di trucchi femminili (in verità inesistente) ma per farvi capire che l'idea della Takahashi era quella di raccontare l'amore tra due persone completamente diverse: un ragazzo impresentabile, poco curato e immaturo e una donna giovane, bellissima e matura (come si può notare dalla tavola a sinistra). Queste particolarità dei volti verranno ben presto addolcite fino a renderli molto simili a quelli che ben conosciamo dalla serie Tv (un esempio nella vignetta a sinistra). Poi, ad essere sincero, la cosa che mi ha sempre fatto impazzire delle prime storie del manga è che sono delle short brevi ma fresche e dirette, caratteristiche che la serie perderà a favore del romanticismo puro nel corso degli eventi.
L'adattamento italiano del manga della Star Comics è formidabile (anche se molti appassionati si ostinano a dire il contrario) perché, a parte i dialoghi originali, ci regala la gioia di poter ammirare i personaggi chiamarsi con i suffissi ora rispettosi (-san) ora confidenziali (-chan, -kun). L'idea di questo tipo di adattamento è direttamente mutuata dall'edizione americana della Viz (sulla quale versione è adattato il nostro manga). Man mano che la storia va avanti ci troveremo di fronte a nuovi personaggi e lo stile di Rumiko subirà costanti ritocchi fino ad arrivare allo stile definitivo (intorno al numero 17 dell'edizione italiana) che ci accompagnerà fino alla conclusione della storia.I più svegli di voi avranno sicuramente notato che "Maison Ikkoku" è disegnato con tratto morbido e la presenza di tavole acquerellate (almeno una per capitolo, di solito in apertura di storia, come le è stato insegnato dal suo maestro Kazuo Koike, autore del bellissimo "Lone Wolf&Cub") conferiscono alle vicende contorni onirici (quando non sono veri sogni di Yusaku:). Credo che questo manga rimarrà unico nella produzione di Rumiko Takahashi e rappresenti qualcosa di importante per lei. In molti mi dicono che l'idea di questa storia gli sia venuta da una sua esperienza personale e per l'esattezza da un condominio abitato da gente strana che lei poteva scorgere dal suo appartamento di studentessa a Tokyo. Ricordo inoltre di aver letto su un vecchio Mangazine (credo) un'intervista in cui lei confermava tutto ciò e aggiungeva che la divertiva il fatto che tutto il quartiere non faceva altro che parlare delle cose strambe che avvenivano in quella pensione (lei personalmente ricorda solo di aver sentito una notte urlare con un megafono!).
Nella versione cartacea c'è un abitante della "kan" in più, si tratta di Nozumu Nikaido che occupa la stanza sotto quella di Yusaku. E' un tipo stranissimo, di buona famiglia, che sta tutto il giorno a fumare ed ha il "pregio" di non capire mai niente, neanche le cose più ovvie! Nella serie animata fu ritenuto inutile e soppresso. Per il resto la vicenda del manga è la stessa (con qualche piccola differenza) a quella dell'anime. Vi consiglio di comprare questo manga (se adorate l'anime) perché rimarrete favorevolmente colpiti!
Personalmente non l'ho ancora terminato di leggere (mi mancano gli ultimi 6 volumi) perché vado di pari passo con la serie animata e, vedendola volontariamente a piccole dosi, ci vorrà molto tempo (semmai succederà) che io chiuda la quarta di copertina del volume 27. Quindi mi ci vorrà del tempo per finirlo ma nell'inverno in cui lo comprai (2002) non riuscivo a finire un albetto in meno di 3 ore perché esaminavo a fondo le vignette e spesso mi perdevo per minuti interminabili negli occhioni a mandorla di Kyoko (in una sorta di Sindrome di Stendhal).
