Maison Ikkoku: la serie animata
a cura di: KojiIn questo paragrafo vedrò di darvi un'idea di quanto sforzi siano stati fatti dalla Kitty Film e dalla Fuji Tv affinché Maison Ikkoku risultasse un anime di grande successo.
La realizzazione della serie, tecnicamente affidata allo Studio Dean, viene iniziata ufficialmente nel 1986 e terminata nel 1988 per un totale di 96 episodi trasmessi in Giappone tra il 26/03/1986 e il 02/03/1988.
Essendo una serie molto lunga, come spesso accade per gli adattamenti animati dei manga della Takahashi, lo staff subì numerosi cambiamenti nel corso della serie e quindi si contano innumerevoli registi, un cambio di chara ad un terzo di serie oltre che a schiere di intercalatori e animatori (non tutti giapponesi). Di solito si divide la serie in tre parti a seconda del regista a cui era affidata ma bisogna anche dire che questi non furono solo tre; altri registi si dedicarono a Maison Ikkoku per solo uno o due episodi occasionali (come Tomomichi Mochizuki).Inizialmente la produzione, nelle persone di Makoto Kubo (Studio Dean), Yoko Matsushita (Kitty Film Inc.) e Yuko Kato (Fuji Tv), affidò la serie a Kazuo Yamazaki come regista generale (e inizialmente anche come storyboarder) affiancato da Nobuko Nakajima alla supervisione.
Il ruolo di chara designer e sakkan della serie inizialmente venne affidato a Yuji Moriyama (che aveva collaborato in passato alla Kitty come chara in Urusei yatsura, e dopo lo rivedremo in Nuku Nuku, Le ali di Honneamise, Macross Plus, Gunbuster, Project A-ko e Geobreeders). Kazuo Yamazaki venne chiamato perché aveva lavorato in precedenza ad un altro anime tratto dalla matita della Takahashi (ovvero Urusey yatsura) e in un'intervista ebbe a dire: "lavorare a Maison Ikkoku è stata una grande esperienza, difficile da realizzare ma comunque densa di soddisfazioni".
La prima parte di Maison Ikkoku (ep. 1/26)
A questo signore si deve la prima parte della serie animata (1/26). Non lavorò affatto male e diede un'impronta ben definita alla serie staccandola dai canoni noti di UY. Stranamente questa prima parte risulta essere la più movimentata dell'intero cartone animato (per alcuni la più bella).
Chi ha letto il manga sa che la storia disegnata dalla Takahashi non è poi così movimentata, vuoi perché in un fumetto non si può creare un'azione frenetica come in un cartone, vuoi perché l'attenzione dell'autrice era rivolta più alla definizione dei sentimenti dei personaggi più che alle situazioni comiche fine a se stesse (che però non sono mai disdegnate).
In questa fase, a mio parere, la storia proceda "a salti" nel senso che si ha la sensazione che tra alcune delle prime puntate "manchi qualcosa" a livello narrativo (difetto che è comune anche al manga e che scomparirà ben presto per lasciare spazio ad avventure di più ampio respiro ed a "serialità stretta").
La seconda parte di Maison Ikkoku (ep. 27/52)
Una serie con tanti registi non può avere certo uno standard univoco ed è scontato che gli episodi subiscano l'influenza artistica del regista di turno così, quando si affidò a Takashi Anno la seconda parte del cartone (episodi 27/52), la serie venne riportata dentro i canoni più consoni al manga (che in quei volumi diventa più introspettivo e romantico); l'azione convulsiva dei personaggi risulta attenuarsi e anche i malintesi (che nella prima parte duravano un paio di puntate al massimo) vengono risolti con molta sofferenza e lasciano strascichi per molte puntate. Se ci fate caso in questo blocco di puntate ci sono alcune delle situzioni più belle dell'intero anime alle volte persino sceneggiate meglio che nel manga.Questo si deve al grande Takashi Anno (ammirato in Hakkenden, Magica Emi, Yoma: la stirpe delle tenebre e nel recente Spirit of wonder) regista sapiente e molto stimato. Lo stesso Anno dichiarò una volta di preferire, tra quelli a cui lavorò in Maison Ikkoku, gli episodi 29 ("In fondo al pozzo") e 37 ("La delusione di Kentaro"); mi viene da ridere pensando che quei due episodi sono quelli che mi piacciono di meno della sua gestione.
In questa seconda stagione cambia definitivamente il character design del cartone animato e Yuji Moriyama (che a me non dispiaceva affatto) lascia il posto alla grande e sempre affidabile Akemi Takada (chara e sakkan in Creamy, Lamù, Orange road, Patlabor e tante altre serie) che non cambia di molto la fisionomia dei personaggi ma si limita a cambiare alcune sfumature cromatiche e a rendere più piacevoli i volti. Anche le fogge degli abiti subiscono un positivo cambiamento e si noteranno una varietà di modelli indosso ai protagonisti.
La terza parte di Maison Ikkoku (ep. 53/96)
La terza parte del cartone (ep. 53/96) viene affidata alla regia generale di Naoyuki Yoshinaga. In questo periodo la storia entra nel vivo e Yoshinaga ne approfitta per far risaltare la parte romantico/malinconica della serie ponendo al centro della narrazione i sentimenti dei personaggi. In questo spezzone l'azione non manca anche se, complice la crescita anagrafica dei personaggi, ogni situazione viene vissuta con uno stato d'animo diverso, meno spensierato. Per esempio Yusaku subisce un'evoluzione importante, diventando a tutti gli effetti un adulto (anche se gliene succederanno di tutti i colori) e neanche i suoi coinquilini hanno troppa voglia di canzonarlo come un tempo (sigh!).La gestione artistica di Takashi Anno è altrettanto sognata e romantica: azione rallentata, interesse maggiore per i primi piani (con le espressioni dei personaggi principalmente sottolineate, con una controversa attenzione per i momenti buffi). Molto è merito del lavoro minuzioso in fatto di "model sheet" da Akemi Takada ma toccò ad Anno valorizzarlo. La colorazione pastello diviene una importante risorsa mentre gli sfondi (adesso sono frequenti le azioni negli esterni) iniziano a diventare di buon livello anche se il lavoro di Chitose Asakura non è assolutamente straordinario). Non a caso i filmati delle sigle della "gestione Anno" ("Suki Sa" e "Fantasy") sono delle dimostrazioni di come si può fare dell'animazione un'arte. Credo che Takashi Anno non potè lavorare come avrebbe voluto sulla serie perché rispettare il plot di un manga è una cosa ben diversa di realizzare una storia originale (come è abituato a fare).
L'animazione inizia a diventare più fluida però su alcune sequenze si intravede la turpe mano degli intercalatori coreani (ma i supervisori ai disegni e la Morita Editing che facevano?). La parte affidata a Naoyuki Yoshinaga, (che dirigerà dopo di MI anche Orange Road, Patlabor e L'irresponsabile Capitan Taylor) è quella più fluida e maggiormente caratterizzata da finezze direttive. La serie torna ad essere completa, nessun particolare viene lasciato grezzo e tutto è ben rifinito (quello che non lo è, ogni tanto i temibili coreani si rifanno vivi, viene abilmente coperto). Con Yamakazi assistiamo ad una movimento veloce della camera, con pochi primi piani e molti campi medi; l'animazione risulta non troppo fluida e sono frequenti gli stop motion in casi di colpi di scena (frequenti).
Ottima la colorazione anche se ancora vengono privilegiati i colori pastello e le tonalità morbide. Non a caso questo ciclo registico è quello che dura più di tutti (sicuramente il più affidabile). Stranamente questo regista poco conosciuto (almeno da me) arriva dove nessuno dei suoi predecessori era arrivato: dimostra un'ottima varietà di inquadrature, un intelligente uso degli ambienti e dei fondali nonché soluzioni narrative interessantissime. E' ovvio che lo sforzo diventa maggiore con l'andare della serie ma devo dire che questa gestione è la mia preferita...e non ho ancora visto il finale!
Considerazioni generali
E' giusto citare gli sceneggiatori che qualche volta hanno anche fatto meglio di Rumiko Takahashi nell'adattare mirabilmente il manga in anime. Tra i più valenti si ricordano Ito Kazunori (sceneggiatore anche in Creamy, Ghost in the shell e Avalon), Mitsuru Shimada (sceneggiatore di Kenshin e del Final Chapter di "Maison Ikkoku"), Yu Kaneko e Hiroshi Konichikawa. Qualche curiosità è d'obbligo...
All'interno della serie troviamo delle comparse d'eccezione tutte derivate dall'immensa produzione animata nipponica. Ogni tanto tra i fotogrammi del cartone appaiono Lamù, Oyuki, Ataru, Shinobu, Megane (questi ultimi tre
sotto forma di scolaretti), Yawara, Godzilla, il Sukaninja, Ultraman e davvero tanti altri!Una cosa interessante è che le uniche due sigle non originali (sono due hit discografiche di Gilbert O'Sullivan) e con filmati non curatissimi ("Alone Again" e "Get down!") sono state inserite perché contemporaneamente alla puntata in questione nei cinema nipponici veniva trasmesso il film dal vivo di "Maison Ikkoku" che aveva questi due brani come insert song.
L'animazione è di discreto livello (ricordatevi che parliamo di un anime del 1986), i fotogrammi e i preparatori sono stati ottimamente supervisionati e disegnati ma, come vi dicevo prima, molti preparatori sono di autori indegni (non tacciatemi di assurdo razzismo se dico che i coreani saranno stati anche una forza di lavoro economica ma assolutamente impresentabile negli anime del tempo) e quindi alcuni movimenti o addirittura intere sequenze lasciano il cultore con l'amaro in bocca. Però tutto sommato la serie è di livello medio-alto e vuoi la regia generale, vuoi il montaggio nascondono un po' i problemi classici di una serie a lunga durata (e a grandi costi).
Per tornare, in chiusura, sulla serie televisiva di Maison Ikkoku è interessante notare un parallellismo (assente nel manga) tra distese di fiori e certi momenti topici del cartone animato. Credo sia logico pensare al famoso "linguaggio dei fiori" per sottolineare certe sensazioni dei protagonisti ma io non sono un esperto di tale linguaggio e quindi non posso dirvi di più se non che sicuramente fu un idea di Takashi Anno; sinceramente io non sono riuscito a riconoscere nemmeno un fiore tra quelli presentati (anche per vedere se la mia teoria corrisponda in un certo qual modo con le situazioni del cartone), quindi se siete appassionati di Maison Ikkoku e siete anche degli esperti di fiori scrivetemi e studieremo un modo per pubblicare un approfondimento su questo tema!
Maison Ikkoku: credits
a cura di: KojiManga originale: Rumiko Takahashi (Skogakukan)
Produzione: Kitty Film Inc., Fuji Television Network e Studio Dean
Planning: Shigekazu Ochiai (Kitty Film Inc.) e Tadashi Oka (Fuji Tv)
Produttori esecutivi: Makoto Kubo (Studio Dean), Yoko Matsushita (Kitty Film Inc.) e Yuko Kato (Fuji Tv)
Creazione: Ronosuke Onbu
Supervisione: Nobuko Nakajima
Direzione generale: Tokio Tsuchiya (ep. 1/26) Kazunori Ito (ep. 27/52) Hideo Takayashiki (ep. 53/96)
Regia generale: Kazuo Yamazaki (ep. 1/26) Takashi Anno (ep. 27/52) Naoyuki Yoshinaga (ep. 53/96)
Regia e storyboard: Kazuo Yamazaki, Hisayuki Yoshinaga e Osamu Sekida
Sceneggiatura: Ito Kazunori, Mitsuru Shimada, Yu Kaneko, Hiroshi Konichikawa, Tokio Tsuchiya, Shigeru Yanagawa e Tomoko Konparu
Character design: Yuji Moriyama (ep. 1/26) e Akemi Takada (ep. 27/96)
Animazione: Studio Dean
Montaggio: Morita Editing Corporation
Direzione dei fondali: Chitose Asakura
Supervisione disegni: Masaaki Kawanami, Tsukasa Dokite, Keiko Hattori e Ryunosuke Otonashi
Musiche: Takuo Sugiyama, Kenji Kawai, Eiji Mori e Seiji Sugiyama
Direttore del suono: Shigeyaru Shiba
Maison Ikkoku: edizioni in vhs e dvd
a cura di: KojiIn Italia la serie di Cara dolce Kyoko ha subito numerose pubblicazione in vhs ma non è mai stato modificato il doppiaggio. La prima casa editrice a pubblicare le vhs di "Maison Ikkoku" fu la Granata Press che editò 13 vhs.
Al fallimento di questa seguì l'edizion Dynamic Italia che rieditò le vecchie 13 vhs della Granata e aggiunse in più altre 2 vhs per un totale di 15.
Negli anni successivi la Esplosion Video ha completato la serie aggiungendo le ultime 5 vhs per un totale di 20 (serie completa). Una cosa da sottolineare è la presenza in queste vhs sia degli eyecatch sia del trailer della puntata successiva (però, se non ricordo male, lasciati senza audio) mentre nelle vhs Dynamic Italia sono state aggiunte due fantomatiche sigle in italiano cantate da Rosario Di Bella (vedere la sezione Le sigle di questo mini-sito).
Dal Settembre del 2006, la Yamato Video ha iniziato la pubblicazione dei DVD italiani della serie. Il doppiaggio presentato è quello italiano storico, con i suoi pregi ed i suoi difetti, però sono presenti i sottotitoli fedeli alla versione originale. La serie viene edita al ritmo di un box (di 2 DVD) ogni due mesi (salvo ritardi) e non è ancora certo il numero totale dei box di cui sarà composta l'opera.
