Maison Ikkoku: considerazioni personali

a cura di: Koji

Maison IkkokuMaison Ikkoku (che si svolge in buona parte degli anni '80 e quindi in piena "bubble economy") risulta essere, come tutte le opere della Takahashi, un attacco duro e satirico contro l'intera generazione "adulta" del Giappone, mettendone in crisi gli assurdi criteri sociali che la reggono e che in questi anni sono stati sovvertiti dai giovani come reazione naturale ad uno stato di cose insostenibile. Maison Ikkoku dimostrò ai telespettatori giapponesi che la loro vita non è strettamente legata al lavoro o alla loro posizione sociale (concetto che trovo offensivo), ma che anche la vita di un ronin (nell'accezione di "studente senza soldi") come Godai si può trasformare in una bellissima favola.

Non per niente Kyoko, una ragazza che dimostra fermezza di principi e che è ben consapevole dell'importanza di una posizione sociale, alla fine sceglierà non il ricco e bellissimo Mitaka, ma un giovane squattrinato e dal futuro incerto (cosa che nella realtà non avviene mai). La mentalità delle "prime scelte", della massificazione intellettuale, dei privilegi sociali, per una volta viene sconfitta da un amore difficile da eguagliare nella realtà, ma che è pur sempre una possibilità nella vita di tutti.

Da una comparazione di tutte le opere di Rumiko Takahashi si evince che i genitori dei protagonisti (quando non sono del tutto assenti) sono un ostacolo alla realizzazione dei sogni dei figli e che gli assurdi modelli comportamentali di cui sono portatori sono sempre di natura socio-economica e mai ideale. L'unico manga in cui questo non accade è Inuyasha dove peraltro la madre di Kagome non svolge alcun ruolo determinante nella vincenda.

E' anche curioso notare che in ogni storia di "Rumikuccia" i soli ad essere legati alle tradizioni religioso/folkloristiche giapponesi sono solamente i giovani ed i loro nonni mentre i genitori sono sempre distanti e disinteressati (in realtà interessati all'aspetto socioeconomico della vita). La speranza di un domani migliore non solo dal punto di vista economico? Forse la riposta è nelle nuove generazioni: non dimenticatevi che Maison Ikkoku segue il normale cerchio "morte/vita".

Maison Ikkoku: l'adattamento italiano

a cura di: Koji

Maison Ikkoku venne acquistato dalla Doro Tv. con la consueta tecnica del "blocco di episodi". La prima (episodi 1/52) e la seconda parte (53/96) vennero acquistate in tempi diversi e curate da staff (adattatori e doppiatori) differenti con buona pace dell'uniformità di visione.

Episodi 1/52


L'adattamento della prima parte della serie (1/52) è superficiale e caratterizzato da un errore che svilisce il senso della storia. Tutto nasce dall'errata valutazione del nome del protagonista maschile della serie, chiamato per tutto l'anime Godai (nome proprio) quando in realtà si chiama Yusaku (nome proprio) Godai (cognome). Come può un errore apparentemente insignificante fare tanto danno? La risposta va ricercata negli standard comportamentali e nelle conseguenze diffamatorie che conseguono alla fuoriuscita dagli schemi tipici della società giapponese.

Con un errore veniale (ma a mio parere volontario) ci è stato tolto uno degli aspetti più interessanti della vicenda che ha come sfondo la società nipponica tipicamente incentrata sulla riservatezza nei rapporti interpersonali e su una serie di "regole" da seguire per non essere "esclusi" dalla vita sociale. Per fare un semplice esempio anche tra compagni di scuola è "buona norma" chiamarsi per cognome, come è "obbligo" chiamare i compagni più grandi senpai. I pochi casi in cui ci si può rivolgere ad una persona per nome riguardano i rapporti di sangue e le amicizie risalenti all'infanzia. Nel parlato giapponese ricorrono spessissimo i suffissi "-kun", "-chan", "-san": brevemente (visto che saranno necessari per il discorso che sto per fare) dovete sapere che i primi due si aggiungono ai nomi di amici di infanzia o di compagni di scuola di età inferiore (come il nostro Tano-kun) mentre il terzo si aggiunge (in segno di rispetto) ai nomi di colleghi di lavoro o di persone di età maggiore. Con questi presupposti capite che, scambiando un cognome per un nome si è modificato nella versione italiana un'aspetto peculiare della storia dovuto alle "formali" relazioni interpersonali tra Kyoko e Yusaku (la prima, oltre che vedova, di età maggiore del secondo).

Nell'edizione originale i due novelli "Romeo e Giulietta" si danno del "lei" fino alla fine della serie perché, sotto il sole, non sono legati da alcun rapporto intimo di amicizia nè una conoscenza di vecchia data: tra i due solo rapporti professionali! Kyoko chiama Yusaku (sulla carta un suo "semplice" affittuario) con un freddo Godai-san ovvero signor Godai) mentre lui la chiama semplicemente Kanrinin-san ("signora amministratrice", in quanto sua "locataria") perché l'idea di chiamarla signora Otonashi (e quindi con il cognome del suo defunto marito) confliggerebbe con il suo intento (almeno iniziale) di farle dimenticare il passato e pensare al futuro (con lui ovviamente). Una cosa che non in molti fanno notare è che, quando Yusaku parla tra se e se di Kyoko (il che accade spesso) la chiama con il più affettuoso Kyoko-san che (se udito dalla donna) sarebbe certamente inteso come una mancanza di rispetto!

Nel nostro adattamento si sono "europeizzati" i personaggi trasformando in confidenziali tutti i rapporti all'interno del condominio Ikkoku col risultato di annullare (oltre che il senso della serie) tante sfumature nelle battute degli altri inquilini e nelle azioni dei due innamorati. Molte volte si sono dovuti cambiare persino i dialoghi originali per rispettare ciò che avveniva nel filmato.

Sarebbe interessante sapere se si trattò di un errore grossolano, ma involontario, oppure di una "censura" (perché lo sarebbe nel caso in cui la modifica fosse volontaria) ma, non conoscendo il nome del curatore dell'adattamento posso solo affidarmi alle mie supposizioni. Potrebbe darsi che, lavorando di fretta e con scarsa documentazione sulla serie, il fatto che Yusaku venisse chiamato da tutti Godai-san (o Godai-kun) abbia generato negli adattatori l'idea che quello fosse il nome proprio del ragazzo (come è successo anche con Ichinose-san).

Io credo che la scelta di far parlare tutti i personaggi con un tono confidenziale sia stata presa per normalizzare la visione ai "telespettatori" (termine che, nel vocabolario degli adattatori, è uguale a "bovini") e spero che un giorno la serie venga ridoppiata in una veste più coerente con la versione originale (o almeno con i sottotitoli fedeli agli script).

Altro grave limite dell'adattamento italiano riguarda i nomi dei personaggi, la loro pronuncia ed, eventualmente, la loro scrittura nei titoli delle puntate. Come accade per Godai (ma ne parleremo meglio in un paragrafo più in basso), anche ad altri personaggi viene scambiato il cognome con il nome: è il caso di Hanae Ichinose, che viene chiamata impropriamente (come nome proprio) con il nome del marito; per di più il nome viene pronunciato "Ikinose" e non con il corretto "Icinose". Sempre per lo stesso errore di pronuncia ("chi" in giapponese deve esser letto "ci") il buon Soichiro (che si legge "Soiciro") viene chiamato (e scritto) "Soishiro" mentre il cognome da nubile di Kyoko viene pronunciato "Shigusa" e non "Cigusa". Da notare anche che in un titolo di un episodio il nome di "Kyoko" viene scritto "Kioko".

A livello di censura "verbale", la prima parte è costellata di frasi mai pronunciate nella versione originale e create ad hoc dai nostri adattatori per sostituire frasi poco convenienti (come quando il nonno Otonashi, nella sua prima visita alla Ikkoku-kan, dice a Godai che non gli darà il permesso di frequentare la piccola Ikuko, che viene sostituito da noi con il suo divieto a dargli la mano di Kyoko che non c'entrava nulla con il discorso!). A questi errori voluti bisogna aggiungere anche diversi adattamenti concettuali: "ronin" diventa "matricola", spariscono tutti i riferimenti ai modi di dire giapponesi come "scivolare", "cadere" sostituiti con "bocciare", "respingere" e amenità simili.

Il nostro Tano-kun ricorda che durante il primo passaggio televisivo la serie non aveva i titoli delle puntate che possibilmente vennero aggiunti solo in un secondo momento.

Episodi 53/96


Stranamente, quando venne doppiata la seconda parte della serie, le cose migliorarono probabilmente perché il nuovo adattatore non conosceva bene l'operato del suo predecessore e si era affidato agli script originali. Non per nulla proprio nell'episodio 53 ("Primo giorno di scuola"), il primo col secondo doppiaggio, Yusaku chiama Kyoko (per la prima ed ultima volta) "signora amministratrice" (finalmente!)!

La circostanza che "l'errore" non venga più ripetuto è la conferma che, ad inizio del suo lavoro, il nuovo adattatore si accorse del problema e che preferì mantenere la linea di adattamento della prima parte per comprensibili interessi del committente. Il secondo adattatore contempera meglio gli interessi dell'opera e quelli della Doro Tv restituendoci almeno in parte lo spirito della serie originale: Mitaka, per esempio, viene chiamato per nome (Shun) dallo zio, mentre Kyoko lo chiama correttamtente signor Mitaka (cioè per cognome) e quasi mai "Shun". Mitaka a sua volta chiama Kyoko per come in effetti la dovrebbero chiamare tutti ovvero signora Otonashi.

Sul versante "pronuncia dei nomi", certi errori persistono ("Ikinose") ed altri vengono corretti ("Soiciro"). Un piccolo errore viene però aggiunto alla lista: il cognome di Akemi verrà pronunciato Roppongi e non col corretto Ropponghi. In questa parte conosceremo pure il marito di "Ikinose" al quale, per evitare confusione (visto che la moglie viene chiamata per nome col suo cognome) non verrà assegnato alcun nome!

Inspiegabilmente Asuna Kujo, una delle protagoniste della seconda parte dell'anime, viene chiamata Atsuko Kujo. La cosa strana è che tra i due nomi non c'è possibilità di fraintendimento (avendo caratteri diversi) quindi si tratta di una invenzione degli adattatori italiani senza possibilità di scampo.

Nella serie italiana non sono presenti censure alle parti video, nella seconda parte sono addirittura presenti anche gli eyecatch superdeformed (che in Giappone introducono lo stacco pubblicitario a metà puntata e che nella prima parte del nostro adattamento erano stati "tagliati"), il cartello del titolo giapponese ed il riassunto della puntata successiva. Aggiungo alla lista dei "difetti di adattamento" alcuni errori pacchiani di interpretazione di termini che denotano scarsa conoscenza sia della lingua che dei costumi giapponesi.

Il mistero del cognome di "Godai"


Un grande mistero di Maison Ikkoku riguarda il cognome "italiano" di Godai. La casistica del concorso "vota il cognome più assurdo" comincia col botto: nell'episodio numero 4 ("L'incoraggiamento di Kioko") un professore lo chiama...Godai Otonashi!!! La follia dura poco visto che già dall'episodio 6 ("Un doloroso segreto") si passa a Yosaku (che è il suo nome proprio pronunciato male)...

Dall'episodio numero 8 ("Una bella sbornia") "Godai" assume il comprensibile cognome Yusaku (che in realtà è il suo nome proprio) ma nell'episodio 40 ("Il più bel regalo") il padrone del "Chachamaru" lo chiama incredibilmente Katayama!

Per tutta la seconda parte della serie (che ha un altro adattamento) al nostro protagonista viene assegnato un altro, assurdo, cognome: Yukari! In realtà "Yukari" non è altro che il nome proprio di sua nonna scambiato per cognome (episodio 72 "Il colloquio")!

Maison Ikkoku: il doppiaggio

a cura di: Koji

Realizzato nella seconda metà degli anni '80, il doppiaggio di MI presenta problemi comuni alle sue serie coeve. Vigeva il cattivo (ma corporativo) costume di assegnare ad ogni doppiatore le voci di più personaggi della stessa serie. Questa tecnica di ripartizione, in se non assolutamente condannabile, mostrava però il suo fianco debole se i diversi personaggi "curati" dallo stesso doppiatore si trovavano a parlare tra di loro. Purtroppo la CRC (Compagnia Realizzazioni Cinetelevisive) che curò il doppiaggio (sotto la direzione di Bruno Cattaneo) non fece altro che seguire lo standard dell'epoca.

La prima griglia delle voci è quella che sicuramente è più apprezzata dai fan, sia perché hanno dato vita alla prima parte della serie (quindi un fattore nostalgico che rende "estraneo" ciò che viene dopo), sia perché effettivamente i doppiatori scelti avevano voci particolarmente adatte a quasi tutti i personaggi (su tutti: Alessio Cigliano per Godai, Daniela Caroli per Ichinose ed Angelo Maggi per Yotsuya)

Le voci della prima stagione televisiva (ep. 1/52)


Alessio Cigliano: Yusaku Godai
Monica Ward: Kyoko Otonashi, Kentaro Ichinose, Ritsuko Chigusa
Stafano Onofri: Shun Mitaka, Sakamoto
Daniela Caroli: Hanae Ichinose, Akemi Roppongi, Kozue Nanao, Ikuko, Yukari Godai
Angelo Maggi: Yotsuya
Bruno Cattaneo: nonno Otonashi, padrone del Chachamaru, padre di Godai

Il cambio dei doppiatori rispetto alla prima trance di episodi ha (secondo me) fortune alterne: anche se Akemi e Kyoko acquistano voci decisamente più consone alle loro età anagrafiche (anche se purtroppo doppiate dalla stessa doppiatrice), il resto dei personaggi perde mordente a causa del gap tra i diversi timbri dei diversi doppiatori (su tutti piango la perdita della "vera" voce di Godai, ossia quella di Alessio Cigliano).

Le voci della seconda stagione televisiva (ep. 53/96)


Sergio Luzi: Yusaku Godai, signor Chigusa, padrone del Chachamaru, Sakamoto
Ludovica Marineo: Kyoko Otonashi, Hanae Ichinose, Akemi Roppongi
Gabriella Andreini: Ritsuko Chigusa, Kozue Nanao, Yukari Godai, Ikuko, Atsuko Kujo, Ibuki Yagami
Massimo Milazzo: Yotsuya, Shun Mitaka