Esteban e le misteriose città d'oro: la serie animata
a cura di: Dai Gojira
Esteban e le misteriose città d’oro è un altro di quei capolavori dell’animazione giapponese ingiustamente dimenticati in Italia e venne coprodotto dallo Studio Pierrot e dalle Tv nazionali di mezzo mondo.La serie, ambientata nel XVI sec., racconta del viaggio nel nuovo mondo di Esteban, e dei suoi amici Zia e Tao, alla ricerca delle misteriose città d’oro.
La storia è una geniale rivisitazione dell’epopea delle esplorazione delle americhe, unita con elementi di fantascienza ed archeologia (la c.d. "fanta-archeologia").
Durante il loro cammino i tre ragazzi ed i loro compagni dovranno affrontare svariate avventure e combattere contro numerosissimi avversari che si contenderanno l’eredità lasciata dall’antico impero di Mu.
Alcuni di questi personaggi sono figure realmente esistite come Pizarro, altri, come Gomez, Gaspard o "il dottore", sono solo loschi figuri in cerca di oro, altri, come il popolo degli Olmechi, anche se motivati da più importanti finalità, non saranno meno crudeli e pericolosi.Secondo la trama, le sette città dell’oro furono costruite secoli prima dall’imperatore di Mu in vari luoghi del pianeta per preservare le conoscenze culturali e tecnologiche del loro popolo dalla distruzione conseguente al conflitto contro la nemica civiltà di Atlantide e sarebbero state utili per ricostruire una futura civiltà di pace principalmente per mezzo della "grande eredità": la fonte di energia potentissima e inesauribile con cui furono costruite.
Le vestigia tecnologiche del perduto impero di Mu sono sparse in giro per il mondo e nei luoghi più inaspettati e per poterle ritrovare sono necessari i misteriosi medaglioni in possesso di Esteban e Zia; queste sono dunque le chiavi per accedere alle città d’oro e per far funzionare quelle tecnologie e sono stati fatti pervenire, di generazione in generazione, nelle mani di due bambini che le avrebbero, un giorno, potute utilizzare nel modo migliore per il bene dell’intera umanità.
Quella di Esteban è un'avventura di ampio respiro, con una trama assai complessa che si dipana di puntata in puntata, e sono presenti tutti quegli elementi (trabocchetti, enigmi...) resi celebri in immotali film come "Indiana Jones" (sulla cresta dell’onda in quel periodo).Tecnicamente le animazioni sono molto fluide e curate nel minimo particolare.
Il filmato della sigla iniziale è strepitoso e fonde animazione e scene dal vivo come nella migliore tradizione dell’animazione giapponese.
All’interno delle puntate vengono presentati luoghi e monumenti realmente esistenti che sono ricostruiti al dettaglio, in maniera fedele, basandosi sicuramente su foto e planimetrie; stesso discorso vale per i manufatti, le opere d’arte, le pitture e le iscrizioni che, seppur interpretate in maniera fantastica, vengono riprodotti in maniera minuziosa.
Tra i siti archeologici più famosi mostrati della serie troviamo Chichen Itza, Tiahuanacu, Uxmal, Ollantaytambo, Sacsahuamán, Machu Picchu, Palenque, Nazca, Kabah, Labná, Tikal, Copán e Loltun... insomma una sorta di "guida turistica" animata sulle civiltà precolombiane.Di notevole impatto sono le scene dinamiche, le battaglie navali e le scene di volo. Molto affascinate è il design di tutti i manufatti dell’impero dei Mu, interpretati trasformando, in maniera tecnologica, gli stili artistici delle civiltà precolombiane. Sotto questo profilo, sono di aspetto bellissimo la nave Solaris, il Condor d’oro, la macchina volante degli Olmechi, le apparecchiature all’interno della città d’oro e i mezzi da guerra (mostrati nei flashback) con cui Atlantidi e Mu si distrussero reciprocamente.
Il chara e le animazioni dei personaggi è di alto livello; i tre protagonisti sono realizzati con una cura maggiore rispetto agli altri personaggi - spalla o agli antagonisti, che spesso risultano un po’ piatti.
Esteban, Zia e Tao hanno proporzioni ed espressioni tipicamente preadolescenziali ed ognuno di loro esprime la propria peculiarità in maniera unica, riuscendo così a creare movimenti tipici e una personale espressività.
Tra gli animatori che lavorarono su "Esteban e le misteriose città d’oro" troviamo delle vecchie conoscenze dell'animazione nipponica: Hisayuki Toriumi, Mitsuki Nakamura (che per la Tatsunoko realizzarono, durante la golden age, serie quali Gatchaman, Tekkaman e Judo Boy) e Toshiyasu Okada (padre della splendida serie Nills Holgersson).Esaminando i diversi studi e i disegni preparatori di "Esteban", è evidente che in origine i protagonisti originariamente rassomigliavano sin troppo ai nostri amici Conan e Lana; in seguito, giustamente, si decise di seguire una strada indipendente dal capolavoro di Miyazaki, che comunque resta il punto di riferimento più plausibile come schema narrativo.
Per contro, in un processo di imitazione e progresso tipico dell'arte, l’Esteban delle prime puntate diventa ispirazione (sia nell’aspetto che nel carattere) del pestifero e sognatore Ruy (de "Ruy il piccolo Cid"), che sarebbe stata creato nel giro di un paio di anni.
Al termine di ogni puntata vennero aggiunti dei documentari "dal vero" di circa 3 minuti ciascuno per analizzare, dal punto di vista storico, archeologico, geografico, naturalistico, antropologico e sociologico gli argomenti che venivano toccati all’interno della serie; i 39 documentari vennero realizzati con materiale d’archivio della tv di stato giapponese e contengono immagini molto suggestive e riprese aeree mozzafiato. Purtroppo, nella versione italiana, questi documentari vennero mozzati.
