I Cavalieri del Re: caratteristiche sonore
a cura di: KojiStando alle mie informazioni, i lavori del gruppo nascevano in questa maniera:
Riccardo Zara faceva la parte più grossa: dopo aver ricevuto le sinopsi, componeva le musiche, i testi, curava l'arrangiamento delle sigle e le realizzava tecnicamente suonando diversi strumenti. Una volta realizzato il provino "guida" (utilizzando un registratore multitracce) si passava all'incisione delle parti corali e solo successivamente all'incisione delle parti vocali soliste. In ultimo la sigla veniva rifinita in fase di mixaggio (con l'aiuto di Guiomar). Questo lavoro di equipe familiare veniva svolta quasi sempre in collaborazione e persino il piccolo Jonathan aveva un compito importante, quello di giudicare le sigle. Se piaceva a lui sicuramente sarebbe piaciuta anche agli altri bambini.
Le doppie voci ed i cori venivano realizzati tramite sovraincisioni, tecnica con la quale si sfrutta la voce dei cantanti, modulata in toni più bassi o più alti e registrata su piste separate, per creare armonie di grande effetto acustico. Di solito per rafforzare i cori venivano usati degli effetti vocali (quasi sempre l'eco o il delay) mentre la voce solista nei primi anni veniva preferita "al naturale" (in seguito non si disdegnò l'aiuto degli effetti).
Nel periodo di massimo splendore (il triennio contrattuale con la RCA) il gruppo realizzava tutto alla Cascina con un registratore a 24 piste e mandava la "cassetta" (nastro da 1/4 di pollice) a Roma dove, se accettata, provvedevano a stampare il disco e a farne le copertine. Il taglio/sigla veniva "passato" alla ditta che si occupava delle titolature e dei credits che però lavorava con le pellicole. Riversando l'audio del nastrino in pellicola e poi passando questa al telecinema per ottenere il supporto magnetico per le tv si otteneva un'accelerazione del cantato del 4% (per saperne di più visita lo special sulla realizzazione delle edizioni italiane degli anime). Spesso accadeva anche che la sigla andasse in tv mesi prima della stampa del disco. Le informazioni sul cartone (sinopsi) venivano fornite per telefono, e la sigla doveva essere pronta sempre in termini molto brevi.La struttura delle sigle dei CdR è molto semplice ma allo stesso tempo raffinata; se dovessi cercare un termine per definirla la chiamerei struttura circolare, e si presenta quasi sempre con questo schema: INTRO/STROFA/INCISO/BRIDGE/INTRO etc... La funzione mi pare chiara: impedire all'ascoltatore di distrarsi dalle spire della musica. Solo in seguito la struttura dei brani subirà qualche variazione, magari con l'introduzione di soli strumentali.
Il sound dei CdR è da ricercarsi nel bagaglio musicale del suo autore, ovvero il grande Riccardo Zara. Come la maggior parte dei ragazzi degli anni '60 Riccardo Zara era rimasto incantato dai Beatles e, almeno a giudicare dalle sue musiche, dal primo periodo dei Fab4 (1962/1966). Studiando loro (ma anche altri gruppi vocali degli anni '70) apprese l'utilizzo delle doppie voci e delle sovraincisioni, alcuni preziosismi dell'arrangiamento (l'utilizzo massiccio del rullante è indicativo) e anche l'utilizzo degli effetti sonori (nonché le diverse citazioni ai Beatles in coda ai pezzi).
A parte le voci che, come faceva giustamente notare Mac, sono così particolari da non lasciare dubbi all'ascoltatore, Riccardo usava quasi sempre gli stessi canoni di arrangiamento (violini in quinta o in pedissequa cadenza col cantato ma anche insert di strumenti esterni o tappeti di sinth), mentre il fatto che a scrivere le canzoni fosse sempre Riccardo faceva sì che si potesse individuare il loro marchio di fabbrica in ogni sigla. I bassi sono sempre essenziali, non superano mai le tre note per battuta, ma allo stesso tempo garantiscono un ritmo esaltante. Stesso discorso per la batteria mentre l'utilizzo della tastiera è spesso essenziale alla riuscita della sigla ma allora stesso tempo la "carica" troppo. Stranamente proprio la batteria richiese quasi sempre l'intervento di un "esterno" al gruppo, tale Walter Shebram (ai tempi di stanza a Luino per poi trasferirsi in Argentina). Le trombe sono collocate quasi sempre nei momenti topici dei versi o comunque delle strofe o degli incisi per sfruttare l'effetto "trascinante" tipico dei fiati. Peccato che in molti casi, specialmente nei montaggi Tv, gli sforzi di Riccardo Zara venivano mortificati da un mixaggio scadente.
Come non evidenziarvi poi la bellezza della voce di Riccardo Zara? Una splendida voce capace di
passare con facilità impressionante da toni alti a toni quasi baritonali! Ma la sua versatilità non termina qui! Il suo pregio maggiore è quello di riuscire ad interpretare una sigla con molti stati d'animo, come se stesse recitando! Lo troviamo divertito in molti brani per poi sorprenderlo triste e malinconico in altri. Un vero genio musicale prestato alle sigle Tv! In questa sede voglio poi mettere in risalto un aspetto poco noto dell'arrangiamento delle loro sigle: molte volte, quelli che sembrano strumenti "strani" (magari opera di un diabolico sinth), sono solo suoni prodotti dalla istrionica voce di Riccardo!!! La voce di Clara è un caso a parte e sinceramente non so come definirla se non virtuosa, con tutti quei ghirigori vocali che è difficilissimo provare ad imitare (sfido chiunque a farlo perfettamente). La voce di Guiomar, invece, nelle prime incisioni non era molto graziosa ma col tempo migliorò moltissimo tanto da sorprendere favorevolmente nelle ultime sigle del gruppo (quando oramai Clara aveva smesso di cantare).I cori erano appannaggio di tutta la "famiglia" anche se non è rara l'assenza di uno dei componenti, magari assente per impegni di lavoro. Nel primo periodo di incisione (fino all'82) l'impiego del piccolo Jonathan era limitatissimo ma da quella data in poi il suo contributo divenne essenziale (sia nei cori e come cantante). Dal punto di vista "tecnico" i cori "alla Zara" non sono altro che normali riproposizioni dello schema normale del controcanto che prevede diverse incisioni a diverse tonalità per armonizzare le parti vocali. Solitamente ciò avveniva registrando più volte la parte vocale "normale" (alle volte anche "doppiando" la stessa voce per dare più corpo) e aggiungendovi sopra o parti cantate in ottava (più alta o più bassa a seconda della canzone) e quasi sempre una "pista" in quinta (spesso in canale separato o in sfasamento).
Mi piange il cuore se penso che molte delle belle sigle dei CdR sono state soppiantate negli ultimi anni da scandalose canzoni di "Alessandra Vietato ai Minori" cantate dall'anticristo delle sigle. Sui testi va fatto un discorso a parte. Fermo restando che le canzoni di cui si parla sono sigle televisive destinate ai bambini, i testi di Riccardo Zara sono il più delle volte un po' troppo fantasiosi e colorati ed anche lui stesso, quando ricorda certe frasi che ha scritto, si mette a ridere! Altre volte invece, i testi erano davvero incomprensibili alle orecchie di un povero bimbetto che era costretto ad inventarseli per abbozzare il canto della sua sigla preferita!!!
A distanza di molti anni c'è ancora gente (che ai tempi d'oro neanche era nata) che si innamora delle loro melodie!!! Questa per me è magia... Per molti di noi le sigle dei CdR sono solo le cornici sonore dei nostri ricordi di bimbi e pochi si sono soffermati ad analizzare le loro canzoni per la loro bellezza assoluta...
I Cavalieri del Re: caratteristiche sonore
a cura di: MacI Cavalieri del Re! Solo pronunciarne il nome evoca emozioni difficili da definire con una parola e porta alla mente suoni e voci inconfondibili! Le voci sono quella serena ed intensa di Clara e quella roca e divertita di Riccardo, a cui si aggiungono qua e là quelle di Jonathan e Guiomar; i suoni sono quelli dei loro brani (pare davvero riduttivo, a volte, definirli "sigle").
E’ difficile parlare dei Cavalieri proprio per via di questo strano miscuglio di emozioni che smuovono all’interno di ogni fan che si rispetti, ma ancora più difficile è parlare di ogni singolo brano, analizzandolo e confrontandolo con gli altri. Il punto è questo: ogni brano dei Cavalieri è "standard", non in senso negativo – tutt’altro – bensì nel senso che nessuna loro produzione, neppure le meno valide dal punto di vista artistico, è mai scesa al di sotto di un certo livello dal punto di vista della realizzazione (il che non si può dire di tanti altri musicisti magari osannati da tutti...). Un’altra caratteristica positiva di questo gruppo è il cosiddetto "sound": impossibile non riconoscerli dalle prime battute, ancora prima che entrino le voci, per il suono unico che contraddistingue ogni singolo strumento, dalle loro trombe sintetiche con immancabile eco, alle batterie e i bassi caldi e decisi al tempo stesso, tutto amalgamato con orecchio invidiabile. Ad arricchire il tutto arriva ogni tanto qualche strumento che fa da "guest star" come il violino country ne "L’isola dei Robinson", o il banjo in "Yattaman", ed anche questi diventano parte dell’insieme armonioso dato dall’ottima registrazione ed il perfetto mixaggio. Mi riesce impossibile dire "questo brano è riuscito bene" e "questo brano è riuscito male" se non scendendo nel campo dell’emozione personale che ogni brano mi dà per motivi indipendenti dalla realizzazione.
Lunga vita ai Cavalieri del Re e grazie da tutti noi; se ci regalerete altri brani in futuro saremo pronti a sostenervi nella battaglia contro la banalità delle sigle di questi tempi oscuri.
