I Cavalieri del Re: commento alle sigle

a cura di: Koji

La fanciulla di Le Fort

sigla di:
scritta da: Riccardo Zara
interprete: I Cavalieri del Re
voce principale: Guiomar
cori: Guiomar, Clara e Riccardo
partecipazioni esterne:
anno di incisione: 1984
anno di pubblicazione: inedita
pubblicata in: inedita

Commento alla Canzone|Testo della Canzone|Copertina del Disco


Prima di iniziare l'analisi di questo brano vi dico che non sono certo sulla data di composizione, per cui l'inserimento tra le canzoni del 1984 è frutto di una mia supposizione basata sulla melodia, sul tipo di arrangiamento, sul fatto che canti Guio e tant'altro.

La fanciulla di Le Fort (o di "Leport" secondo alcuni) è una canzone che Riccardo Zara scrisse certamente in un bel momento di malinconia e non venne mai pubblicata (probabilmente sarebbe duvuta confluire nel disco Album di famiglia che non vide mai la luce).

E' un brano raffinato, una storia estremamente dolce nella melodia ma dura nella sua conclusione; è una ballata cadenzata ma mai banale suggellata da un testo eccezionalmente poetico (su cui tornerò più avanti).

I "pittori" di questa canzone sono Guio, Riccardo e Clara e tutti e tre, indipendentemente dal ruolo svolto, sono al massimo della forma e della sintonia vocale. Non avendo punti di riferimento è difficile descrivervi la melodia di questa canzone che comincia con una blanda ritmica folk di chitarra ma che si arricchisce sempre più di nuovi strumenti e suoni per cui posso solo descrivervi le sensazioni che provo io quando l'ascolto.

Per me, che in qualunque genere musicale apprezzo principalmente la linea melodica, questo brano è come se fosse un quadro di un impressionista francese o, per meglio dire, una veduta dall'alto in un villaggio francese dell'800 pennellato non con colori ma con piccole note e con piccoli suoni: così si vedono casette, si odono le stagioni e si arriva persino a comprendere quanto può essere grande l'amore timido di un uomo per una donna.

Riccardo si inventa una storia molto romantica che vi narro a favore dei visitatori poco propensi a leggere i testi che io riporto (quando serve). Nella prima strofa (canta solamente Guio) non prendiamo subito coscienza con i luoghi del racconto ma scorgiamo solo una lavandaia ed un boscaiolo che al tramonto (tra il cinguettio degli uccellini e i rintocchi della campana) ritornano, dopo una dura giornata di lavoro, verso un villaggio di nome Leport. Prima di arrivare si fermano a raccogliere dei fiori (il ché significa che la stagione lo permette).

Con la batteria, il basso e "la voce" di Riccardo e di Clara prendiamo coscienza che in questo villaggio abitano un pittore che sembra aver perso la voglia di dipingere a causa di un amore (bella l'immagine di questo pover'uomo svuotato tra i suoi stessi, oramai insignificanti, quadri) ed una fanciulla senza nome che abita in una casetta dietro la chiesa del villaggio (che Riccardo definisce, con una frase di rara dolcezza, come "dipinta nel cuore di un pittore").

La ragazza viene presentata con un crescendo strumentale e con un duetto Clara/Riccardo di grande impatto. L'arrangiamento ritorna cristallino perché Guio arriva speditamente al climax narrativo (su cui vi invito a riflettere) tra dei vocalismi nascosti ma difficilissimi di Clara (io li ho scoperti tenendo distante la cuffia del mio stereo).

Con l'inverno (da notare il fatto che questo viene contrapposto ai fiori che rappresentano la bella stagione) la ragazza, normalmente sorridente, soffre per il freddo e per la mancanza del sole ed il suo sorriso sta per appassire (l'arrangiamento è molto pacato ed arricchito con insert di raffiche di vento).

Non si tratta di una sofferenza fisica ma di un male interno, come se questa fanciulla, bella come un fiore, non possa vivere senza il calore e la luce. Ma ecco la magia...prima di addormentarsi la ragazza vede sul davanzale della sua casetta dei fiori e si addormenta sorridendo in preda a questo sortilegio. E' una situazione senza tempo, avviene d'inverno però è come se questo durasse solo una notte (anche se poi vedremo che questo miracolo si ripeterà per tutta la stagione).

La spiegazione del prodigio ci viene svelata nella successiva strofa: mentre dorme tutto il villaggio (da notare l'arrangiamento onirico e la sola voce di Riccardo con i vocalismi di Clara) il pittore dipinge la primavera sul vetro della finestra della fanciulla (se ci pensate bene è una cosa bellissima). L'artista lavora nel freddo ma lo fa ispirato dall'amore. Sorprendentemente la sua speranza non è che lei lo contraccambi ma che lei vinca il freddo e sorrida!

La conclusione della storia è molto triste perché le lunghe notti passate nel gelo a dipingere sono fatali per il pittore. Per cui, quando si scioglie il freddo e ritorna la primavera, ritornano luce e calore (e il colore nella canzone) ma scompare lui in un assolo finale (come se fosse lui stesso l'inverno). Una favola tragica, a metà tra gli Andersen e Dickens, incastonata in pochi accordi ma con tanti significati. Le "quattro stagioni" nella visione triste di quel tempo di Riccardo Zara.

Sono tanti mesi che volevo scrivere qualcosa su questa canzone ma non trovavo mai nulla di bello da dire per evitare di fare sempre i soliti complimenti ai "Cavalieri del Re" ed a Riccardo. Spero di esserci riuscito e di avervi fatto vedere una canzone che, purtroppo, non potete ascoltare.
ps: io so chi è il pittore...dovreste poterci arrivarci anche voi...
voto: 10

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