I Cavalieri del Re: commento alle sigle
a cura di: KojiLa fanciulla di Le Fort
sigla di:scritta da: Riccardo Zara
interprete: I Cavalieri del Re
voce principale: Guiomar
cori: Guiomar, Clara e Riccardo
partecipazioni esterne:
anno di incisione: 1983
anno di pubblicazione: 2011
pubblicata in: Album di famiglia (Opera Omnia, 8/10 CD, 3FCD 05-12)
Commento alla Canzone|Testo della Canzone|Copertina del Disco
La fanciulla di Le Fort è una canzone che Riccardo Zara scrisse nei primi anni '70 e che venne originariamente incisa da I Turisti del Po, una formazione di cui lui stesso faceva parte insieme a Paolo Del Ponte e ad una cantante dal nome Nunzia. Il brano, nella loro prima versione, venne inserito nel rarissimo LP della Omnia Music/Napoleon intitolato "Storie e leggende del Po dalle sorgenti al delta", del 1973.
Successivamente, all'incirca dieci anno dopo, il brano venne ricantato dai Cavalieri del Re con la voce solista di Guiomar per essere inserito nel progetto discografico denominato "Album di famiglia", che non vedrà mai la luce, se non nel 2011 all'interno del box "Opera Omnia".
E' un brano raffinato, una storia estremamente dolce nella melodia ma dura nella sua conclusione: una ballata cadenzata ma mai banale suggellata da un testo eccezionalmente poetico.
I "pittori" di questa canzone sono Guio, Riccardo e Clara e tutti e tre, indipendentemente dal ruolo svolto, sono al massimo della forma e della sintonia vocale. La melodia di questa canzone, che comincia con una blanda ritmica folk di chitarra, si arricchisce progressivamente di nuovi strumenti ed effetti sonori in ossequio all'evolversi della storia raccontata.
Per me, che in qualunque genere musicale apprezzo principalmente la linea melodica, questo brano è come se fosse un quadro di un impressionista francese o, per meglio dire, una veduta dall'alto in un villaggio dell'800 pennellato non con colori ma con piccole note e con piccoli suoni: così si vedono casette, si ode il susseguirsi delle stagioni e si arriva persino a comprendere quanto può essere grande l'amore timido di un uomo per una donna.
Riccardo si inventa una storia molto romantica che vi narro a favore dei visitatori poco propensi a leggere i testi che io riporto (quando serve). Nella prima strofa (canta solamente Guio) non prendiamo subito coscienza con i luoghi del racconto ma scorgiamo solo una lavandaia ed un boscaiolo che al tramonto (tra il cinguettio degli uccellini e i rintocchi della campana) ritornano, dopo una dura giornata di lavoro, verso un villaggio di nome Le Fort. Prima di arrivare si fermano a raccogliere dei fiori, il ché significa che la stagione lo permette.
Con la batteria, il basso e "la voce" di Riccardo e di Clara prendiamo coscienza che in questo villaggio abitano un pittore che sembra aver perso la voglia di dipingere a causa di un amore (bella l'immagine di questo pover'uomo svuotato tra i suoi stessi, oramai insignificanti, quadri) ed una fanciulla senza nome che abita in una casetta dietro la chiesa del villaggio (che Riccardo definisce, con una frase di rara dolcezza, come "dipinta nel cuore di un pittore").
La ragazza viene presentata con un crescendo strumentale e con un duetto Clara/Riccardo di grande impatto. L'arrangiamento ritorna cristallino perché Guio arriva speditamente al climax narrativo (su cui vi invito a riflettere) tra dei vocalismi nascosti ma difficilissimi di Clara (che ho scoperto tenendo distante la cuffia del mio stereo).
Con l'inverno (da notare il fatto che questo viene contrapposto ai fiori che rappresentano la bella stagione) la ragazza, normalmente sorridente, soffre per il freddo e per la mancanza del sole ed il suo sorriso sta per appassire (l'arrangiamento è molto pacato ed arricchito con insert di raffiche di vento).
Non si tratta di una sofferenza fisica ma di un male interno, come se questa fanciulla, bella come un fiore, non possa vivere senza il calore e la luce. Ma ecco la magia...prima di addormentarsi la ragazza vede sul davanzale della sua casetta dei fiori e si addormenta sorridendo in preda a questo sortilegio. E' una situazione senza tempo, avviene d'inverno però è come se questo durasse solo una notte (anche se poi vedremo che questo miracolo si ripeterà per tutta la stagione).
La spiegazione del prodigio ci viene svelata nella successiva strofa: mentre "dorme tutto il villaggio" (da notare l'arrangiamento onirico e la sola voce di Riccardo con i vocalismi di Clara) il pittore dipinge la primavera sul vetro della finestra della fanciulla (se ci pensate bene è una cosa bellissima). L'artista lavora nel freddo ma lo fa ispirato dall'amore. Sorprendentemente la sua speranza non è che lei lo contraccambi ma che lei vinca il freddo e sorrida!
La conclusione della storia, regalataci dalla bella voce di Guio, è molto triste perché le lunghe notti passate nel gelo a dipingere sono fatali per il pittore. Per cui, quando si scioglie il freddo e ritorna la primavera, ritornano luce e calore (e il colore nella canzone) ma scompare lui in un assolo finale (come se fosse lui stesso l'inverno). Una favola tragica, a metà tra gli Andersen e Dickens, incastonata in pochi accordi ma con tanti significati. Le "quattro stagioni" nella visione triste di quel tempo di Riccardo Zara.
ps: io so chi è il pittore... dovreste poterci arrivarci anche voi...
voto: 10
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