I Cavalieri del Re: C'erano una volta i Beatles

a cura di: Koji

C'erano una volta i Beatles

versione italiana dei brani di: Riccardo Zara
interprete: I Cavalieri del Re
voce principale: Riccardo, Clara, Guiomar e Jonathan
cori: Riccardo, Clara, Guiomar e Jonathan
partecipazioni esterne:
anno di incisione: 1986
anno di pubblicazione: 1992
pubblicata in: C'erano una volta i Beatles (doppia MC, 3F)

Commento all'Album|Testi dell'Album|Copertina del'Album


Eccovi, forse, l'ultima recensione possibile su un disco dei Cavalieri del Re, per volontà della sorte anche l'ultimo ad essere dato alle stampe, fuori tempo massimo, nel lontano 1992.

Non ho mai voluto trattare l'analisi di questo disco, fino ad ora, per due motivi: principalmente perché stravedo per la musica dei Beatles e non è mai facile fare confronti con i brani originali, ma anche perché non me la sentivo di immischiarmi con le vicende personali che stanno alla base della sua realizzazione.

C'erano una volta i Beatles è una sorta di ultimo atto dell'esperienza musicale dei "Cavalieri del Re", anzi di "post scriptum" visto che fu realizzato dopo la separazione tra Riccardo e Clara e quindi dopo il temporaneo scioglimento del gruppo vocale. L'idea di realizzare questo album venne a Guio ma Riccardo accettò l'idea di buon grado e si impegnò in un lavoro che lo stimolava come padre, come artista e come fan, visto che lui è un grande fan dei Beatles sin dalla gioventù. Sul perché Guio volle a tutti i costi questo album si possono solo immaginare alcune ipotesi, che vanno dal voler stimolare Riccardo sul lavoro per sollevarlo da normali pensieri, al tentativo estremo di ricomporre la famiglia tramite quello che sostanzialmente li aveva tenuti insieme per tanti anni: la musica. Questo album è frutto di tutto questo per cui è difficile per me, estraneo e semplice appassionato, fare delle valutazioni su molti testi non propriamente adattabili a quelli visionari di Lennon/McCartney.

Il disco venne interamente realizzato nel 1986, in soli sei mesi di lavoro, e contiene 20 cover in italiano di altrettanti brani dei Fab4. Il progetto iniziale comprendeva materiale ben tre dischi, ma vennero considerati troppi, come uno solo sarebbe stato insufficente, così si optò, felicemente, per un doppio album.

La R.C.A., tramite Anselmo Natalicchio, sarebbe stata interessata al prodotto a patto che i Cavalieri del Re andassero in Tv a reclamizzarlo e, visto il loro rifiuto, il disco non verrà mai distribuito. Questo album verrà stampato nel Natale del 1992 in un cofanetto di due musicassette ed è il primo prodotto ad avere il marchio 3F (numero di serie RZ 1001). Il cofanetto conterrà al suo interno un libretto con i testi delle canzoni, alcune foto del gruppo, la loro discografia, la foto/cartolina che adoperavano quando rispondevano ai fan ed un cartoncino d'auguri di buone feste.

Nel novembre del 2010 l'album viene ristampato e rimasterizzato ed edito su cd in sole 1.500 copie da Tre Effe Music con il logo storico dei "Tivulandia" (numero di catalogo 3fcd 004).

L'album era stato pensato per una edizione in vinile ed ogni facciata era introdotta da un brano originale di Riccardo intitolato C'erano una volta i Beatles cantato di volta in volta singolarmente da uno dei quattro componenti del gruppo. Il titolo richiama un po' il solito incipit delle favole e svela un po' la finalità del progetto, ovvero quella di trasmettere dei messaggi educativi al figlio su una base musicale molto cara a Riccardo e Clara. E' anche facile che Riccardo volesse trasmettere al bambino il suo amore per i Beatles (e secondo me anche con successo). Originariamente all'interno della tracklist sarebbe dovuto andare anche il brano C'erano una volta i Cavalieri del Re, una sorta di autobiografia sonora del gruppo ma Riccardo non se la sentì di accostare la sua, pur bella canzone, a quelle immortali dei Beatles e questa venne accantonata ed incisa con il gruppo solo nel 1999.

Il rapporto tra Riccardo Zara e i Beatles era ed è molto forte. In una intervista rilasciata ai Blue Fixer (e pubblicata sul dvd "La storia di Lady Oscar" della Storm Video) è lui stesso a ricordarsi che da ragazzo andava in giro vestito come John Lennon (di cui ne ricorda, in un momento molto intenso, la morte) e che l'incontro con la loro musica cambiò in qualche modo la sua vita. Discorso diverso bisogna fare per il rapporto del musicista Riccardo Zara con i Beatles: anni fa potevate leggere su queste pagine (e sicuramente da qualche parte ne è rimasta qualche traccia) qualche accenno sul forte legame degli arrangiamenti dei brani dei Cavalieri del Re con quelli dei Beatles, o anche del forte ascendente nelle armonie vocali usate da Riccardo. Ad onor del vero, e non senza aver provato un po' di vergogna dopo essere indirettamente stato "rimproverato" dal Maestro Zara, devo chiarire che, quando non si tratta di vere e proprie scelte autorali innovative, oltre a quella dei Beatles si nota l'influenza di altri gruppi storici quali ABBA, Queen e molti altri.

Io divido le venti cover del disco sostanzialmente in due gruppi: le 11 dedicate a Jonathan ("La prima cotta", "Su vai da lei", "Ma cos'ha Susy", "Hey Jo", "Nonni in verde età", "Lucy non la sai ma t'amo", "Samuel dice che...", "Figlio mio non devi aver paura", "Ragazzo mio vorrei", "Max è un Edison", "Voglio cantare all'inglese") e le 9 nate dall'amore di Riccardo per i Beatles ("Mr. Postman", "La festa dell'amore", "Bimba come te", "Taxy giallo a Pepperland", "Lo scemo sulla collina", "Penny Lane", "Lei se ne va", "Ma chi sei?", "Eleanor Rigby").

I testi, dicevo, sono l'elemento apparentemente più esposto a "critiche" da parte di chi, come me, conosce traduzioni e motivazioni delle liriche beatlesiane e financo mentre scrivo ho delle perplessità su cosa dire per dare (come si suol dire) "un colpo al cerchio ed uno alla botte". Come vedete dall'elenco, tanti sono i testi dedicati al giovane Jonathan e questi perlopiù trattano di argomenti leggeri tipici del mondo adolescenziale come i primi amori, gli amici, le liti, il confronto con i genitori et similia ("La prima cotta", "Su vai da lei", "Ma cos'ha Susy", "Lucy non lo sai ma t'amo", "Samuel dice che...", "Voglio cantare all'inglese", "Max è un Edison").

Per coloro i quali non conoscano davvero i Beatles (attenzione: sono compresi anche quelli che conoscono solo quella cinquantina abbondante di pezzi famosissimi!) cantare "Lucy in the sky with diamond" o "Lucy non lo sai ma t'amo" non farebbe tanta differenza ma un cultore vero probabilmente bollerebbe Riccardo come eretico (non sapendo che lui è uno dei pochi italiani a possedere tutti e quattro gli autografi originali dei Fab4...). Da appassionato dei Cavalieri del Re io mi sento di dire che nell'ottica delle ragioni viste prima bisogna avere anche del buon senso e capire che si tratta pur sempre di un disco per un pubblico di bambini e ad ogni modo molto personale, ed anzi bisognerebbe complimentarsi con Riccardo per il coraggio di certi testi contenuti nel disco ("Lei se ne va", "Lo scemo sulla collina"...).

Riccardo Zara non solo ha vissuto quel favoloso contesto culturale degli anni '60 ma ha appreso le chiavi del far musica da John Lennon, Paul McCartney (e George Martin). Sulla scelta delle canzoni credo che abbia influito (a parte il fatto di non voler rifare l'ennesima cover di "Yesterday" o di "Let it be") una valutazione in ordine alla fattibilità, nel senso che sicuramente Riccardo avrà mediato tra i brani che piacevano a lui e quelli che si adattavano meglio allo stile dei Cavalieri; per farvi un esempio non credo che si sarebbe potuta cantare "I want you (she's so heavy)", anche se sono sicuro che a Riccardo piaccia, mentre "Ob la dì, Ob la dà" o "Yellow Submarine" erano particolarmente adatte ad essere ricantate con il loro stile.

"C'erano una volta i Beatles" è un album molto bello, intimo, completo. Mi piaceva molto nella versione su MC ma da quando l'hanno rimasterizzato su CD l'ho riscoperto. Del resto non poteva non piacere a chi, come me, oltre ad essere un grande appassionato della musica dei Cavalieri del Re, sono anche un beatlesiano e chitarrista di una loro cover band.

Della tracklist del disco, mi sembrano particolarmente riusciti alcuni brani, che in sintesi analizzo. Lo scemo sulla collina ha un testo molto vicino a quello originale ed è interpretata da Riccardo con grandissimo pathos e mi piacciono tantissimo anche il controcanto aggiunto sull'ultima strofa ed il finale (diverso da quello originale). Mister Postman non è un brano originale dei Beatles ma è comunque contenuta in un loro disco, ad ogni modo la versione dei Cavalieri del Re mi piace di più dell'originale, più allegra e grintosa. Penny Lane, cantata da Guio, pur essendo cantata in maniera più scanzonata dell'originale riporta un po' dell'atmosfera beatlesiana e l'arrangiamento è spettacolare! Lei se ne va, che ha una traduzione del testo "attualizzata" è cantata in maniera divina da Clara e la parte corale è delicatissima, così come Ragazzo mio vorrei, che è ancora più commovente. Eleanor Rigby è un caso strano nel senso che, a parte il titolo, deve essere stata dedicata ad una persona diversa dalla Eleanor beatlesiana. Dulcis in fundo, Nonni in verde età, la canzone più bella di tutto il disco. La base musicale è per-fet-ta, il testo calzante e l'interpretazione magistrale.

Tutte le canzoni sono collegate tra di loro come se fossero il treno finale di Abbey Road (forse l'album più bello dei Beatles) e tutte sono arrangiate con un unico filo conduttore per rendere più facile il lavoro di amalgama del disco.

Una canzone su tutte fa capire il contenuto molto personale del disco, si tratta di "Hey Jo" (della quale segue un commento puntuale).

Hey Jo è una versione un po' particolare di "Hey Jude" perché, anche se in molti non lo sanno, anche la versione originale di questa canzone fu fatta per un bambino che stava soffrendo una cosa simile a quella che stava capitando a Jonathan (a cui è dedicata questa versione). In realtà la canzone dei Beatles era dedicata a Julian Lennon, il figlio di John Lennon e della prima moglie. La scrisse quasi per intero Paul McCartney che era il solo che andava a trovare il piccolo (visto che Johnny non andava mai per tanti problemi). Riccardo si ricorda dell'episodio e con molta umiltà fa lo stesso con suo figlio affidando però i suoi consigli alla voce di Guio. Riccardo, per l'occasione, cerca di avvicinarsi il più possibile all'arrangiamento originale ma stranamente non inserisce (come per tutto l'album) nessuna ritmica di chitarra forse per mancanza di tempo o forse per non rendere la canzone troppo simile a quella dei Beatles. I cori sono perfetti, molto molto belli, così come il testo. Peccato che il famoso "coro ad libitum" di questa canzone (notoriamente molto lungo e coinvolgente) nella versione dei CdR scemi velocemente (mi lascia un po' di rammarico conoscendo le potenzialità vocale del nostro beneamato gruppo). Sul testo non ho intenzione di spendere troppe parole, sono frasi personali dell'autore a suo figlio e tanto basta per ammantare il tutto di un alone di intangibilità.

Detto questo non mi va di commentare più alcun testo dell'album perché sono fatti privati che non interessano ne' a me ne' a voi.

Adesso un po' di curiosità: Figlio mio non devi aver paura si apre con lo stesso rombo di tuono della sigla di Davil man; Samuel dice che... e La festa dell'amore hanno lo stesso "sottofondo disco" del "Christmas Dance"; la "Pipperland" di Taxi a Pipperland non è una invenzione di Riccardo Zara ma esisteva davvero (almeno nelle menti dei Beatles, anche se col nome "Pepperland"); non è vero che Riccardo diceva sempre di no alle richieste del "grande robot" da parte di Jonathan (come scrive in Nonni in verde età), infatti il bambino possiede ancora uno dei migliori giocattoli "DX" in circolazione: l'X-Bomber della Takatoku (che Riccardo dice essergli costato all'epoca 400 mila lire ma che a Go Toki, nostro esperto in materia, sembra esagerato!).

Le basi musicali delle canzoni sono state interamente realizzate "live" da Riccardo Zara (ad eccezione della batteria, che è una drum machine) e nella versione in compact disk sono un tripudio di fioriture e finezze... Molte canzoni che nella versione su MC sembravano piatte e scolorite sono tornate a nuova vita tanto che sono stato costretto, ben volentieri, si intende, a riscrivere quasi completamente questo articolo!

Lo sforzo creativo di Riccardo Zara fu esagerato visto che oltre ad incidere la quasi totalità degli strumenti sul disco, in più studiava gli arrangiamenti, i cori, curava le registrazioni, dirigeva gli altri... In poche parole da solo ha fatto il lavoro di decine di persone! Anche con le limitazioni del dover fare tutto da solo, il risultato è straordinario e denota grandissima conoscenza dei brani dei Beatles ed insieme grande padronanza del loro modo di arrangiare.

A differenza di ciò che si dice in giro suonare i Beatles non è per nulla facile perché il famoso "registratore a quattro piste" utilizzato nei dischi migliori è una brutta bestia e Paul McCartney, Ringo Starr e, che Dio li abbia in gloria, Johnny Lennon e George Harrison (con l'aiuto di George Martin) hanno reso le incisioni dei Beatles dei veri rebus, con linee e linee di orchestrazioni irripetibili a cui neanche i moderni formati digitali rendono onore. Per rendervi l'idea rifare una canzone come "Eleanor Rigby" (il cui arrangiamento è completamente suonato da archi, registrati dal vivo) non deve essere stato facile (sfido chiunque di voi!) così come ricreare la folle atmosfera di "Yellow Submarine" deve aver richiesto molto tempo e molta fatica. Le interpretazioni sono davvero professionali e tutto sommato sono d'accordo con Riccardo sulla scelta delle voci soliste a cui ha affidato i singoli pezzi.

Tantissime canzoni sono cantate da Jonathan a sottolineare che a lui è dedicato tutto il lavoro. I cori sono come sempre (anzi ancor di più del solito) eccezionali, preparati con cura, eseguiti con passione e soprattutto grintosi come quelli dei Beatles; per esempio sono molto gradevoli i loro cori su "Hello! Goodbye"/Ma chi sei? (che poi sono la colonna portante del brano) e superlativo è anche il duetto Riccardo/Clara in occasione di "She's leaving home"/Lei se ne va. Ma questi sono solo esempi, tutte le 20 canzoni sono completamente intrise di passione per i Beatles per cui bisognerebbe criticare meno questo disco (a cominciare da me) e colmare di lodi Riccardo Zara.

Da appassionato dei Beatles permettetemi questa boutade: mi sarebbe piaciuto ascoltare i Cavalieri del Re alle prese con altri brani più "cattivi" dei Fab4. Vi immaginate una "Hey Bulldog" o anche una "Helter Skelter" cantate da Riccardo???

Riccardo stesso sappia (affido il mio "messaggio in bottiglia" alla rete) che se un giorno dovessi capitare dalle sue parti busserei alla sua porta, da perfetto sconosciuto, chiedendogli di poter, modestamente, suonare Blackbird con lui... o mi butta fuori a calci o capisce che sono un suo fan! ps: vi do un consiglio, ascoltatevi i seguenti album dei Beatles: "Sergeant Pepper's lonely heart club band", "Magical mistery tour", "Revolver", "Rubber Soul", "Abbey Road", "Let it Be" e "Yellow Submarine" (sono sicuro che sarebbe il consiglio che vi darebbe anche il Sommo Zara, anche se lui metterebbe dentro anche "A hard day's night").
voto complessivo: 8,5

C'erano una volta i Beatles

scritta da: Riccardo Zara
interprete: I Cavalieri del Re
voce principale: Riccardo, Clara, Guiomar e Jonathan
cori: Riccardo, Clara, Guiomar e Jonathan
partecipazioni esterne:
anno di incisione: 1986
anno di pubblicazione: 1992
pubblicata in: C'erano una volta i Beatles (doppia MC, 3F)

Commento alla canzone|Testo della Canzone|Copertina del Disco


"C'erano una volta i Beatles" è il brano guida del disco (l'unico scritto interamente da Riccardo per questo album). Anche se lo tratto come un unico pezzo in realtà sono 4 movimenti accennati ad inizio di ognuna delle quattro facciate del doppio album e la sua versione strumentale alla fine.

I movimenti del brano (cantato volta per volta da un componente del gruppo) sono sostanzialmente autobiografici e, anche se i testi li ha comunque scritti Riccardo, sicuramente fanno riferimento ad episodi di vita di ognuno dei quattro in relazione ai Fab4.

Musicalmente è un pezzo raffinato, lento e romantico in perfetto "Zara's style" molto adatto per la rievocazione di ricordi passati. Per essere l'unico componimento originale di Riccardo in un album interamente dedicato al gruppo che gli ha cambiato la vita direi che è poco "beatlesiano" ma molto "zariano".

L'arpeggio è decisamente una soluzione obbligata di arrangiamento, così come il sottofondo di organo con accordi prolungati: poca ritmica per questo pezzo ma tanta poesia.
voto: 7,5