Scienza & Fantascienza
a cura di: KojiLa fantascienza ha da sempre influenzato la scienza ufficiale. Di solito non si ha idea di quanto le visioni di alcuni autori ignari delle leggi di natura abbiano potuto influenzare gli studi di intere generazioni di scienziati e quindi facilitato (con l'immaginazione!) il progresso. Il rapporto fantascienza/scienza è stato vivissimo fino agli anni '50 del secolo scorso mentre successivamente è andato tendenzialmente scemando a causa della difficoltà di immaginare (nella fantascienza) nuove stimolanti frontiere per i bambini (o futuri uomini di scienza). Per farvi capire meglio quale rapporto ci sia stato tra l'animazione giapponese e gli scienziati di quel paese (non a caso leader mondiale nel campo della robotica) vi porto una testimonianza diretta: qualche tempo fa ebbi la fortuna di assistere ad un documentario/intervista sui creatori di "Aibo", il cane robot che a tutt'ora è ciò che si avvicina maggiormente all'idea del "robot giapponese" dei cartoni animati. Una delle risposte più frequenti dei componenti dello staff (tutti attempati signori) alla domanda "da dove viene l'idea di Aibo?" era "da piccolo guardavo Tetsuwan Atom e divenni scienziato proprio per costruirlo con le mie mani". Stupefacente ma prevedibile. Non è sempre vero che per fare delle scoperte eccezionali ci vogliano delle menti superiori; è vero che bisogna essere dotati di materia grigia ma spesso basta passione e dedizione al sogno di una vita, un sogno che i loro eroi hanno contribuito a far nascere in tanti scienziati di tutto il mondo (non solo giapponesi).
Quando Osamu Tezuka pensò di dedicare la sua vita all'arte dell'animazione doveva aver già visto "Metropolis" di Fritz Lang e soprattutto il "Pinocchio" di Walt Disney. Quest'ultimo gli giovò molto quando gli venne in testa, nel 1951, di dar vita ad un bambino particolare non fatto di carne ma di lucidissimo acciaio...
L'idea del "robot" è molto antica ma negli anni '50, in piena "corsa al progresso", Tetsuwan Atom si può considerare come il figlio dell'intero Giappone: in un paese shintoista anche un robot può avere un'anima! Per comprendere il modo di concepire i robot in Giappone la componente animista della filosofia shinto è importantissima: se per un giapponese anche un sasso ha un "kami", volete che non lo abbia un uomo di metallo? Ancora, l'assenza di una religione negli scienziati ha fatto sì che non sentissero addosso il limite (per me sacro) tra l'uomo e il divino: cosa può creare l'uomo per non varcare i confini di Dio?
Tecnologia e animismo, queste le chiavi per comprendere Tetsuwan Atom e tutto quello che verrà dopo di lui.
Pur essendo semplicemente dei racconti di fantasia, i cartoni futuristici hanno generato in passato polemiche a causa di "presunte" implicazioni di natura etico/religiosa. Queste complicanze teoriche sono state frutto della visione all'occidentale di questi cartoni. Per esempio, nei manga e negli anime si sorvola sempre sulla natura e sulla sua provenienza dell'anima in una determinata creazione; ciò avviene perché per gli orientali questi sono aspetti scontati e di poco conto (sempre per il suddetto animismo). Un aspetto che invece è maggiormente trattato in queste storie è il rapporto tra la carne d'acciaio ed i sentimenti umani, sulla possibilità di questi androidi di provare sentimenti e quindi di sentirsi uomini come gli altri con cui interagiscono.
Diciamo, per sintetizzare, che gli autori di fantascienza nipponici (sia essi mangaka o scrittori) si occupano più di "cyber-etica" che di "cibernetica" (passatemi il gioco di parole:). E' chiaro che siamo lontani dall'idea occidentale di Pinocchio (la cui anima è dovuta ad un ceppo di legno fatato), oppure del Mostro di Frankenstein (che necessita di un fulmine, elemento atavico e sovraumano, per prender vita) o anche del Golem (che vive grazie agli strani intrallazzi alchemico/cabalistici di due Rabbini). Certo, se si pensa alla genesi dell'Uomo e della Donna per come l'abbiamo appresa dalla Bibbia l'idea che una creatura d'acciaio possa avere un'anima ipso iure sarebbe da considerare folle ma non dimentichiamoci che i giapponesi non sono europei (ma anche che noi non siamo giapponesi) e perciò è giusto trattare gli anime e i manga come il frutto di un'altra cultura altrimenti ne traviseremo i contenuti.
Ultimo aspetto topico per capire i motivi della diffusione (soprattutto) dei robot nell'immaginario nipponico è la loro diversità dal genere umano. Ioci causa potremmo dire che si tratta di un modo per sublimare il pregiudizio che i "malefici musi gialli" subivano nei paesi occidentali ma in realtà fu un modo indiretto di insegnare ai loro bimbi il fondamentale ideale dell'uguaglianza tra le varie razze (per chi non lo sapesse la società giapponese del XXI secolo era fortemente percorsa da spinte razziste). A questo presupposto si deve aggiungere la componente "supereroistica" che questi personaggi "diversi" andavano ad assumere: alzi la mano chi non abbia mai sognato di diventare un cyborg nella sua infanzia (io avevo una predilizione per Joe il Condor!).
