Cyborg 009: il manga

a cura di: Koji

Nel 1963 comincia l'avventura dei nove Cyborg all'interno della famosa rivista Shonen Sunday e si concluderà prematuramente nel 1998 sulle pagine di Big Comic.

Attualmente questa corposa opera è in corso di pubblicazione in Italia da parte dell'editore J-Pop, che la editerà (con inizio a Settembre 2009) in 27 volumi, ricompresi in 9 box cartonati da 3 albi ciascuno (uno per ogni membro del team) al prezzo iniziale di euro 7,50 a volume (euro 22,50 a box). Ovviamente gli albi sono acquistabili anche separatamente.

Noi preferiamo recensire un manga dopo averlo letto per intero (o comunque una buona parte), per cui, in attesa di avere spunti critici da proporvi, vi rimando ad un ottimo scritto da Minami contenuto sul Cyborg 009 Laus Website. Vi consiglio di leggere tutto il sito con attenzione perché è davvero bello e contiene tantissime informazioni.

Vi anticipo che chi non è avezzo alla lettura di manga così datati potrebbe trovare questo fumetto piuttosto semplice e non intraprenderne mai la lettura, però (fermo restando che un fumetto non si giudica mai dai disegni ma dai testi) già dalla lettura delle prime avventure del gruppo, bisogna riconoscere che l'arte del Sensei Ishinomori è quanto meno sorprendente per tematiche e innovazione stilistica.

Come spesso ripetuto in questo articolo il tratto richiama a grandi linee quello di Tezuka ma, a mio giudizio, è più morbido dello stile del manga-sama. Le pagine scorrono via veloci, i dialoghi sono sintetici e molto spazio è lasciato all'azione, con scarsissimo utilizzo delle linee cinetiche, tanto che si potrebbe definire "azione statica".

Una peculiarità che ho notato nelle tavole di questo manga (almeno per quello che ho avuto il piacere di leggere) è l'assoluta assenza di un rigore logico nella divisione delle vignette. Troverete un'infinità di soluzioni favorite anche dalle strane capacità dei protagonisti che, chiaramente, possono muoversi spesso in tutte le direzioni. Sono consapevole, per averlo letto da varie parti, che con gli anni il tratto assume più corposità e l'utilizzo del retino e dei fondali migliorino sicuramente l'impatto visivo delle tavole ma credo che non ci sia nulla di più efficace di un soggetto che esprime un movimento in semplicità; questo era il carattere distintivo di quell'età dei mangaka ma stiamo comunque parlando di concezioni primordiali di fumetto.

In 35 anni di produzione saranno stati trattati centinaia di temi e credo che trovare qualcosa che non abbia avuto a che fare con "quei nove" sia improbabile (Shotaro avrà sviscerato ogni tipo di mitologia o immaginato qualsiasi innesto cibernetico od organizzazione criminale). Sono convinto che il motivo fondamentale per cui Ishimori abbandonò per svariati anni i Cyborg sia che fosse quasi impossibile trovare qualche nuovo filone narrativo da sfruttare. I personaggi inizialmente sono fortemente caratterizzati (anche se la loro fisionomia non ha subito grossi cambiamenti negli anni) e le situazioni comiche sono onnipresenti a cozzare spesso con altre troppo cupe per essere anche reali (ma è un discorso che odio ripetere sempre). Il concetto di "sdrammatizzazione" non era proprio delle espressioni artistiche ufficiali del Giappone preguerra ma lo diventò successivamente sia per influenza dei paesi occidentali sia per non far pesare al popolo una situazione reale il più delle volte drammatica.

La storia, almeno inizialmente, si presenta molto simile a quella narrata nelle prime versioni animate (per cui vi rimando al paragrafo le serie animate per una descrizione più dettagliata). Non sarà facile vedere questo manga in Italia perché il volume della produzione e la non omogeneità delle storie ne rende difficile la fruizione da parte dei meno avvezzi ai manga "antichi" e di conseguenza viene inserito nella lista dei "manga antieconomici".

Il nostro mitico Dott. Inferno pensa che questo sia un prodotto per pochi eletti che sanno guardare oltre le forme, oltre l'apparenza e cogliere l'essenza di un fumetto che per molti versi è un'opera di denuncia politico-sociale.