Cyborg 009: il manga

a cura di: Koji

Nel 1963 comincia l'avventura dei nove Cyborg all'interno della famosa rivista Shonen Sunday e si concluderà prematuramente nel 1998sulle pagine di Big Comic. Contare il numero delle storie presenti in ben 35 anni di lavoro (anche se non continuo) sarebbe impossibile per me che non possiedo nemmeno un volume di questo manga ma non è difficile immaginare che la produzione cartacea sia imponente. Nel tempo, specialmente prima del ritorno in rivista dei Cyborg, si sono succedute diverse ristampe delle vecchie avventure in edizione tankobon (wideban, tascabile etc etc). La versione migliore comunque è quella wideban in, al momento, 23 volumi (le altre sono meno interessanti in quanto meno complete). Siccome non mi sembra giusto rubare il lavoro degli altri vi rimando sull'argomento ad un ottimo scritto da Minami e contenuto sul Cyborg 009 Laus Website. Vi consiglio di leggere tutto il sito con attenzione perché è davvero bello e contiene tantissime informazioni e contenuti scaricabili (persino la traduzione artigianale di tantissime pagine del manga originale inedito in Italia).

Chi non è avezzo alla lettura di manga così datati potrebbe trovare questo fumetto piuttosto semplice e non intraprenderne mai la lettura. Però (fermo restando che un prodotto non si giudica mai dai disegni ma dai testi) dalla lettura delle prime avventure del gruppo io mi ritengo abbastanza soddisfatto ed incuriosito a tal punto di meditare di acquistare la versione americana del manga in questione. Come spesso ripetuto in questo articolo il tratto richiama a grandi linee quello di Tezuka ma, a mio giudizio, è più morbido dello stile del manga-sama. Le pagine scorrono via veloci, i dialoghi sono sintetici e molto spazio è lasciato all'azione (con scarsissimo utilizzo delle linee cinetiche tanto che si potrebbe definire "azione statica").

Una peculiarità che ho notato nelle tavole di questo manga (almeno per quello che ho avuto il piacere di leggere) è l'assoluta assenza di un rigore logico nella divisione delle vignette. Troverete un'infinità di soluzioni favorite anche dalle strane capacità dei protagonisti che, chiaramente, possono muoversi spesso in tutte le direzioni. Sono consapevole, per averlo letto da varie parti, che con gli anni il tratto assume più corposità e l'utilizzo del retino e dei fondali migliorino sicuramente l'impatto visivo  delle tavole ma credo che non ci sia nulla di più efficace di un soggetto che esprime un movimento in semplicità; questo era il carattere distintivo di quell'età dei mangaka ma stiamo comunque parlando di concezioni primordiali di fumetto.

In 35 anni di produzione saranno stati trattati centinaia di temi e credo che trovare qualcosa che non abbia avuto a che fare con "quei nove" sia improbabile (Shotaro avrà sviscerato ogni tipo di mitologia o immaginato qualsiasi innesto cibernetico od organizzazione criminale). Sono convinto che il motivo fondamentale per cui Ishimori abbandonò per svariati anni i Cyborg sia che fosse quasi impossibile trovare qualche nuovo filone narrativo da sfruttare. I personaggi inizialmente sono fortemente caratterizzati (anche se la loro fisionomia non ha subito grossi cambiamenti negli anni) e le situazioni comiche sono onnipresenti a cozzare spesso con altre troppo cupe per essere anche reali (ma è un discorso che odio ripetere sempre). Il concetto di "sdrammatizzazione" non era proprio delle espressioni artistiche ufficiali del Giappone preguerra ma lo diventò successivamente sia per influenza dei paesi occidentali sia per non far pesare al popolo una situazione reale il più delle volte drammatica.

La storia, almeno inizialmente, si presenta molto simile a quella narrata nelle prime versioni animate (per cui vi rimando al paragrafo le serie animate per una descrizione più dettagliata). Non sarà facile vedere questo manga in Italia perché il volume della produzione e la non omogeneità delle storie ne rende difficile la fruizione da parte dei meno avvezzi ai manga "antichi" e di conseguenza viene inserito nella lista dei "manga antieconomici".

Il nostro mitico Dott. Inferno pensa che questo sia un prodotto per pochi eletti che sanno guardare oltre le forme, oltre l'apparenza e cogliere l'essenza di un fumetto che per molti versi è un'opera di denuncia politico-sociale. Però è anche vero che anni fa si riteneva impossibile la pubblicazione dei manga di Tezuka (che in quanto a vetustà sono inarrivabili) per cui si spera in un progetto editoriale serio (sicuramente per fumetteria) per diffondere il verbo di un grande autore oggi praticamente dimenticato dai nippo-fan (insieme all'altrettanto grande Mitsuteru Yokohama). A proposito si è pensato di fare una petizione on-line per chiedere la stampa di questo manga!
Votatela anche voi ok?