Cyborg 009: il giappone tra passato e futuro
a cura di: KojiQuando terminò il periodo Edo della storia giapponese (caratterizzato da un forte isolazionismo), il paese del Sol Levante si trovava ancora in pieno medioevo mentre il resto del mondo occidentale era oramai quasi completamente industrializzato (siamo a metà del 1800). Questo fortissimo gap tecnologico venne colmato in (relativamente) breve tempo tanto che, nei primi decenni del 1900, il Giappone era quasi alla pari con il resto del mondo. Questo "miracolo" potè avvenire tramite l'utilizzo di un metodo evolutivo abbastanza semplice ma efficace (che però tutt'ora costa ai nipponici un forte pregiudizio): l'emulazione (eufemismo per il più usato "copia"). Per capire come funzionava un determinato macchinario lo smontavano e lo riproducevano, riuscendo così a comprendere le strane macchine a vapore o a carbone che caratterizzavano quell'età di forte innovazione tecnologica. Questa tecnica era dovuta alla necessità di raggiungere il "progresso" ma, anche a causa dalla propaganda nazionalistica, ebbe l'effetto di creare una mentalità progressista nel paese (che fa tutt'ora coppia con il tradizionalismo). Nel momento in cui le acute menti dei giapponesi incontrarono le macchine nacque un sodalizio quasi simbiotico e che, con l'evoluzione dei costumi, oggigiorno li identifica con tutto ciò che è hi-tech.
Ma in una società del genere, come si immagina il futuro? Il punto di partenza della nostra ricerca, come è logico, è l'eco delle due bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki dagli americani in quell'amaro epilogo del WWII. Per ironia della sorte quello fu un punto di partenza necessario per pensare al futuro: da un lato perché persino loro non avevano più voglia di guardare al passato, dall'altro perché oramai si percepiva come abbattutto lo spesso muro tra quello che era ritenuto possibile e ciò che era considerato l'impossibile.
Se era possibile uccidere milioni di persone e con due sole bombe si poteva spostare in avanti il segnalibro dell'ipotetico persino fino a concepire come imminente la creazione di un uomo meccanico. Però, per non sembrare così privi di attinenza verso la realtà, fu importante per autori classici di fantascienza (non solo nipponici, è ovvio) attualizzare il futuro, ovvero ambientare in una data successiva (incertus an, incertus quando) le loro storie: possedere macchine volanti, costruire città nel cielo o negli abissi marini, possedere armi laser, viaggiare per tempo e spazio, trasformare uomini in robot o addirittura integrare l'uomo con parti meccaniche per sconfiggere la morte (vecchia nemica dell'essere biologico) sarebbe stato possibile e ciò avrebbe schiuso le porte del futuro...bastava dire "la nostra storia comincia nel 2XXX...
Per far ciò bisognava immaginare il futuro in toto, ovvero immaginando non solo una singola macchina ma il tutto: dall'architettura, ai comportamenti, alle strutture istituzionali e così questi mondi immaginari finirono per illuminare le menti di tanti attenti ragazzini che poi cercarono successivamente di realizzare tutto ciò quando il progresso lo permise (questo argomento sarà oggetto di breve trattazione nel paragrafo scienza&fantascienza). Sarebbe stato meraviglioso se il fantomatico nuovo millennio non fosse giunto così presto lasciandoci solo le incertezze di un progresso troppo veloce e le scorie di un passato poco accorto: oramai la plutocrazia massmediologica dilaga e credo che avesse vaticinato bene uno di quei primi visionari del vecchio millennio, quello che di nome faceva George Orwell e che adesso la gente scambia per l'inventore di un format tv tanto dannoso quanto famoso.
Nell'individuazione del quando c'era da aspettarsi che non ci sarebbe stato accordo tra gli autori giapponesi più famosi: nessuno sembra concordare sulla data "in cui tutto sarà realtà". Osamu Tezuka, molto realisticamente, concesse 100 anni di tempo all'uomo per creare un cyborg (a partire dal 1953); Shotaro Ishimori attualizzava il futuro permettendo già nel 1963 all'uomo di creare tali ibridi (collocando quindi la sua storia in un limbo di impossibilità); impostazione diversa e più plausibile quella di Reiji Matsumoto che allarga gli orizzonti all'anno 2977 e che effettivamente non sbagliò di molto collocando la data della costruzione di enormi astronavi nel 1999. Gli esempi potrebbero continuare ma mi fermo perché mi servivano solo per dimostrarvi che ognuno di noi pensa (e deve pensare!) il futuro come meglio (e quando meglio) gli aggrada.
Credo che immaginare un futuro sia un compito arduo oggigiorno, sia perché stiamo lentamente perdendo lo spirito d'inventiva (sospinti come siamo all'appiattimento cerebrale) e sia, francamente, perché sull'argomento è stato detto di tutto.
